Nessuno dubita che il copione del Consiglio di Sicurezza russo fosse stato preparato per tempo. Col ministro della Difesa Andrej Belousov che alza la minaccia nucleare dichiarando che le forze armate russe sono pronte a effettuare test nucleari «in tempi rapidi» e il presidente Vladimir Putin che la smorza precisando che «al momento non ha intenzione» di abdicare al Trattato sulla messa al bando delle simulazioni nucleari, ma dà ordine di valutare se sia necessario almeno «prepararsi». Un gioco delle parti che sembra cogliere nel segno. Tanto da ottenere una risposta a stretto giro da Donald Trump, il vero destinatario della messa in scena.
L’intemerata di Volodin al Consiglio di Sicurezza
All’ordine del giorno del Consiglio c’è la “sicurezza dei trasporti” tanto che Putin inizia dando la parola al ministro Andrej Nikitin. Ma il presidente della Duma Vjacheslav Volodin osa interrompere il presidente per richiamare l’attenzione sulla ripresa dei test nucleari annunciata da Trump il 30 …
Nessuno dubita che il copione del Consiglio di Sicurezza russo fosse stato preparato per tempo. Col ministro della Difesa Andrej Belousov che alza la minaccia nucleare dichiarando che le forze armate russe sono pronte a effettuare test nucleari «in tempi rapidi» e il presidente Vladimir Putin che la smorza precisando che «al momento non ha intenzione» di abdicare al Trattato sulla messa al bando delle simulazioni nucleari, ma dà ordine di valutare se sia necessario almeno «prepararsi». Un gioco delle parti che sembra cogliere nel segno. Tanto da ottenere una risposta a stretto giro da Donald Trump, il vero destinatario della messa in scena.
L’intemerata di Volodin al Consiglio di Sicurezza
All’ordine del giorno del Consiglio c’è la “sicurezza dei trasporti” tanto che Putin inizia dando la parola al ministro Andrej Nikitin. Ma il presidente della Duma Vjacheslav Volodin osa interrompere il presidente per richiamare l’attenzione sulla ripresa dei test nucleari annunciata da Trump il 30 ottobre e chiedere quale sia la posizione russa sull’argomento.
I funzionari del Consiglio di Sicurezza rispondono a turno, ciascuno recitando la parte assegnata. È Belousov il primo a rispondere stigmatizzando la Casa Bianca perché: si è ritirata da tutti i trattati sul disarmo nucleare; ha modernizzato le sue armi strategiche, tra cui i missili Sentinel e i bombardieri B-21; sta sviluppando il sistema di difesa missilistica Golden Dome e vuole schierare in Europa e in Asia i missili ipersonici Dark Eagle il cui «tempo di volo dalla Germania verso obiettivi della Russia centrale sarebbe di circa sei-sette minuti»; e, infine, conduce regolari esercitazioni strategiche che simulano «attacchi missilistici preventivi sul territorio russo».
«Un insieme unificato di misure» che, insieme ai «possibili» test nucleari, lo portano a ritenere opportuno «avviare immediatamente i preparativi per test nucleari su vasta scala» che le forze presso l’arcipelago di Novaja Zemlja, dove nel 1990 l’allora Urss effettuò l’ultimo test nucleare, potrebbero «eseguire in tempi rapidi».
La richiesta di chiarimenti a Washington
È la volta del capo di stato maggiore Valerij Gerasimov. Sottolinea che gli Stati Uniti non hanno voluto chiarire le dichiarazioni di Trump, ma che ciò «non fornisce motivo di credere che non inizieranno i preparativi per i test nucleari e che li condurranno nel prossimo futuro». «Se non adottiamo misure appropriate ora, perderemo tempo e opportunità per una risposta tempestiva alle azioni degli Usa, poiché il tempo necessario per prepararsi ai test nucleari, a seconda del tipo, varia da diversi mesi a diversi anni», conclude.
Il direttore del servizio d’intelligence estero Svr Sergej Naryshkin, il direttore dei servizi di sicurezza Fsb Aleksandr Bortnikov e il segretario del Consiglio di Sicurezza Sergej Shojgu confermano che non è chiaro «appieno» quali siano le intenzioni di Washington.
Putin «prende nota». E cita il suo discorso del 2023 in cui aveva incaricato il ministero della Difesa e Rosatom di garantire la prontezza per i test sulle armi nucleari. «Non saremo i primi a farlo, ovviamente, ma se gli Stati Uniti effettueranno i test, lo faremo anche noi», aveva detto all’epoca.
Il messaggio oggi è più o meno lo stesso. Putin incarica i funzionari di «raccogliere ulteriori informazioni su questo problema, condurre un’analisi a livello del Consiglio di sicurezza e presentare proposte coordinate sul possibile inizio dei lavori di preparazione ai test sulle armi nucleari».
Nel dubbio che il messaggio venga mal interpretato, il suo portavoce Dmitrij Peskov precisa che il presidente «non ha ordinato l’inizio dei preparativi per i test nucleari, per ora ha soltanto chiesto ai suoi funzionari di valutare se sia necessario iniziare tali lavori preparatori». E che non ha fissato alcuna tempistica. L’obiettivo è «comprendere appieno le intenzioni degli Usa».
Tutto dipende dunque da che cosa intendesse davvero Donald Trump quando, il 30 ottobre, ha annunciato nuovi test nucleari per la prima volta in 33 anni «su base paritaria», benché nessun altro firmatario del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbt) li conduca.
L’interpretazione moscovita è che il presidente statunitense si stesse riferendo ai test di vettori nucleari, come quelli già eseguiti da Russia, Usa e probabilmente anche dalla Cina, e non di bombe nucleari. Un errore che Putin cavalca per dipingere gli Stati Uniti come un potenziale aggressore e se stesso come il difensore, benché sia stato il primo a innalzare la retorica nucleare e a provocare Trump coi test del missile a propulsione nucleare Burevestnik e del siluro Poseidon.
Il problema è che, più tardi, Trump tiene il punto, continuando però a rimanere ambiguo: «Considerati i programmi di test condotti da altri Paesi, ho incaricato il Dipartimento della Guerra di iniziare a testare le nostre armi nucleari su base paritaria». Ma di quali test parli esattamente, non è ancora dato sapere.