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Le vittime dell’Himalaya: il biologo, il fotografo e il maestro di sci. “Poliglotti e giramondo”

Markus Kirchler 

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Gli alpinisti italiani morti in due spedizioni separate. Una salma ritrovata al campo base; tre vittime accertate sul Panbari. Si cerca l’ultima
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«In qualche modo ci faremo sentire», aveva detto Marco Di Marcello nel video che presentava la missione sull’Himalaya, postato sui social. Era il 27 ottobre e accanto a lui c’era Paolo Cocco. Abruzzesi tutti e due, 37 e 41 anni. E, purtroppo, le loro notizie sono arrivate nel modo peggiore. Insieme a quelle sulla fine di Stefano Farronato, 51 anni, di Bassano del Grappa, e Alessandro Caputo, 28 anni, milanese, che hanno perso la vita sul Panbari.

Markus Kirchler, 29, un altoatesino di San Genesio trapiantato a Monaco, era con una squadra separata di Wilderness Outdoors e sembra che avesse cambiato itinerario all’improvviso. Per tutto il giorno Kirchler risulterà disperso per la Farnesina insieme a Di Marcello, dopo la valanga al campo base di Yalung Ri dove è stato ritrovato il corpo di Paolo Cocco. La speranza di ritrovare vivi i due alpinisti si spezza in serata quando il presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, conferma il nome di Di Marcello tra le vittime di questa spoon river de…

«In qualche modo ci faremo sentire», aveva detto Marco Di Marcello nel video che presentava la missione sull’Himalaya, postato sui social. Era il 27 ottobre e accanto a lui c’era Paolo Cocco. Abruzzesi tutti e due, 37 e 41 anni. E, purtroppo, le loro notizie sono arrivate nel modo peggiore. Insieme a quelle sulla fine di Stefano Farronato, 51 anni, di Bassano del Grappa, e Alessandro Caputo, 28 anni, milanese, che hanno perso la vita sul Panbari.

Markus Kirchler, 29, un altoatesino di San Genesio trapiantato a Monaco, era con una squadra separata di Wilderness Outdoors e sembra che avesse cambiato itinerario all’improvviso. Per tutto il giorno Kirchler risulterà disperso per la Farnesina insieme a Di Marcello, dopo la valanga al campo base di Yalung Ri dove è stato ritrovato il corpo di Paolo Cocco. La speranza di ritrovare vivi i due alpinisti si spezza in serata quando il presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, conferma il nome di Di Marcello tra le vittime di questa spoon river della montagna. Cinque vite, se verrà confermato il bollettino dei media esteri che inseriscono anche il nome di Kirchler, è il prezzo altissimo che paga l’Italia in una spedizione ambiziosa per raggiungere le vette più suggestive del mondo, quelle montagne del Nepal che si sono trasformate in una trappola mortale tra bufera e valanghe.

Farronato era partito il 7 ottobre con Alessandro Caputo e Valter Perlino, l’alpinista originario di Pinerolo che si è salvato, per il progetto “Panbari Q7”: insieme avevano affidato a Instagram il loro diario di viaggio. «Tutto bene - si legge nell’ultimo post -. Arrivati a 6.000 e poi discesa al Base Camp per 2-3 giorni di riposo. Un percorso duro, solitario e affascinante, dove ogni metro guadagnato è frutto di forza, esperienza e rispetto per la montagna. Il Panbari si fa sentire, ma il team risponde con determinazione e spirito di squadra». Stefano Farronato, di professione arboricoltore, era titolare e ideatore di Aforest, azienda specializzata in arboricoltura con sede a Cassola, in provincia di Vicenza. Poliglotta, era amante e profondo conoscitore della montagna, gli amici lo chiamavano “migrante montanaro” e nelle foto era sempre con lo zaino in spalla e le scarpe da trekking. Non era nuovo a questo genere di spedizioni perché ne aveva condotte molte altre anche in aree più impervie e ai confini del mondo: Patagonia, Ecuador, Alaska, Islanda, Groenlandia, Svaalbard, Pamir e Mongolia. In Islanda camminò per 160 km trainando slitte cariche di tutto il necessario per sopravvivere nel ghiaccio. Il viaggiò fu organizzato per sollecitare l’attenzione del mondo sullo scioglimento dei ghiacciai. Quella in Nepal era la sua diciottesima spedizione.

Il più giovane del gruppo, partito con Farronato, era Alessandro Caputo, studente di giurisprudenza a Milano e maestro di sci a Saint Moritz, in Svizzera. Era molto riconosciuto per la sua esperienza sulle piste. Da sempre amante dei viaggi, era stato in Perù e in Australia. La neve li ha sepolti nella tenda, trasformata in una bara di ghiaccio.

Le vette sul mondo affascinavano anche Paolo Cocco, perché amava catturarle nelle sue istantanee. Fotografo in Austria ma di origini abruzzese e già vice sindaco di Fara San Martino, in provincia di Chieti, dal 2011 al 2016, nel suo ultimo post su Instagram scriveva il 27 ottobre: «Quindi la nostra squadra si sta dirigendo verso l’ennesima destinazione per creare ricordi». È morto sul Yalung Ri, nella remota valle di Rolwaling nella zona del monte Everest. Suo amico di vette e scalate era Marco Di Marcello, biologo e guida, altra vittima accertata della tragedia. Mentre nella sua città, a Teramo, i genitori si sono aggrappati al segnale gps del suo telefono che, ogni quattro ore, si era spostato. «Il puntino che corrisponde alla sua posizione - aveva spiegato il fratello Gianni - due giorni fa era in discesa e ieri in salita, segno evidente che Marco si muove e quindi ancora in vita». Ma l’attesa di una buona notizia si è spenta quando è sceso il buio della sera.

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