I quattro dell’Apocalisse, lo zoccolo duro della rivoluzione bolivariana: Diosdado Cabello, Vladimiro Padrino López e i fratelli Delcy e Jorge Rodríguez. Sono loro l’anello di acciaio creato al vertice del regime venezuelano per proteggere il grande capo Nicolás Maduro. Cresciuti in ambienti diversi ma tutti rivoluzionari della prima ora, hanno scalato il potere legandosi mani e piedi al successore di Hugo Chávez. Alla fine li ha premiati. Anche per evitare che un giorno potessero tradirlo.
Chiuso a Palazzo Miraflores, Nicolás Maduro, 63 anni, presidente del Venezuela dal 2013, ex autista della metropolitana, ex dirigente sindacale, ex deputato, ex ministro degli Esteri ai tempi di Chávez, alterna roboanti appelli alla resistenza armata ad accorate richieste di pace. Ha mobilitato le Forze Armate, schierato la contraerea e missili ai confini con la Colombia (che teme essere base per un attacco via terra) e sulle coste settentrionali del Paese; ha chiamato a raccolta due milioni e mezz…
I quattro dell’Apocalisse, lo zoccolo duro della rivoluzione bolivariana: Diosdado Cabello, Vladimiro Padrino López e i fratelli Delcy e Jorge Rodríguez. Sono loro l’anello di acciaio creato al vertice del regime venezuelano per proteggere il grande capo Nicolás Maduro. Cresciuti in ambienti diversi ma tutti rivoluzionari della prima ora, hanno scalato il potere legandosi mani e piedi al successore di Hugo Chávez. Alla fine li ha premiati. Anche per evitare che un giorno potessero tradirlo.
Chiuso a Palazzo Miraflores, Nicolás Maduro, 63 anni, presidente del Venezuela dal 2013, ex autista della metropolitana, ex dirigente sindacale, ex deputato, ex ministro degli Esteri ai tempi di Chávez, alterna roboanti appelli alla resistenza armata ad accorate richieste di pace. Ha mobilitato le Forze Armate, schierato la contraerea e missili ai confini con la Colombia (che teme essere base per un attacco via terra) e sulle coste settentrionali del Paese; ha chiamato a raccolta due milioni e mezzo di uomini e donne delle milizie popolari. È considerato dagli Usa il “capo del narcotraffico”: una qualifica che gli è costata una taglia da 50 milioni di dollari e un mandato di cattura. La droga è una scusa: l’obiettivo di Trump è un cambio di regime per nuove elezioni e consentire la probabile vittoria di María Corina Machado, fresca del Nobel per la Pace. È una sua stretta alleata. Il Venezuela cadrebbe nella braccia americane senza sparare un colpo.
Trump è convinto che Maduro sia alla guida del Tren de Aragua, una potente organizzazione criminale nata in Venezuela con tentacoli in quasi tutto il Sudamerica. Il presidente è arroccato al potere ma crede soprattutto nel ruolo di leader della rivoluzione bolivariana, il un lascito che gli è stato consegnato da Chávez poco prima di morire sorprendendo molti. I suoi discorsi sono carichi di enfasi quasi mistica. Si sente l’erede moderno del Libertador Simón Bolivar.
Il suo più fedele scudiero è Diosdado Cabello, 62 anni, ex militare, ex militante socialista, attuale ministro dell’Interno. È un duro, il più radicale dell’anello di acciaio, con alti e bassi nella sua lunga carriera politica. Molti pensavano fosse l’erede designato di Chávez. Per alcuni anni è rimasto ai margini e la sua lealtà è stata premiata. Subito dopo l’esito contrastato delle ultime elezioni è stato nominato dallo stesso Maduro responsabile della Sicurezza interna. Controlla polizia e corpi speciali. Su di lui pendono una taglia di 20 milioni e un mandato di cattura per traffico di droga come esponente del Cartel de Los Soles, dai soli che fregiano le spalline degli ufficiali dell’esercito.
È affiancato da Vladimir Padrino López, 61 anni, generale dell’esercito e ministro della Difesa. Meno loquace degli altri, opera nell’ombra a stretto contatto con l’intelligence cubana. È lui ad avere rapporti con i russi in campo militare. È il comandante strategico delle Forze Armate bolivariane.
Gli ultimi due dei quattro dell’Apocalisse sono i fratelli Delcy e Jorge Rodriguéz, 56 e 60 anni, La prima è un avvocato, militante socialista, più incline al dialogo e alla diplomazia. Maduro l’ha voluta vicino e l’ha nominata vicepresidente. Controlla il petrolio come ministra degli Idrocarburi ed evita truffe e ruberie degli anni scorsi da parte di alti funzionari del settore. I soldi dell’oro nero restano in cassaforte. Viaggia all’estero per stringere accordi e promuovere l’immagine del regime. È stata colpita dagli Usa con una serie di misure di tipo finanziario. Il secondo è il teorico. Psichiatra e scrittore di poesie è stato leader studentesco. Anche lui è vicepresidente del Venezuela. Nel 2018 gli Usa lo hanno colpito con sanzioni individuali con tanto di blocco dei visti e congelamento dei conti esteri.
Attorno allo zocco duro ruotano altri due personaggi: il procuratore generale Tarek William Saab, 61 anni, avvocato, politico, anche lui poeta, incaricato della repressione e Alex Saab, 54 anni, esperto di finanza, la mente oscura di Maduro, l’uomo che conosce i segreti del capo. È stato arrestato ed estradato negli Usa per traffico di droga. Ha collaborato con la Dea. Per riportarlo a casa il delfino di Chávez si è impegnato personalmente. Temeva potesse aprire l’armadio degli scheletri del regime. Timore fondato. Si dice che sia stato lui a fornire molte delle prove che hanno portato al mandato di cattura per narcotraffico contro Maduro e il suo fido Cabello.