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Venezuela, venti di guerra Usa: i marines simulano lo sbarco

Manovre di addestramento dei marines americani a Porto Rico in vista di un possibile intervento militare in Venezuela 

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Colpita un’altra barca di presunti narcos. E la Nigeria chiede a Trump un incontro per evitare l’intervento militare
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NEW YORK – Nel mirino di Trump adesso ci sono il Venezuela, con i marines che fanno le prove di sbarco a Porto Rico, e la Nigeria, che ieri si è affrettata a smentire di perseguitare i cristiani, per scongiurare il pericolo di diventare il prossimo obiettivo. Il che sta spingendo gli stessi membri del movimento Maga a chiedersi come mai il presidente eletto grazie allo slogan “America First” stia diventando così interventista in politica estera, oltre all’inevitabile coinvolgimento in Ucraina e Gaza.

Sabato il Pentagono ha bombardato un’altra imbarcazione dei narcos, mentre la portaerei Ford arriva ai Caraibi. Il Southern Command americano ha pubblicato un video in cui si vede la 22nd Marine Expeditionary Unit che si addestra a Porto Rico. Le manovre risalgono a settembre, a supporto «delle priorità del presidente degli Stati Uniti per contrastare il traffico illecito di droga e proteggere la patria». Nel frattempo, secondo la Reuters, il Pentagono sta riabilitando l’ex base navale Ro…

NEW YORK – Nel mirino di Trump adesso ci sono il Venezuela, con i marines che fanno le prove di sbarco a Porto Rico, e la Nigeria, che ieri si è affrettata a smentire di perseguitare i cristiani, per scongiurare il pericolo di diventare il prossimo obiettivo. Il che sta spingendo gli stessi membri del movimento Maga a chiedersi come mai il presidente eletto grazie allo slogan “America First” stia diventando così interventista in politica estera, oltre all’inevitabile coinvolgimento in Ucraina e Gaza.

Sabato il Pentagono ha bombardato un’altra imbarcazione dei narcos, mentre la portaerei Ford arriva ai Caraibi. Il Southern Command americano ha pubblicato un video in cui si vede la 22nd Marine Expeditionary Unit che si addestra a Porto Rico. Le manovre risalgono a settembre, a supporto «delle priorità del presidente degli Stati Uniti per contrastare il traffico illecito di droga e proteggere la patria». Nel frattempo, secondo la Reuters, il Pentagono sta riabilitando l’ex base navale Roosevelt Roads nell’isola, abbandonata ormai da vent’anni. Il dipartimento alla Giustizia ha poi informato il Congresso che l’amministrazione può continuare i raid contro i narcos perché non è vincolata dalla War Powers Resolution del 1973, che richiederebbe il via libera del Parlamento per proseguire operazioni militari ostili dopo il termine di 60 giorni dalla prima, che scadrebbe oggi.

Sul fronte nigeriano, il presidente Bola Tinubu ha fatto sapere che incontrerà presto Trump per discutere della situazione. Lui non nega le violenze in corso, ma sostiene che non prendono di mira solo o in particolare i cristiani. Il principale responsabile è il gruppo terroristico islamico Boko Haram, ma sono coinvolte anche gang criminali e dispute sulle terre da coltivare.

Ieri sera Trump ne ha parlato nell'intervista con il programma “60 Minutes “ della Cbs, evocando l’invio di truppe o raid aerei in Nigeria: "Potrebbe essere. Stanno uccidendo un numero record di cristiani in Nigeria... Stanno ammazzando i cristiani e lo fanno in gran numero. Non permetteremo che ciò accada".

La domanda diventa quindi perché il presidente America First stia sposando una linea così interventista. La risposta più ovvia è che quando uno entra alla Casa Bianca, capisce in fretta che non può ignorare la politica estera, perché determina gli interessi nazionali e ha un impatto anche su quella interna. Nel caso di Trump poi c’è sempre il sospetto che sia mosso dall’ambizione di ottenere il Nobel per la pace, o comunque lasciare un segno nella storia che si ottiene meglio fermando la guerra in Ucraina o portando la pace in Medio Oriente.

Nei casi di Venezuela e Nigeria, però, c’entra molto anche l’interesse elettorale domestico. In origine Trump aveva incaricato l’inviato Grenell di negoziare con Maduro, nella speranza di superare l’annosa crisi dei rapporti. Non ha funzionato e ha rovesciato la linea, probabilmente spinto dal segretario di Stato Rubio, molto attento al Sudamerica per le sue origini cubane.

Gli elettori ispanici sono divisi a seconda della provenienza, e non è detto che quanto interessa agli immigrati messicani sia condiviso anche dai cubani. Il presidente però deve essersi convinto che Maduro è inviso a tutti e quindi lo punta anche per ottenere consenso interno, tra gli ispanici e i bianchi che temono l’invasione delle gang latino americane.

Difendere i cristiani in Nigeria è invece popolare nella base Maga, oltre a contrastare il terrorismo islamico di Boko Haram e altri, che sta infiltrando l’Africa occidentale anche grazie all’Africa Corps, l’organizzazione russa che ha preso il posto della Wagner dopo la morte del fondatore Prigozhin. Diversi interessi convergenti, anche interni, che spingono Trump ad agire.

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