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Starikov: “Pokrovsk è decisiva, se cade può crollare il fronte est”

(afp)

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L’intervista all’analista militare: “Il distretto fortificato con la città satellite Myrnograd è l’obiettivo principale russo per squarciare la difesa”
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Per Oleg Starikov, ex colonnello Sbu e analista militare, a Pokrovsk ci sono tremila soldati ucraini che non possono ritirarsi: “Ne sopravviverebbe uno su dieci”.

Lo sbarco dall’elicottero è stato un successo o no? A cosa mirava?

«La controffensiva è in corso a Dobropillia, non lì. I due elicotteri che hanno sbarcato uomini a Pokrovsk sono un’operazione di intelligence; parà con compiti speciali che non conosciamo. Non li usano come assaltatori, servono a esfiltrare qualcuno o catturare prigionieri importanti, magari un generale russo, o compiono atti di sabotaggio per poi ritirarsi. Prima o poi lo scopriremo, e sapremo se il tentativo è riuscito o no. Ma il fatto che il generale Syrsky sia lì vicino e comandi direttamente le operazioni mostra quanto sia grave la situazione».

È decisivo tenere Pokrovsk?

«Il distretto fortificato con la città satellite Myrnograd è l’obiettivo principale russo per squarciare la difesa e dividere in due il fronte orientale. Poi ci sono direzioni secondar…

Per Oleg Starikov, ex colonnello Sbu e analista militare, a Pokrovsk ci sono tremila soldati ucraini che non possono ritirarsi: “Ne sopravviverebbe uno su dieci”.

Lo sbarco dall’elicottero è stato un successo o no? A cosa mirava?

«La controffensiva è in corso a Dobropillia, non lì. I due elicotteri che hanno sbarcato uomini a Pokrovsk sono un’operazione di intelligence; parà con compiti speciali che non conosciamo. Non li usano come assaltatori, servono a esfiltrare qualcuno o catturare prigionieri importanti, magari un generale russo, o compiono atti di sabotaggio per poi ritirarsi. Prima o poi lo scopriremo, e sapremo se il tentativo è riuscito o no. Ma il fatto che il generale Syrsky sia lì vicino e comandi direttamente le operazioni mostra quanto sia grave la situazione».

È decisivo tenere Pokrovsk?

«Il distretto fortificato con la città satellite Myrnograd è l’obiettivo principale russo per squarciare la difesa e dividere in due il fronte orientale. Poi ci sono direzioni secondarie come Liman, Kupiansk e il settore sud di Zaporizhzhya. Pokrovsk è la porta più comoda per conquistare l’oblast di Donetsk. Lo scacchiere difensivo è lungo la linea Pokrovsk–Druzhkivka–Slovyansk–Kramatorsk. Se cade, l’Ucraina perde il più grande distretto fortificato: può portare alla caduta di tutta la difesa strategica. Con le sue miniere, il carbone e la logistica Pokrovsk ha grande rilevanza economica; e insieme a Pavlograd e Izium è l’hub per rifornire le forze armate a sud e a nord. È tutto lì: ha importanza politica, economica, militare e logistica assoluta».

Oleg Starikov 

Da colonnello come valuta la situazione operativa attuale?

«I russi sono riusciti a trovare un modo per superare le killzone. Fino al 2024 era una guerra di posizioni, ma i droni hanno rivoluzionato tutto e l’Ucraina ha costruito le killzone: nelle altre guerre il nemico era visibile, con le trincee a mezzo chilometro; qui ci sono 15–20 km e tutti i corazzati venivano distrutti. Gerasimov e il suo Stato maggiore hanno introdotto l’infiltrazione. Da Alessandro Magno al 2022 la tattica era concentrazione, colpo, rottura della difesa, sfondamento, uscita e accerchiamento del nemico. Ora, nel 2025, è dispersione, movimento lento, 2 o 4 combattenti che si infilano nel profondo della retrovia, accumulo e, al comando, accerchiamento dei nodi».

In quale fase siamo a Pokrovsk?

«Il nemico è infiltrato, ha circondato dal fianco occidentale e orientale, e con Dobropilla al centro. Gruppi di ricognizione con stormi di droni hanno individuato i nostri operatori di droni e messo sotto controllo di fuoco tutta la logistica, poi hanno iniziato a combattere nel centro di Pokrovsk».

Quanti sono i russi in città?

«Non lo sappiamo, ma non sono 200 né 300: sono molti di più».

La città è circondata?

