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Da Fiorello La Guardia a Zohran Mamdani, le prime volte dei sindaci di New York

Il sindaco La Guardia e il presidente degli Stati Uniti Roosevelt 

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L’italo americano, l’ebreo, l’afroamericano: la lunga strada che ha portato il primo musulmano alla guida della Grande Mela
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La città più ebraica d’America, la stessa che l’11 settembre 2001 subì il catastrofico attacco di Al Qaeda dove morirono 2977 persone, stanotte ha scritto una nuova pagina storica: eleggendo il suo primo sindaco musulmano. L’uragano Zohran Mamdami, come già lo chiamano i giornali statunitensi, ce l’ha fatta, soprattutto grazie alla straordinaria mobilitazione di giovani che hanno scelto di credere alla sua ricetta per battere il carovita, certo. Ma anche grazie alla sua scelta di campo sulla questione palestinese. Paladino di quella che gli americani già chiamano Generazione Gaza. Eletto dunque col voto degli indignati: musulmani e arabi, certo. Ma anche tanti ebrei. Un sondaggio recente ha infatti esplicitato meglio d’ogni altro l’atteggiamento complesso di quella comunità nei suoi confronti: il 43% degli ebrei newyorkesi – storicamente liberal - e il 67% degli elettori ebrei di età inferiore ai 44 anni, pochi giorni fa si erano detti intenzionati a votarlo, segno che la guerra ha ri…

La città più ebraica d’America, la stessa che l’11 settembre 2001 subì il catastrofico attacco di Al Qaeda dove morirono 2977 persone, stanotte ha scritto una nuova pagina storica: eleggendo il suo primo sindaco musulmano. L’uragano Zohran Mamdami, come già lo chiamano i giornali statunitensi, ce l’ha fatta, soprattutto grazie alla straordinaria mobilitazione di giovani che hanno scelto di credere alla sua ricetta per battere il carovita, certo. Ma anche grazie alla sua scelta di campo sulla questione palestinese. Paladino di quella che gli americani già chiamano Generazione Gaza. Eletto dunque col voto degli indignati: musulmani e arabi, certo. Ma anche tanti ebrei. Un sondaggio recente ha infatti esplicitato meglio d’ogni altro l’atteggiamento complesso di quella comunità nei suoi confronti: il 43% degli ebrei newyorkesi – storicamente liberal - e il 67% degli elettori ebrei di età inferiore ai 44 anni, pochi giorni fa si erano detti intenzionati a votarlo, segno che la guerra ha ridotto moltissimo il loro legame con Israele. Ciò non toglie che molti leader ed elettori ebrei restano molto critici nei suoi confronti e si dicono spaventati, tanto definendolo un “antisemita” sostenitore dell’ “intifada globale”. Certo, Londra e Rotterdam hanno già avuto i loro primi cittadini di fede islamica. E Mamdani non è certo il primo musulmano a vincere in America la fascia di sindaco: il primato va a Charles Bilal eletto a Kountze, Texas, addirittura nel 1991. Altri sono stati eletti in quel Michigan, lo stato più musulmano d’America: uno di loro, Amer Ghalib, primo cittadino di Hamtramck, nel 2024 endorsò Donald Trump.

Ma New York è un’altra cosa: quel che accade lì ha importanti ripercussioni sociali su tutta l’America. D’altronde, scossoni del genere, sono già avvenuti nella Grande Mela. Diventando ogni volta il simbolo di cambiamenti più ampi nel Paese. Proviamo a ripercorrerli.

1933: Fiorello La Guardia, il primo italo-americano

Figlio dell’immigrato foggiano Achille e dell’ebrea triestina Irene Coen Luzzatto, “Little Fiore” come lo chiamavano per via della bassa statura, era nato a New York nel 1882. Nelle ultime settimane, molti ne hanno paragonato la figura a quella di Mamdani, considerato ugualmente “radicale” per la sua sfida alla macchina politica notoriamente corrotta di Tammany Hall, ovvero i democratici di allora e per il suo programma di guerra al crimine organizzato. Fu capace di vincere le elezioni conquistando il voto ampio delle minoranze – primo sindaco italo-americano d’America, primo deputato italo-americano al Congresso - in un’epoca in cui gli immigrati italiani erano ancora considerati inferiori agli anglosassoni nativi. Eletto nella Grande Mela nel 1933 venne poi riconfermato per tre mandati consecutivi: e questo, nonostante fosse un dichiarato antifascista quando buona parte degli italo-americani esaltava Mussolini.

