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Tutti in fila a New York per il nuovo sindaco: Mamdani già sogna grazie al voto anticipato

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Alle elezioni i tanti giovani alle urne in un early voting da record spingono il 34enne democratico di sinistra
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NEW YORK – È lunga la fila davanti alla High School of Art & Design, incrocio tra Seconda avenue e 56esima strada. Almeno mezz’ora in mezzo alla strada, prima di poter entrare nel seggio dove si tengono le votazioni anticipate per il sindaco di New York. Poi finalmente ti danno la scheda da compilare a penna, per infilarla nello scanner dove viene registrata, e l’adesivo che attesa con orgoglio: «Manhattan Votes Early», la città che non dorme mai vota in anticipo. Colpisce l’età degli elettori, molti giovani e qualche esordiente. Buona notizia per Zohran Mamdani, che conta su questa gente affamata di cambiamento per battere l’ex governatore dello Stato Andrew Cuomo.

Secondo i dati del Board of Elections, 735.317 newyorchesi sono corsi a votare prima dell’apertura ufficiale dei seggi, prevista oggi dalle 6 del mattino alle 9 della sera. Record di sempre, nella storia delle consultazioni per City Hall. All’inizio erano soprattutto anziani, target moderato su cui puntava Cuomo per re…

NEW YORK – È lunga la fila davanti alla High School of Art & Design, incrocio tra Seconda avenue e 56esima strada. Almeno mezz’ora in mezzo alla strada, prima di poter entrare nel seggio dove si tengono le votazioni anticipate per il sindaco di New York. Poi finalmente ti danno la scheda da compilare a penna, per infilarla nello scanner dove viene registrata, e l’adesivo che attesa con orgoglio: «Manhattan Votes Early», la città che non dorme mai vota in anticipo. Colpisce l’età degli elettori, molti giovani e qualche esordiente. Buona notizia per Zohran Mamdani, che conta su questa gente affamata di cambiamento per battere l’ex governatore dello Stato Andrew Cuomo.

Secondo i dati del Board of Elections, 735.317 newyorchesi sono corsi a votare prima dell’apertura ufficiale dei seggi, prevista oggi dalle 6 del mattino alle 9 della sera. Record di sempre, nella storia delle consultazioni per City Hall. All’inizio erano soprattutto anziani, target moderato su cui puntava Cuomo per recuperare lo svantaggio in doppia cifra nei sondaggi, ma alla fine il 56% dei frettolosi aveva meno di 55 anni e il 20% tra 25 e 34 anni. Segno che forse la voglia di voltare pagina e rispondere a Trump fidandosi del trentaquattrenne Zohran, con le promesse di bloccare gli affitti, offrire trasporti pubblici e asili gratis, aprire supermercati comunali economici e alzare il salario minimo, è più forte del timore che la sua rivoluzione contro le disuguaglianze affossi la Grande Mela, invece di renderla più accessibile a tutti.

Secondo un sondaggio del conservatore New York Post, il 10% degli abitanti andrà via se vincerà Mamdani, ma l’ultimo rilevamento di AtlasIntel lo dà avanti solo 43,9% a 39,4%. Una sfida che secondo i progressisti tipo Sanders e Ocasio-Cortez potrebbe indicare ai democratici la strada del populismo anti-trumpista con cui riprendersi la Casa Bianca, mentre per i moderati alla Pelosi rischia di regalare l’America al Gop per una generazione.

Mamdani ha iniziato l’ultimo giorno di campagna attraversando a piedi il ponte di Brooklyn, dietro uno striscione che garantiva: «Adesso tocca a noi». Poco dopo, in conferenza stampa, ha promesso: «Continuo a essere fiducioso sulle nostre possibilità di vittoria, ma non permetterò a me stesso di lasciare che questo movimento abbassi la guardia». Ha oltre centomila volontari scatenati per bussare alle porte in ogni quartiere e giura: «Siamo all’alba di un nuovo giorno per la nostra città».

Cuomo, candidato indipendente dopo aver perso a sorpresa le primarie democratiche contro Zohran, spera di sfilare voti al repubblicano Curtis Sliwa, che pur non avendo alcuna possibilità di vincere è rimasto caparbiamente in corsa. Come prima cosa cerca di sottrarsi all’abbraccio mortale di Trump, che domenica sera ha detto di preferire «un cattivo democratico a un comunista». «Io – risponde Andrew – sono un democratico buono e orgoglioso», per non sembrare al guinzaglio di Donald e puntare sul richiamo della foresta dei milioni di newyorchesi che per anni avevano votato suo padre Mario, sperando di vederlo alla Casa Bianca: «Se vince Mamdani, Trump taglia i fondi e manda la Guardia nazionale in strada. Serve un sindaco che sappia tenergli testa».

Cuomo conta di recuperare i voti persi a sinistra a Staten Island, dove la folta comunità italo-americana e i repubblicani potrebbero seguire il consiglio di Trump, preferendo il «cattivo democratico» all’inetto Sliwa, pur di fermare il comunista musulmano Mamdani. Però l’ultima mattina di campagna elettorale Andrew la passa tra gli ispanici del Bronx, lanciando un messaggio che dovrebbe parlare ai loro cuori: «Il socialismo non ha funzionato in Venezuela o a Cuba». Dimenticate Trump, se non vi piacciono le portaerei nei Caraibi, e dimenticate gli scandali per le molestie sessuali che mi hanno costretto alle dimissioni da governatore, ma pensate invece a chi può curare i vostri interessi in maniera provata e affidabile. La sfida oggi sta tutta qua, e non deciderà solo il destino della città che non dorme mai.

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