Perché Trump accusa il Venezuela di essere un narco-Stato
di Enrico FranceschiniLONDRA – Donald Trump accusa il Venezuela di essere un “narco-Stato”: per questo giustifica l’offensiva militare americana e la necessità di rovesciare il regime totalitario di Nicolas Maduro, costringendo il presidente alla fuga. Altri osservatori distinguono: intervistato da Repubblica, Moíses Naim, che fu ministro dell’Industria nel governo venezuelano del presidente Carlos Andres Perez nel 1989, uno degli ultimi considerati democratici dalla comunità internazionale, ha dichiarato che Maduro è “certamente un dittatore della peggior specie, che ha rubato le elezioni, represso brutalmente l’opposizione e ridotto il Paese alla fame”, ma non necessariamente il Venezuela è uno stato sotto il totale controllo dei narcotrafficanti. Ecco una scheda su cos’è un narco-Stato, quali Paesi hanno ricevuto tale etichetta e se riflette la situazione del Venezuela.
Che cos’è
Per narco-Stato si intende comunemente un Paese in cui tutte le istituzioni legittime sono penetrate dal potere e dal denar…
LONDRA – Donald Trump accusa il Venezuela di essere un “narco-Stato”: per questo giustifica l’offensiva militare americana e la necessità di rovesciare il regime totalitario di Nicolas Maduro, costringendo il presidente alla fuga. Altri osservatori distinguono: intervistato da Repubblica, Moíses Naim, che fu ministro dell’Industria nel governo venezuelano del presidente Carlos Andres Perez nel 1989, uno degli ultimi considerati democratici dalla comunità internazionale, ha dichiarato che Maduro è “certamente un dittatore della peggior specie, che ha rubato le elezioni, represso brutalmente l’opposizione e ridotto il Paese alla fame”, ma non necessariamente il Venezuela è uno stato sotto il totale controllo dei narcotrafficanti. Ecco una scheda su cos’è un narco-Stato, quali Paesi hanno ricevuto tale etichetta e se riflette la situazione del Venezuela.
Che cos’è
Per narco-Stato si intende comunemente un Paese in cui tutte le istituzioni legittime sono penetrate dal potere e dal denaro del commercio illegale di droga attraverso la forza, la corruzione o ricatti politici. Gli esperti suddividono la definizione di narco-Stato in cinque livelli: incipiente, in via di sviluppo, grave, critico e avanzato. C’è inoltre spesso un parallelo tra la definizione di narco-Stato e quella di “failed state” (Stato fallito): entrambi sono segnati da un alto livello di corruzione, violenza e omicidi.
A quali Paesi si applica la definizione
Tra i Paesi a cui in passato è stata applicata in maniera parziale o totale la definizione di narco-Stato figurano l’Afghanistan, dove il traffico di oppio ha finanziato l’insurrezione e le attività militari dei Talebani; la Bolivia, dove il colpo di Stato militare del 1980 fu aiutato dai cartelli della droga, quando era il secondo maggior produttore di cocaina al mondo; la Colombia, dove Pablo Escobar, leader del cartello di Medellin, entrò perfino in politica candidato a un seggio della camera dei deputati e fece assassinare il ministro della Giustizia che si opponeva alle sue ambizioni di potere; il Messico, dove i narcos hanno influenzato, manipolato e controllato numerose politici; e Panama, il cui dittatore Manuel Noriega aveva stretto un’alleanza con vari narcos sudamericani, finché, dopo essere stato incriminato per traffico di droga da un procuratore della Florida, nel 1989 gli Stati Uniti invasero il Paese del canale, lo catturarono e lo processarono negli Usa. L’ex-dittatore è morto nel 2017 in carcere a Panama, dove era stato estradato dopo anni di prigionia in America e in Francia.
Il caso del Venezuela
Da almeno un decennio, ovvero dal tramonto della democrazia a Caracas, sostituita da un regime sempre più autoritario, anche il Venezuela viene accusato da più parti di essere un narco-Stato a causa delle relazioni fra alcuni dei suoi più alti rappresentanti ufficiali e varie organizzazioni criminali latinoamericane coinvolte nel traffico di droga. Spiccano fra gli altri i casi dell’ex-vicepresidente venezuelano Tareck el Aissami, accusato di avere rapporti con i cartelli della droga messicani, e quelli dei nipoti e dei figli dell’attuale presidente Maduro, accusati di collusione con il narcotraffico. Due nipoti di Maduro, e la moglie di uno di loro, furono arrestati nel 2015 dalla Drug Enforcement Administration (Dea, l’agenzia federale americana di lotta alla droga), a Port-au-Prince, sull’isola di Haiti, mentre cercavano di trasportare 800 chilogrammi di cocaina negli Stati Uniti in quello che è stato chiamato “l’affare Narcosobrinos” (lo scandalo dei “nipoti narcos”): il denaro che avrebbe ricavato doveva servire, come emerse al processo, “per aiutare la loro famiglia a stare al potere”. Vennero condannati a 18 anni di carcere e in seguito rilasciati in Venezuela in uno scambio di prigionieri con dirigenti di società petrolifere arrestati dalle autorità di Caracas.