«Hanno preso sotto controllo rigoroso tutta la logistica da nord. Hanno creato una tasca, ma non l’hanno chiusa: parlare di “accerchiamento” è sbagliato ma è un mezzo avvolgimento e con i droni che intercettano le vie di ritirata e approvvigionamento tecnico. Il nostro comando non è riuscito a contrastare la crisi tattica che ha cominciato a trasformarsi in operativo-tattica».

Pokrovsk sta cadendo?

«Syrsky ha convocato lì sul posto il quartier generale. Budanov ha inviato uomini del Gur a nord di Pokrovsk una settimana fa, e il comando ha deciso di lanciare una controffensiva per revocare l’assedio. Avevano lanciato azioni per sbloccare la morsa del nemico tagliandola a Dobropillia; ora si combatte a Rodynske, obiettivo chiave per tutti. Se non ci sarà lo sblocco, la crisi si aggraverà».

Quanti soldati ucraini si trovano nella sacca di Pokrovsk?

«Gerasimov ha nominato sei battaglioni, dagli organici dovrebbero esserci 30mila persone ma... diciamo due o tremila soldati. Direi tremila, sì. Il comando cerca di evacuarli perché il cerchio si chiude e in prima linea manca tutto: la logistica non funziona, non ci sono munizioni, non c’è nulla. Si ostacolano a vicenda, letteralmente si intralciano, devono essere ridislocati. E le perdite aumentano».

È possibile un ritiro ordinato?

«No. Il collo di bottiglia è completamente sotto tiro. Uno su dieci, diciamo: se dieci tentano, ne sopravvive uno».

Lei darebbe l’ordine di ritirarsi?

«Secondo le convenzioni di Ginevra e dell’Aia, la decisione la prende il comandante che guida la battaglia. Oggi la convenienza politica è non ritirarsi e fare di Pokrovsk una fortezza di Brest, mostrare la forza delle armi e l’indomito spirito ucraino e tutto il resto secondo il solito schema degli ucraini contro gli “orchi”... Ma c’è anche la necessità di preservare l’esercito dopo la battaglia. O moriamo tutti combattendo… per cosa, esattamente? Oppure il comando prende una decisione coerente per salvare il nucleo che potrà ritirarsi. Noi possiamo parlare, i comandanti devono decidere».

A Kostjantynivka e Druzhkivka c’è rischio di sfondamento?

«Kostjantynivka è direzione secondaria: singole unità nemiche sono entrate da est, si sono trincerate e avanzano lentamente nell’abitato senza incontrare una resistenza accanita. A Druzhkivka non si combatte al momento; ma se il nemico riuscirà a creare la testa di ponte a Pokrovsk, la minaccia si sposterà lì, a Sloviansk e Kramatorsk. E se avanzeranno anche da nord, questi tre capisaldi difensivi verranno presi da tre lati e sul lato destro del fiume Oskil, senza barriere d’acqua. La strategia generale sarà di consolidare lì e poi punteranno su Kharkiv, per creare una zona cuscinetto».

Dietro Pokrovsk esiste una linea di difesa fortificata e attrezzata?

«Le Forze armate ucraine usano le città come aree fortificate fin dal 2022. Si decise di distruggere il nemico nei combattimenti urbani, ma nel 2025 la strategia è cambiata: non conta quanti nemici distruggi, conta quanto velocemente riescono a ricostituirsi e loro lo fanno in fretta. Oltre Pokrovsk comincia la steppa dove non puoi nasconderti né creare kill zone. Le fortificazioni le hanno scavate, con trincee e linee di difesa; ma se arrivano bombe da 500, 1.500 o 3.000 kg, in tre secondi tutto viene spazzato via. Se Pokrovsk dovesse cadere diventerebbe una crisi operativa e... traetene voi le conclusioni».

Per questo mantenere il controllo lì è decisivo?

«A livello tattico non sarebbe una catastrofe: una città persa non decide la guerra. Ma si rifletterebbe sui futuri negoziati. Seduto in uniforme davanti a Gerasimov e ai comandanti che guidano le operazioni a Pokrovsk e Kupyansk, Putin disse che voleva ascoltare come intendessero impedire agli ucraini di fermare le loro truppe. La parte successiva fu a porte chiuse: immaginate cosa succederà se non ci riusciranno. Per questo ora nella zona di Radynske si combatte corpo a corpo. Lì è come a Stalingrado nella Seconda guerra mondiale: se Radynske cade...».

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