“Il Venezuela ha tre opzioni: resistere facendo appello a Cina e Russia. Negoziare per trovare un’uscita diplomatica o arrendersi”, Carlos A. Romero professore di scienze politiche presso l'Università Centrale del Venezuela (UCV), ex consulente del Ministero degli Esteri venezuelano negli anni 90, descrive ore caotiche dalla capitale venezuelana.
Come analista ma anche come cittadino, che aria tira a Caracas?
A Caracas in queste ore domina la confusione. La gente si chiede cosa sta per succedere: se ci sarà un intervento militare o un blocco economico o un ultimatum. E’ il tema che occupa ogni discussione in questo. La confusione si deve anche molto alla copertura mediatica perché da una parte c’è la retorica difensiva del presidente Maduro, dall’altra quella molto aggressiva del presidente Trump. A questo si aggiunge la posizione dell’opposizione venezuelana che per la maggior parte manifesta simpatia verso l’intervento degli Usa. Il risultato è incertezza, e una mancanza totale di…
“Il Venezuela ha tre opzioni: resistere facendo appello a Cina e Russia. Negoziare per trovare un’uscita diplomatica o arrendersi”, Carlos A. Romero professore di scienze politiche presso l'Università Centrale del Venezuela (UCV), ex consulente del Ministero degli Esteri venezuelano negli anni 90, descrive ore caotiche dalla capitale venezuelana.
Come analista ma anche come cittadino, che aria tira a Caracas?
A Caracas in queste ore domina la confusione. La gente si chiede cosa sta per succedere: se ci sarà un intervento militare o un blocco economico o un ultimatum. E’ il tema che occupa ogni discussione in questo. La confusione si deve anche molto alla copertura mediatica perché da una parte c’è la retorica difensiva del presidente Maduro, dall’altra quella molto aggressiva del presidente Trump. A questo si aggiunge la posizione dell’opposizione venezuelana che per la maggior parte manifesta simpatia verso l’intervento degli Usa. Il risultato è incertezza, e una mancanza totale di consenso riguardo a cosa fare.
Gli Usa hanno lanciato 16 attacchi contro imbarcazioni, 61 persone sono morte. Si è trattato di azioni legali?
Ovviamente non sono attacchi legali e arrivano in violazione dl diritto internazionale. Pero il tema della presunta cattura ed eliminazione delle imbarcazioni dei narcotrafficanti non è il tema principale. Le azioni del governo Trump vanno in una sola direzione: quella di ottenere un cambio di regime nel governo del Venezuela. Questo el tema principali.
Eppure non c’è una comunità internazionale che si è schierata a difesa del Venezuela, anche di fronte alle aggressioni che molti definiscono “arbitrarie”. Il Paese appare isolato.
Ci sono due aspetti. Da una parte c’è la posizione estrema di minaccia di invasione, portata avanti da vari funzionari del governo Usa con dichiarazioni pubbliche e alla stampa che sono andate addirittura oltre allo stesso Trump. Appare che ci sia una mancanza di consenso negli Stati Uniti su come intervenire. Dall’altra c’è il tema del pretesto: è chiaro che le barche dei narcos non sono la ragione reale. Assistiamo a un dispiegamento di forze e mezzi che renderebbe possibile uno sbarco via terra, e questo non si giustifica con la lotta alla droga. Senza contare che il volume del traffico di droga da Paesi vicini come Ecuador e Colombia è molto maggiore: tutto questo fa pensare che il pretesto è un’esagerazione.
Però il regime è isolato. Il premio Nobel è stato dato appunto significativamente alla leader dell’opposizione Maria Corina Machado. Che carte ha il regime per sopravvivere?
Ci sono tre ipotesi: la prima è resistere facendo affidamento agli alleati di Russia e Cina per esercitare un deterrente sulla invasione. La seconda è rispondere all’ultimatum di Trump e cercare il negoziato. E in ultima istanza arrendersi: o perché i negoziati diplomatici sono senza via di uscita o perché l’azione militare degli Usa e dei suoi alleati si converte in un problema esistenziale per cui i membri del governo decidano di dimettersi e permettere una transizione.
Cosa consiglierebbe al governo…
Di negoziare. Perché se è certo che c’è molta rabbia da parte della opposizione e parte della popolazione del Venezuela. E se è anche certo che questo governo non possa vantare nessun successo nella sua gestione. Non possiamo permettere che il rancore ci porti ad applaudire un intervento militare straniero nel nostro Paese.
Le risulta che nel regime ci sia chi sta chiedendo a Maduro di fare un passo indietro?
Mi dicono che ci sono settori del governo che stanno chiedendo di intraprendere il negoziato per evitare mali maggiori. Però il governo è una scatola nera ed è difficile confermare se veramente ci sia questo desiderio. Fino ad ora la risposta è stata difensiva. Sarebbe necessario un gesto diafano, all’interno di un negoziato appoggiato dall’esterno dagli alleati del Venezuela. Però il contesto è peculiare perché c’è, come detto, una riduzione dell’appoggio internazionale al Venezuela in particolare dopo il mancato riconoscimento della vittoria del candidato presidenziale Gonzalez Urrutia nel 2024. Paesi tradizionalmente simpatizzanti con il Venezuela come il Brasile di Lula e la Colombia di Petro sono a favore di una soluzione negoziale tra gli Usa e Caracas ma allo stesso tempo ratificano che non sono d’accordo con la manipolazione che c’è stata dei risultati alle elezioni presidenziali.
Siamo di fronte a un cambio di paradigma nell’ambito delle relazioni interamericane?
C’è una politica molto chiara, molto dura, molto difficile, molto unilaterale e molto frontale da parte del presidente Trump in relazione all’America Latina: non tollerare governi che non siano democratici e che non siano alleati degli Stati Uniti, e evitare a ogni costo una maggiore presenza industriale della Cina. Di conseguenza, si è verificato un certo squilibrio nelle relazioni internazionali tra gli Stati Uniti e l’America Latina.Tutto questo è anche legato, diciamo, alla politica di contrasto al narcotraffico. Si mescola tutto e ha portato a diversi conflitti molto grandi, ma curiosamente — secondo la mia opinione personale — la maggior parte dei paesi dell’America Latina, di fronte alla situazione del Venezuela con Washington e al tema del narcotraffico, ha mantenuto un grande silenzio.