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New York, è gia scontro tra Mamdani e Trump: “Niente fondi alla città”

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Il presidente minaccia il neo sindaco, che ingaggia 200 avvocati. La rinascita dem fa paura ai repubblicani: “Donald anatra zoppa”
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NEW YORK – Trump avverte Mamdani che «deve essere gentile con me, altrimenti non avrà alcuna possibilità di successo». Il nuovo sindaco della sua città gli risponde che si prepara ad assumere duecento avvocati per difenderla in tribunale dagli attacchi della Casa Bianca. Comincia sul piede di guerra il rapporto fra Donald e Zohran e forse non poteva andare altrimenti, non solo per la distanza ideologica che li separa, ma soprattutto perché democratici e repubblicani vedono nei risultati di martedì l’inizio di una sfida nazionale, che potrebbe cambiare gli equilibri a Washington e avviare il declino del presidente, già definito dal sito Politico «un’anatra zoppa».

Parlando con la Fox, dopo aver accusato Mamdani di voler instaurare un regime comunista a New York, Trump gli ha intimato di «lavorare con il sistema, non contro di esso, altrimenti rischia di perdere molto». La prima minaccia è che il presidente blocchi i finanziamenti federali alla sua città, che sono 7,4 miliardi di dolla…

NEW YORK – Trump avverte Mamdani che «deve essere gentile con me, altrimenti non avrà alcuna possibilità di successo». Il nuovo sindaco della sua città gli risponde che si prepara ad assumere duecento avvocati per difenderla in tribunale dagli attacchi della Casa Bianca. Comincia sul piede di guerra il rapporto fra Donald e Zohran e forse non poteva andare altrimenti, non solo per la distanza ideologica che li separa, ma soprattutto perché democratici e repubblicani vedono nei risultati di martedì l’inizio di una sfida nazionale, che potrebbe cambiare gli equilibri a Washington e avviare il declino del presidente, già definito dal sito Politico «un’anatra zoppa».

Parlando con la Fox, dopo aver accusato Mamdani di voler instaurare un regime comunista a New York, Trump gli ha intimato di «lavorare con il sistema, non contro di esso, altrimenti rischia di perdere molto». La prima minaccia è che il presidente blocchi i finanziamenti federali alla sua città, che sono 7,4 miliardi di dollari all’anno. Non molti, circa il 6% di un bilancio da oltre 166 miliardi, ma guarda caso la stessa cifra del costo stimato per i principali programmi sociali del sindaco, come i bus o l’assistenza gratuita per l’infanzia. Il rivale socialista potrebbe recuperare questi dollari tassando ancora di più i ricchi come Donald, che però ha trasferito la propria residenza, o i suoi amici rimasti in città. La seconda minaccia è l’invio dei militari nelle strade per garantire l’ordine, come è già successo a Los Angeles, nonostante la criminalità sia in costante discesa dopo l’impennata del Covid e Zohran abbia promesso di confermare l’attuale responsabile della polizia Jessica Tisch, considerata competente e affidabile anche dai repubblicani.

Mamdani ha risposto a Trump attraverso il New York Times, mettendo da parte i toni concilianti della campagna elettorale, per affermare invece che ha ricevuto un mandato dagli elettori e intende realizzarlo dal primo giorno. Ha formato una squadra per la transizione composta solo da donne, Elana Leopold direttrice esecutiva, Maria Torres-Springer, Grace Bonilla, Melanie Hartzog e Lina Khan, già presidente della Federal Trade Commission con Biden. Il suo sito sollecita l’invio dei curriculum a chiunque voglia lavorare nella nuova amministrazione. Mamdani ha detto di essere «pronto a lavorare con Trump sui temi che interessano agli abitanti della città, come il caro vita, ma se li attaccherà per chi sono o come vivono li difenderò con le unghie». Il presidente, secondo il New York Times, in pubblico lo svillaneggia, ma in privato lo considera «scaltro e ottimo oratore». Anche Wall Street sta cambiando tono, e grandi finanzieri come Bill Ackman e l’onnipotente Jamie Dimon di JP Morgan offrono di collaborare.

La sfida però non è solo personale e non è locale. Secondo l’analisi dei flussi elettorali, le vincitrici delle corse alle poltrone di governatrice di Virginia e New Jersey, Spanberger e Sherrill, hanno portato via ai repubblicani il 7% degli elettori che nel 2024 avevano votato Trump, soprattutto fra minoranze, giovani, famiglie suburbane. Se questa tendenza si ripetesse a livello nazionale nelle midterm del prossimo anno, i democratici pensano di poter riconquistare la maggioranza non solo alla Camera, ma anche al Senato, prendendo di mira seggi del Gop come quelli in Iowa, Alaska e Ohio. Magari esagerano, sulle ali dell’entusiasmo, ma Politico scrive che diversi repubblicani considerano Trump già un’anatra zoppa e pensano a come riposizionarsi per le presidenziali del 2028.

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