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New York, trionfa Mamdani: “È l’alba di un giorno migliore. Trump può essere battuto”

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Il discorso della vittoria del primo cittadino, musulmano e socialista: “Non tollereremo antisemitismo e islamofobia. E abbiamo un’agenda ambiziosa per combattere il carovita”
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NEW YORK – Donald Trump, dato che so che stai guardando, ho quattro parole per te: tira su il volume». Manca poco alla mezzanotte di martedì quando Zohran Mamdani, appena proclamato nuovo sindaco di New York, avverte che la sua vittoria è una sfida nazionale contro il capo della Casa Bianca, per una politica basata sulla lotta alle disuguaglianze che apra la riscossa dei democratici.

Il teatro Brooklyn Paramount è pieno di volontari che hanno bussato a migliaia di porte per farlo vincere, ma ora ballano sulle note di Kendrick Lamar, “Not Like Us”, concedendosi cocktail al bar. Genevieve Rand, trans dichiarata, piange: «Sono terrorizzata da cosa accade in America, ma la vittoria di Mamdani mi dà la speranza che anche io potrò sopravvivere». Lui prova a rassicurarla dal palco: «Il sole può essere tramontato sulla nostra città stasera, ma come disse una volta Eugene Debs, “vedo l’alba di un giorno migliore per l’umanità”». Perché «in questo momento buio della politica, New York porterà l…

NEW YORK – Donald Trump, dato che so che stai guardando, ho quattro parole per te: tira su il volume». Manca poco alla mezzanotte di martedì quando Zohran Mamdani, appena proclamato nuovo sindaco di New York, avverte che la sua vittoria è una sfida nazionale contro il capo della Casa Bianca, per una politica basata sulla lotta alle disuguaglianze che apra la riscossa dei democratici.

Il teatro Brooklyn Paramount è pieno di volontari che hanno bussato a migliaia di porte per farlo vincere, ma ora ballano sulle note di Kendrick Lamar, “Not Like Us”, concedendosi cocktail al bar. Genevieve Rand, trans dichiarata, piange: «Sono terrorizzata da cosa accade in America, ma la vittoria di Mamdani mi dà la speranza che anche io potrò sopravvivere». Lui prova a rassicurarla dal palco: «Il sole può essere tramontato sulla nostra città stasera, ma come disse una volta Eugene Debs, “vedo l’alba di un giorno migliore per l’umanità”». Perché «in questo momento buio della politica, New York porterà la luce».

Come prima cosa, il nuovo sindaco si toglie alcuni sassolini dalle scarpe: «Il futuro è nelle nostre mani. Abbiamo rovesciato una dinastia politica. Auguro a Cuomo il meglio nella vita privata, ma questa è l’ultima volta che pronuncio il suo nome, mentre voltiamo pagina». È il primo sindaco musulmano di New York, ma promette di smentire chi teme discriminazioni al rovescio: «Costruiremo una città sulla collina che sia salda al fianco degli ebrei newyorkesi e non vacilli nella lotta contro il flagello dell’antisemitismo, un luogo dove oltre un milione di musulmani sappia di avere un posto, anche nelle stanze del potere. New York non sarà più una città in cui si può trafficare con l’islamofobia e vincere le elezioni». Jacob Kornbluh, cronista del giornale ebraico Forward, sospira: «Speriamo che sia possibile avere disaccordi politici senza odiarci». Poco più in là Yisroel Dovid Weiss, un rabbino della corrente ultraortodossa che considera illegittimo lo Stato ebraico, alza un cartello pro Zohran: «Non è finanziato dalla lobby Aipac (American Israel public affairs committee, ndr) e denuncia i torti di Israele: dà speranza alla giustizia».

Spiegato il suo sogno multietnico, Mamdani prosegue e lancia la sfida al presidente: «Dopotutto, se c’è qualcuno che può mostrare a una nazione tradita da Donald Trump come sconfiggerlo, è la città che lo ha generato. E se c’è un modo per terrorizzare un despota, è smantellando le condizioni stesse che gli hanno permesso di accumulare potere». La chiave è il suo programma di affitti congelati, bus e asili gratis, supermercati comunali con cibo economico: «Chiederemo ai cattivi proprietari perché i Trump della nostra città possono approfittarsi dei propri inquilini. Metteremo fine alla cultura della corruzione che ha permesso a miliardari come Trump di evadere le tasse. Staremo al fianco dei sindacati e amplieremo le tutele del lavoro perché sappiamo, proprio come Trump, che quando i lavoratori hanno diritti ferrei, i padroni che cercano di ricattarli diventano piccoli. New York resterà una città di immigrati, costruita da immigrati, alimentata da immigrati e, da stasera, guidata da un immigrato. Quindi ascoltami, presidente Trump: per colpire uno di noi, dovrai passare su tutti noi». Cita il leader indiano Nehru e il predecessore italiano Fiorello La Guardia, per promettere «l’agenda più ambiziosa contro la crisi del costo della vita».

La mattina dopo Mamdani tiene la prima conferenza stampa a Flushing, periferia della classe lavoratrice. Lancia un avvertimento sull’immigrazione: «Gli agenti dell’Ice dovranno rispettare la legge, quando fanno gli arresti». Conferma a capo della polizia Jessica Tisch, per rassicurare sulla criminalità. E avverte un’altra volta Trump: «Non si è congratulato. Se vuole discutere i problemi della città, come l’aumento dei prezzi che aveva promesso di abbassare in campagna elettorale, sarò felice di sentirlo. Se invece vuole perseguitare i nostri cittadini per chi sono, per il colore della pelle o per come vivono, lo combatterò con le unghie».

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