Nel marzo 2020, ultimo anno della prima amministrazione Trump, il procuratore generale americano William Barr designò il Venezuela sotto il regime di Nicolas Maduro come un Paese sotto il controllo di criminalità e corruzione endemica, annunciando un’incriminazione contro il presidente venezuelano e altri alti funzionari con l’accusa di “narco-terrorismo”. In particolare, Maduro era accusato di una cospirazione insieme alle Farc, il gruppo guerrigliero colombiano di ispirazione marxista, per esportare cocaina negli Stati Uniti non solo allo scopo di realizzare profitti ma anche come “guerra alla salute del popolo americano”, al fine di destabilizzare il Paese.
Il dipartimento di Stato Usa ha emesso una ricompensa per la cattura di Maduro, dapprima di 15 milioni di dollari, poi portata a 25 milioni e il 7 agosto scorso aumentata a 50 milioni.
Maduro e la gang
Secondo vari rapporti, negli ultimi anni il Venezuela è diventato sempre di più un epicentro per lo smistamento della droga dall’America del Sud verso il Nord America. Nel 2024, uno studio della Rand Corporation ha accusato il Venezuela, sotto la mano di Maduro, di essere diventato un centro per il traffico illecito di narcotici e un santuario per organizzazioni terroristiche. Quest’ultima accusa viene collegata ai legami fra il governo di Caracas e gli Hezbollah libanesi, l’Iran e vari gruppi clandestini sudamericani. Una indagine analoga condotta dalla Human Rights Foundation afferma che Maduro è il capo de facto di Tren de Aragua, una notoria gang venezuelana, e che usa il narcotraffico per operazioni internazionali di repressione, rapimenti e assassinii politici. Nel marzo scorso Trump ha invocato l’Alien Enemies Act, una legge del diciottesimo secolo, per dichiarare Tren de Aragua un’organizzazione terroristica nella stessa categoria dell’Isis, il sedicente Stato islamico mediorientale, e di Boko Haram, l’organizzazione militante islamica nigeriana.
Le smentite
Nicolas Maduro smentisce tutte le accuse americane e non è l’unico a farlo. Oltre al supporto che riceve dalla Russia di Putin, dal regime degli ayatollah iraniani e da alcuni movimenti o partiti della sinistra europea, ci sono statistiche e indiscrezioni che metterebbero in dubbio almeno una parte delle imputazioni di “narco Stato” rivolte al suo Paese e al suo governo da Washington. Al Jazeera, la rete televisiva del Qatar, cita un rapporto della Dea del 2024 secondo cui l’84 per cento della cocaina sequestrata negli Stati Uniti proviene dalla Colombia e non parla del Venezuela. Sempre Al Jazeera cita un rapporto dello Un Office on Drugs and Crime, l’agenzia delle Nazioni Unite su droga e crimine, secondo cui nel 2023 la produzione globale di cocaina è cresciuta di un terzo rispetto all’anno precedente, arrivando a 3708 tonnellate, coltivata prevalentemente in Colombia, seguito da Perù e Bolivia, e che le principali rotte dei narcotrafficanti per esportarla negli Usa passano dal Messico e dai Caraibi, anche se pure il Venezuela viene usato come “corridoio di transito” da taluni narcos colombiani. Al Jazeera cita inoltre indiscrezioni dell’intelligence americana trapelate nell’aprile scorso secondo cui non ci sarebbero prove sufficienti di un coordinamento diretto fra Maduro o le alte sfere del suo governo e la gang Tren de Aragua, anche se il rapporto afferma che l’atmosfera permissiva del Venezuela consente a narcos e organizzazioni criminali di operare liberamente.
Le elezioni truffa
La deriva autoritaria del Venezuela si è ulteriormente aggravata con le elezioni presidenziali dello scorso anno, in cui Maduro ha rivendicato la vittoria e la conferma a un terzo mandato consecutivo, ma che per la maggioranza degli osservatori internazionali non sono stata libere e democratiche, bensì una truffa. A giudizio dei più, le elezioni sono state nettamente vinte dal candidato dell’opposizione, Edmundo Gonzales, che dopo il voto è fuggito in esilio in Spagna per le minacce che aveva ricevuto. Due anni prima Maduro aveva vietato a Maria Corina Machado, popolare leader dell’opposizione venezuelana, di partecipare al voto, una violazione dei diritti umani condannata dall’Organizzazione degli Stati Americani, dall’Unione Europea e da numerose organizzazioni umanitarie, tra cui Human Rights Watch. Quest’anno Maria Machado è stata insignita del premio Nobel per la pace “per il suo incessante sforzo per promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e una transizione pacifica dalla dittatura alla democrazia”. Nel 2024 aveva già ricevuto con motivazioni simili il Premio Vaclav Havel e il premio Sacharov. Ha dedicato il premio Nobel “al popolo del Venezuela che soffre” e “al presidente Trump per il suo sostegno alla nostra causa”.