FARA SAN MARTINO (Chieti) – La montagna della Maiella è di fronte la casa grigia a due piani, satura di parenti e amici. Il Monte Amaro spacca il cielo al tramonto. Su queste rocce, quasi 2.800 sopra il mare, si è allenato per stagioni intere Paolo Cocco, 41 anni, travolto ieri con altri undici alpinisti sul Jalung Ri, vetta da 5.630 metri al confine settentrionale del Nepal.
Si affaccia al cancello basso il fratello Flavio, 35 anni, ultimo di tre, adesso unico figlio della famiglia Cocco. «Ero io il contatto italiano della spedizione, io e il fratello di Marco Di Marcello, il biologo di Teramo morto anche lui sotto il ghiaccio. Ogni quattro ore controllavamo il Gps e ci scambiavamo informazioni. Paolo, di suo, ci teneva informati con il telefono satellitare: ‘Sono al campo base… Stiamo partendo’».
Esce il padre, Domenico, 70 anni, un fisico da ragazzo, gli occhi annacquati dal dolore. «Ero l’unico che capiva la sua voglia, da ragazzo ho scalato anch’io. Paolo girava il mondo per arra…
FARA SAN MARTINO (Chieti) – La montagna della Maiella è di fronte la casa grigia a due piani, satura di parenti e amici. Il Monte Amaro spacca il cielo al tramonto. Su queste rocce, quasi 2.800 sopra il mare, si è allenato per stagioni intere Paolo Cocco, 41 anni, travolto ieri con altri undici alpinisti sul Jalung Ri, vetta da 5.630 metri al confine settentrionale del Nepal.
Si affaccia al cancello basso il fratello Flavio, 35 anni, ultimo di tre, adesso unico figlio della famiglia Cocco. «Ero io il contatto italiano della spedizione, io e il fratello di Marco Di Marcello, il biologo di Teramo morto anche lui sotto il ghiaccio. Ogni quattro ore controllavamo il Gps e ci scambiavamo informazioni. Paolo, di suo, ci teneva informati con il telefono satellitare: ‘Sono al campo base… Stiamo partendo’».
Esce il padre, Domenico, 70 anni, un fisico da ragazzo, gli occhi annacquati dal dolore. «Ero l’unico che capiva la sua voglia, da ragazzo ho scalato anch’io. Paolo girava il mondo per arrampicarsi e aveva già fatto cinque vette nepalesi. Questa, lo Jalung Ri, era l’unica mai violata da un italiano. Domenica era a cinquanta metri dalla cima, quando la tempesta ha attivato la valanga».
La notizia è arrivata nell’ultima casa di Via Nazionale, in cima a Fara San Martino, domenica sera, le 16,15. Ancora il fratello Flavio, appena rientrato dalle Marche: «Ci ha chiamati la moglie dello storico sherpa di Paolo, il nepalese Phurba. Lei vive a Londra e ha raccontato, allarmata, della slavina. Abbiamo capito che non ne sarebbe uscito vivo». La compagna di Phurba con il localizzatore ha guidato i soccorsi, in queste ore di tempesta nell’area della scalata. «Si sono salvati i primi due, gli apripista. Erano a cinque metri dal picco. Paolo e Marco, grandi amici, sono stati presi dalla valanga in pieno».
Lo sherpa era rimasto al campo base. Paolo Cocco l’anno scorso era volato al matrimonio di Phurba, per dire la fratellanza che si crea in montagna. E il nepalese è un volto conosciuto anche qui, provincia di Chieti. Paolo, che da quattro anni viveva a Innsbruck, emigrato per allargare la sua attività di grafico e creativo, nel 2024 lo aveva portato al Festival della montagna di Fara.
«Era un uomo solare e aperto al prossimo», ancora il padre. «Stava già preparando la sesta spedizione in Nepal: voleva portare un impianto elettrico al villaggio di Beding. Amava quella gente, affaticata sotto le montagne immense». Per finanziare questa ascesa, autunno 2025, aveva reso pubblica una monografia sul territorio più alto del mondo, realizzata con le sue fotografie.
Le scuole medie in paese, il liceo scientifico a Lanciano e poi l’iscrizione ad Architettura, l’Università di Chieti-Pescara. Era ancor un fuoricorso. «Giocava a basket con talento e cercava finanziamenti per la squadra di pallacanestro formata da ragazzi disabili», ricorda Jeason, dominicano, compagno di parquet. L’impegno l’aveva portato ad essere nominato, nel 2011, vicesindaco di Fara San Martino. E ancora l’anno scorso, quarant’anni compiuti, partecipò alla corsa “Extreme”: dal paese, a quota 400, alla cima del Monte Amaro e ritorno. «Era uno sportivo naturale», ricorda l’assessore Ivan Romano, che con lui è cresciuto, «Paolo era tanta roba». Il sindaco Antonio Tavani, primo cittadino ora e anche nel quinquennio in cui Paolo era vice, lo ricorda da New York: «Qualsiasi cosa la faceva con il sorriso».
Aveva perso il fratello più grande, Stefano. A Fara era tornato il 10 ottobre, i 100 anni della nonna. Poi aveva preparato la spedizione nel distretto di Rolwaling. «Sarà un cammino di condivisione sotto lo stesso cielo, ogni gesto ci dirà quanto siamo vicini, anche da mondi lontani».