La Guardia, notano gli storici, vinse all’indomani della Grande Depressione, in un momento in cui le vecchie élite economiche della città erano in difficoltà. La sua vittoria scompaginò allineamenti politici che sembravano immutabili grazie al particolare momento di malcontento popolare. Il suo talento visionario, trasformò profondamente New York ed ebbe ripercussioni nazionali. Di sicuro aprì la porta a diverse generazioni di politici d’origine italiana.

1973: Abe Beame, il primo ebreo

Figlio di immigrati ebrei polacchi, arrivò a NY quando aveva appena tre mesi, nel 1906, crescendo nel Lower East Side. Insegnante e revisore dei conti con simpatie socialiste giovanili, era membro di una sinagoga ortodossa nel quartiere di Crown Heights a Brooklyn e rispettava lo Shabbat. Ottenne la poltrona di sindaco come candidato del partito democratico a 67anni, grazie al voto delle comunità ortodosse di Brooklyn, Bronx e Queens, ma raccogliendo pure il consenso dei quartieri a maggioranza afroamericana e ispanica della città, come Harlem e East Harlem, Bedford-Stuyvesant e Ocean Hill. Si ritrovò a guidare la città durante la sua peggior crisi finanziaria.

Certo, sindaci ebrei in America ce n’erano già stati, fin dai tempi di Solomon Cohen: eletto a Georgetown, Carolina del Sud, addirittura nel 1818. La Grande Mela fu dunque particolarmente lenta a recepire la partecipazione degli ebrei americani alla politica attiva, passata prima dal sostegno al New Deal e poi dalla lotta per i diritti civili dei neri, considerata “vero e proprio compimento del nostro scopo ebraico e del nostro sogno americano”, come dichiarò il Jewish Community Relations Council di Cincinnati nel 1963: "La società in cui gli ebrei sono più sicuri è sicura a sua volta solo nella misura in cui i cittadini di tutte le razze e fedi godono di piena uguaglianza". La New York degli anni Settanta era proprio quello: un melting pot in cerca di equilibrio. Beame aprì le porte a un altro sindaco ebreo: Ed Koch alla guida della città fra 1977 e 1989 (che fu anche il primo sindaco omosessuale della città, ma in realtà tenne segrete le sue preferenze per tutta la vita).

1990: David Dinkins, il primo afroamericano

Scrisse un nuovo capitolo della Grande Mela, vincendo le barriere razziali, 23 anni dopo l’elezione del primo sindaco afroamericano d'America, Carl Stokes, eletto a Cleveland, in Ohio, nel 1967. Cresciuto a Trenton, New Jersey, e ad Harlem, Dinkins era figlio di un uomo d’affari e di una governante. Quando nel 1989 sfidò Koch alle primarie democratiche, vinse guadagnandosi il sostegno degli elettori afroamericani e dei bianchi liberal, insoddisfatti dal sindaco che stava affrontando in una serie di scandali di corruzione. Ebbe anche l’appoggio di diversi esponenti della comunità italo-americana che non gradivano l’orientamento di destra del procuratore Rudy Giuliani. Alla vigilia delle elezioni, l’omicidio di un adolescente nero, Yusuf Hawkins, da parte di una banda di bianchi a Bensonhurst – quartiere allora ancora in prevalenza italo americano – alimentò le tensioni razziali. Dopo la speranza e l’ottimismo della sua storica vittoria, dovette affrontare enormi sfide fiscali. Il paese era in recessione e la città aveva un divario di bilancio di oltre 1 miliardo di dollari. Gli toccò aumentare le tasse, e si trovò alle prese con la follia criminale di quegli anni. Nell’estate del 1991, esplose pure la rivolta di Crown Heights, il più significativo esempio di tensioni tra le comunità afroamericane ed ebraiche. Solo di recente il suo lavoro è stato rivalutato, ricordando che aumentò s’ le tasse ma per assumere migliaia di agenti di polizia, ristrutturare alloggi abbandonati e ripulire l’allora trasandata Times Square.

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