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Israele, in carcere l’avvocata dell’Idf che ha rivelato gli abusi. La destra l’attacca: “Traditrice”

Yifat Tomer-Yerushalmi

 

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Era scomparsa, poi è stata ritrovata: sparito il suo cellulare. Il palestinese vittima di violenze rimandato a Gaza senza rilasciare testimonianza
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GERUSALEMME – Sorvegliata speciale, con gli agenti davanti alla cella e le telecamere sempre accese: resterà in carcere almeno fino a giovedì Yifat Tomer-Yerushalmi, l’ex avvocata generale dell’esercito israeliano che nell’agosto 2024 fece arrivare alla tv Channel 12 un video che testimoniava gli abusi compiuti da soldati israeliani su un detenuto palestinese nel carcere di Sde Teiman. Dietro le sbarre è finito anche l’ex procuratore capo dell’esercito, il colonnello Matan Solomosh: entrambi sono accusati di intralcio alla giustizia, frode, abuso d’ufficio. Il caso sta scatenando una battaglia politica feroce in Israele, con la destra che accusa di tradimento i due militari, e la stampa che si interroga sullo stato di diritto e la capacità del Paese di indagare presunte violenze e crimini di guerra.

Domenica la storia ha preso una piega cupa quando l’avvocata è scomparsa per diverse ore e sono scattate frenetiche ricerche per ritrovarla, intorno alle 20. Non aveva con sé il telefono c…

GERUSALEMME – Sorvegliata speciale, con gli agenti davanti alla cella e le telecamere sempre accese: resterà in carcere almeno fino a giovedì Yifat Tomer-Yerushalmi, l’ex avvocata generale dell’esercito israeliano che nell’agosto 2024 fece arrivare alla tv Channel 12 un video che testimoniava gli abusi compiuti da soldati israeliani su un detenuto palestinese nel carcere di Sde Teiman. Dietro le sbarre è finito anche l’ex procuratore capo dell’esercito, il colonnello Matan Solomosh: entrambi sono accusati di intralcio alla giustizia, frode, abuso d’ufficio. Il caso sta scatenando una battaglia politica feroce in Israele, con la destra che accusa di tradimento i due militari, e la stampa che si interroga sullo stato di diritto e la capacità del Paese di indagare presunte violenze e crimini di guerra.

Domenica la storia ha preso una piega cupa quando l’avvocata è scomparsa per diverse ore e sono scattate frenetiche ricerche per ritrovarla, intorno alle 20. Non aveva con sé il telefono cellulare: secondo gli inquirenti, sarebbe finito in mare. Non è chiaro se volesse suicidarsi o fuggire, o come insinuano giornalisti vicini alla destra, se abbia inscenato un tentativo di suicidio per far sparire le prove nello smartphone.

Certo è che Yifat Tomer-Yerushalmi è stata leale alle forze armate per tre decenni. Cinquant’anni, tre figli, è stata la legale più alto in grado dell’Idf, fornendo le coordinate giuridiche sulla condotta della guerra e avrebbe dovuto difendere Tsahal in eventuali processi all’Aia. Il politologo esperto di diritto Yagil Levy, dice al Guardian che l’avvocata «durante la guerra ha dato carta bianca all’esercito a Gaza, ad esempio, sui danni collaterali dagli attacchi aerei».

Nel luglio 2024 la storia cambia, la polizia militare arresta nove sospettati degli abusi sul palestinese. Cinque vengono incriminati per percosse, uso di taser e accoltellamento, ma restano a piede libero, e ieri hanno tenuto una conferenza stampa a volto coperto lamentando di «aver ricevuto silenzi invece che grazie». I loro legali stanno cercando di usare lo scandalo del leak per sostenere che tutta l’indagine sia stata inquinata.

Il loro arresto un anno fa scatenò la furia di attivisti e politici di destra che organizzarono manifestazioni e proteste davanti alla base di Sde Teiman, c’erano anche il ministro del patrimonio Eliyahu, la deputata del Likud Nissin Vaturi. Un mese dopo, l’avvocata passò il video delle violenze ai media. Nella lettera di dimissioni, spiega di averlo fatto per proteggere il suo ufficio «da una campagna di delegittimazione illegale e falsa», solo «perché abbiamo vigilato sullo stato di diritto nelle Idf». Il giornale Haaretz scrive che l’avvocata avrebbe evitato di indagare su altri crimini di guerra per paure delle minacce. I referti medici del detenuto palestinese forniscono prove: «costole rotte, un polmone perforato e lesioni rettali». L’uomo è stato rispedito a Gaza il 13 ottobre, in uno scambio di prigionieri con Hamas, ma nessun investigatore ha raccolto la sua testimonianza.

Sde Teiman è una base militare nel Negev convertita in carcere durante la guerra. Inchieste di stampa hanno denunciato abusi e violenze in quello e in altri penitenziari, decine di palestinesi sono morti mentre erano agli arresti, rivela il Guardian, un solo soldato è stato condannato, nessuno è stato indagato per crimini commessi a Gaza.

Domenica il premier Netanyahu è intervenuto sulla vicenda, stigmatizzando la fuga di notizie che «ha causato un danno immenso all’immagine di Israele e dell’Idf, il più grave attacco alle pubbliche relazioni che lo Stato abbia mai subito dalla sua fondazione». Ieri un gruppo di manifestanti è andato sotto casa di Tomer-Yerushalmi: «Non avrai pace», gridavano. La destra l’accusa di tradimento, di infangare l’esercito. Ma le intenzioni dell’avvocata sembrano essere state tutt’altre. Il giornalista Ronen Bergman scrive che sei settimane fa avrebbe spiegato così le sue azioni: «Non capiscono che non avevamo scelta? Che l’unico modo per affrontare l’ondata di procedimenti legali internazionali è dimostrare che possiamo indagare su noi stessi?».

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