Iran, in semi-libertà l’altra Cecilia. Macron: “Liberazione piena il prima possibile”
di Anna LombardiPrime ore in stato di semi-libertà per Cécile Kohler e Jacques Paris: i due francesi rinchiusi per oltre tre anni nello stesso infame carcere di Evin, a Teheran, dove fu trattenuta per 21 giorni Cecilia Sala. Soddisfazione è stata espressa dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha scritto su X: «Il dialogo continua per facilitare il loro ritorno in Francia il più presto possibile» ha scritto, parlando di «sollievo». Poco dopo, il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, sempre via social, ha fatto sapere che che i due erano già al sicuro, all’interno dell’ambasciata francese e aver parlato «con la famiglia e aver inviato sul posto una squadra per accompagnarli» nelle operazioni di rientro. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha chiesto al suo omologo iraniano, Massoud Pezeshkian, la “liberazione piena e intera”, “il più rapidamente possibile” di Kohler e Paris. Nel corso di un colloquio telefonico, riferisce l'Eliseo, il presidente francese si è “rallegrato della l…
Prime ore in stato di semi-libertà per Cécile Kohler e Jacques Paris: i due francesi rinchiusi per oltre tre anni nello stesso infame carcere di Evin, a Teheran, dove fu trattenuta per 21 giorni Cecilia Sala. Soddisfazione è stata espressa dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha scritto su X: «Il dialogo continua per facilitare il loro ritorno in Francia il più presto possibile» ha scritto, parlando di «sollievo». Poco dopo, il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, sempre via social, ha fatto sapere che che i due erano già al sicuro, all’interno dell’ambasciata francese e aver parlato «con la famiglia e aver inviato sul posto una squadra per accompagnarli» nelle operazioni di rientro. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha chiesto al suo omologo iraniano, Massoud Pezeshkian, la “liberazione piena e intera”, “il più rapidamente possibile” di Kohler e Paris. Nel corso di un colloquio telefonico, riferisce l'Eliseo, il presidente francese si è “rallegrato della loro uscita dal carcere”. Ha però sottolineato che questo rappresenta “una prima tappa”, a cui deve seguire una “liberazione piena e intera”, puntalizzano le fonti presidenziali a Parigi.
Kohler e Paris sono i due insegnanti – lei 41 anni, lui 72 - arrestati in Iran il 7 maggio 2022, ultimo giorno di un loro viaggio turistico nel Paese. Accusati di spionaggio per conto della Francia e di Israele, erano poi stati condannati, appena due settimane fa, a una pena pesantissima: lei a 20, lui a 17 anni di carcere. Parigi aveva sempre sostenuto che le accuse erano pretestuose e i due ostaggi del regime degli ayatollah. I loro tre anni in carcere non sono certo stati facili: rinchiusi nella dura sezione 209, quella dei prigionieri politici, in condizioni «disumane», come ha denunciato più volte la Francia, parlando di «tortura» nel ricorso fatto alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia. Solo nei terribili 12 giorni di guerra fra Israele e l’Iran, lo scorso giugno, sono stati trasferiti altrove.
Il rilascio di ieri è avvenuto in un giorno speciale per l’Iran: l’anniversario dell’assalto all’ambasciata americana e della cattura di 52 diplomatici statunitensi nel 1979 rimasti poi prigionieri per 444 giorni: celebrata con una grande manifestazione tenutasi ieri nelle vie della capitale dove sono stati ripetuti gli slogan di sempre: «Stati Uniti e Israele paesi satanici». La sorte di Kohler e Paris è stata ben peggiore. Sono rimasti nelle mani degli iraniani per ben 1277 giorni, subendo interrogatori durissimi, tanto da spingerli a confessioni forzate. Durante la detenzione, poi, hanno patito privazioni e subito condizioni punitive di isolamento e luce al neon sempre accesa, giorno e notte.
Condizioni non dissimili da quelle denunciate appunto dall’italiana Cecilia Sala che invece fu arrestata il 19 dicembre 2024, anche lei alla vigilia del suo rientro in Italia e nonostante fosse entrata nel Paese con un regolare visto giornalistico. Anche lei accusata di aver «violato le leggi della Repubblica islamica» è stata in realtà presa come ritorsione all’arresto a Milano, tre giorni prima, dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini Najafabadi, l’ “uomo dei droni”, su richiesta americana: accusato di aver trasferito illecitamente tecnologie militari e componenti elettroniche dagli Usa all’Iran. In seguito a negoziati, lei è stata liberata l’8 gennaio 2025. Lui il 12.
Tornata a casa, Sala ha denunciato l’orrore della sua prigionia appunto ad Evin: dove è stata condotta incappucciata, spogliata nuda, terrorizzata. E di aver sentito chiaramente le urla dei prigionieri picchiati, insieme alla vicina di cella, che sbatteva la testa costantemente contro il muro. Privata completamente dei suoi oggetti, occhiali compresi, era in una cella spoglia e senza materasso, con appunto la luce sempre accesa. Le è stata mostrata anche la “gru delle impiccagioni”: quella dove appendono le spie.
Nel carcere iraniano ci sono ancora almeno venti cittadini europei.
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