Mounk: “Per le midterm i dem puntino su una nuova generazione di moderati carismatici”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «I risultati delle elezioni aprono la porta alla vittoria dei democratici nelle midterm del 2026, ma non adottando a livello nazionale il modello Mamdani. Il vero nodo poi sarà articolare una proposta politica per battere la destra estrema nelle presidenziali del 2028». Profezie ed esortazioni di Yascha Mounk, politologo della Johns Hopkins University.
Cosa significa il risultato di martedì guardando al futuro?
«È stato un grande successo per i democratici, con candidati moderati in Virginia e New Jersey e un progressista a New York. In comune c’è molta rabbia contro Trump, da parte di chi lo aveva fatto vincere nel 2024, come giovani e minoranze. È un buon segno per le midterm e le presidenziali, con due cautele: che Trump non era sulla scheda, e in passato i repubblicani erano favoriti nelle elezioni locali perché erano il partito dei ricchi e istruiti; ora i dem sono questo partito e si tratta di vedere se il loro vantaggio nel voto locale si ripeterà nel 2026 e 2028».
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NEW YORK – «I risultati delle elezioni aprono la porta alla vittoria dei democratici nelle midterm del 2026, ma non adottando a livello nazionale il modello Mamdani. Il vero nodo poi sarà articolare una proposta politica per battere la destra estrema nelle presidenziali del 2028». Profezie ed esortazioni di Yascha Mounk, politologo della Johns Hopkins University.
Cosa significa il risultato di martedì guardando al futuro?
«È stato un grande successo per i democratici, con candidati moderati in Virginia e New Jersey e un progressista a New York. In comune c’è molta rabbia contro Trump, da parte di chi lo aveva fatto vincere nel 2024, come giovani e minoranze. È un buon segno per le midterm e le presidenziali, con due cautele: che Trump non era sulla scheda, e in passato i repubblicani erano favoriti nelle elezioni locali perché erano il partito dei ricchi e istruiti; ora i dem sono questo partito e si tratta di vedere se il loro vantaggio nel voto locale si ripeterà nel 2026 e 2028».
Si vince con il progressista Mamdani o la moderata Spanberger?
«Entrambi, ma bisogna capire dove. Mamdani nei sondaggi nazionali è impopolare. A New York ha vinto con il 50%, mentre Adams aveva il 66% e De Blasio il 73%. Ha prevalso nei quartieri liberal, ma non in quelli operai, e tra chi guadagna più di 100mila dollari. È la personalizzazione del Partito democratico elitario. A New York va bene, ma l’idea che con la sua linea i democratici vincano al Senato in Wisconsin o Georgia è falsa».
Dovranno puntare sulla linea moderata?
«Da una parte c’è Mamdani che ha carisma e ha ispirato entusiasmo anche internazionale, ma con un’ideologia che farà più danno che aiuto al brand nazionale del partito. Dall’altra ci sono moderati come Spanberger più vicini all’opinione pubblica media, ma a cui manca completamente il carisma per diventare candidati presidenziali. Quindi progressisti con la personalità per diventare star, ma con posizioni che spiegano la bassa popolarità dei democratici a livello nazionale, e moderati senza carisma. Non so se uno o l’altro siano abbastanza per vincere nel 2028».
Il governatore della California Newsom può essere il compromesso?
«No, sembra un attore di Hollywood, ma il cattivo. Copia Trump da sinistra, ma se gli americani vogliono un bullo, allora l’originale è più forte. Le alternative sono 4-5 candidati, nessuno ovvio. Si capirà solo quando inizieranno la campagna nazionale. Con carisma e non lontani dall’opinione pubblica sono Buttigieg, Whitmer, Shapiro, Beshear».
Perché il 7% degli elettori di Trump è tornato con i democratici?
«Negli Usa ci sono due partiti disfunzionali, i repubblicani più pericolosi, ma entrambi impopolari. La rabbia si rovescia su chi è al governo. Nel 2024 aveva aiutato Trump, ora la delusione economica e per le misure culturali più estreme, le deportazioni, i soldati in strada, aiutano i democratici. Ma il problema è più grande, non riguarda solo gli Usa: formulare un’offerta che consenta ai moderati di battere l’estrema destra. I dem non sono vicini a una soluzione che combini il capitalismo corretto e i temi culturali che uniscano tolleranza e moderazione. Se non la trovano, il rischio è che tra qualche anno avremo come presidente Trump junior».