NEW YORK – "Qualsiasi ebreo che vota per Zohran Mamdani, un odiatore di ebrei comprovato e autoproclamato, è una persona stupida!!". Non è la prima volta che Donald Trump si lamenta delle scelte politiche della comunità ebraica, in particolare quella liberal di New York, perché si aspetterebbe di dominarla grazie al suo appoggio incondizionato per Israele.
Però questo messaggio, pubblicato sul suo social durante il voto di ieri per scegliere il nuovo sindaco, andrebbe letto insieme a quello del console generale israeliano a New York, Ofir Akunis, secondo cui Mamdani è "un chiaro e imminente pericolo per la comunità ebraica" della città, e quello ancora più largo che l’Anti Defamation League ha inviato per partecipare ad un suo briefing: "Indipendentemente dal vincitore, le elezioni avranno enormi implicazioni perché la comunità ebraica della città sta attualmente affrontando una serie di episodi antisemiti di molestie, vandalismo e violenza".
Le elezioni di ieri per il sindaco di Ne…
NEW YORK – "Qualsiasi ebreo che vota per Zohran Mamdani, un odiatore di ebrei comprovato e autoproclamato, è una persona stupida!!". Non è la prima volta che Donald Trump si lamenta delle scelte politiche della comunità ebraica, in particolare quella liberal di New York, perché si aspetterebbe di dominarla grazie al suo appoggio incondizionato per Israele.
Però questo messaggio, pubblicato sul suo social durante il voto di ieri per scegliere il nuovo sindaco, andrebbe letto insieme a quello del console generale israeliano a New York, Ofir Akunis, secondo cui Mamdani è "un chiaro e imminente pericolo per la comunità ebraica" della città, e quello ancora più largo che l’Anti Defamation League ha inviato per partecipare ad un suo briefing: "Indipendentemente dal vincitore, le elezioni avranno enormi implicazioni perché la comunità ebraica della città sta attualmente affrontando una serie di episodi antisemiti di molestie, vandalismo e violenza".
Le elezioni di ieri per il sindaco di New York sono state uno scontro generazionale fra il trentaquattrenne Mamdani e il sessantottenne Andrew Cuomo, centrato sulle disuguaglianze economiche. L’affordability della città, ossia la possibilità di viverci in maniera decente anche senza essere milionari, contro la sicurezza del "business as usual" praticato dalla politica tradizionale. Un messaggio che risuona anche a livello nazionale, ma divide gli stessi democratici sul punto fino a cui spingerlo, in vista delle midterm del prossimo anno e la corsa alla Casa Bianca del 2028.
Non c’è dubbio però che la guerra a Gaza ha infuocato anche New York, e non solo per le proteste alla Columbia University finite con l’incursione della polizia, come ai tempi del Sessantotto, quando l’ateneo dell’Ivy League era stato occupato con la motivazione di battersi per le discriminazioni razziali. Può sembrare surreale, rispetto ad un conflitto con migliaia di vittime, ma quelle manifestazioni era cominciate per opporsi alla costruzione di una palestra che avrebbe tolto spazio alla comunità afro americana della confinante Harlem.
Non mancano ora, soprattutto fra i giovani, quelli che si sono interessati a Mamdani per le sue posizioni su Israele, prima ancora di scoprire che promette il blocco degli affitti, i trasporti pubblici e l’assistenza all’infanzia gratis, i supermercati comunali economici e l’aumento del salario minimo orario. Questo ha suscitato preoccupazioni nella comunità ebraica, nonostante Zohran abbia smussato nel frattempo alcune posizioni, promettendo ad esempio di non inneggiare più alla "intifada globale".
Trump ne fa una questione politica personale, anche perché vorrebbe maggior sostegno a livello nazionale da chi ha a cuore il futuro di Israele, in particolare dopo l’accordo raggiunto per il cessate il fuoco a Gaza, che secondo lui dovrebbe piacere anche a chi la pensa come Mamdani. L’Anti Defamation League però ne fa una questione più ampia e perciò grave, che va oltre le elezioni per il sindaco. New York è la città dove vivono più ebrei fuori da Israele, che secondo l’Adl si sentono minacciati indipendentemente da chi governa City Hall. La domanda quindi diventa se l’antisemitismo stia tornando con forza negli Usa, aldilà di Zoharan.
Temi che hanno appassionato gli elettori, almeno a giudicare dall’affluenza alle urne. Alle tre del pomeriggio a New York aveva già votato un milione e mezzo di persone, più del totale di quattro anni fa. Mamdani aveva puntato molto sull’aumento della partecipazione, in particolare dei giovani, e secondo i primi exit polls per il 56% degli elettori il tema più importate è stato il costo della vita, ossia il primo punto della sua campagna. In Virginia e New Jersey, due stati dove erano in palio importanti poltrone di governatore, oltre un terzo degli elettori ha detto di aver votato per prendere posizione contro Trump. La conferma di quanto resti ingombrante il presidente e quanto pericoloso sia stato il suo appoggio a Cuomo.