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Robert De Niro a Roma celebra Mamdani: “Ora riprendiamoci l’America”

(reuters)

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L’attore, nella capitale per una serie di eventi, entusiasta dell’esito del voto: “Possiamo liberarci di questo presidente orribile”
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ROMA – Il pacato Robert De Niro di marrone vestito s’accende davvero quando parla di politica: la vittoria del nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, lo entusiasma ancor di più dell’apertura del suo hotel-ristorante Nobu sulla via Veneto della Dolce vita. Per l’attore 82enne, che da anni si espone a volto scoperto contro Donald Trump, è la prova che l’impegno e la mobilitazione funzionano e il successo del trentaquattrenne progressista è un segnale chiaro: «Io vedo che le persone hanno incominciato a capire. Per anni ho continuato a usare questo termine, “speranza”, abbiamo sperato questo, abbiamo sperato quello, abbiamo sperato che certi impedimenti lo avrebbero bloccato, ma lui è sempre riuscito a eludere le condanne, a sfuggire a qualsiasi cosa. Però poi finalmente le persone hanno iniziato a capire che è una persona che va affrontata, gestita. La gente ha compreso la gravità della situazione. E sta crescendo il numero di persone che hanno acquisito consapevolezza di quello che…

ROMA – Il pacato Robert De Niro di marrone vestito s’accende davvero quando parla di politica: la vittoria del nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, lo entusiasma ancor di più dell’apertura del suo hotel-ristorante Nobu sulla via Veneto della Dolce vita. Per l’attore 82enne, che da anni si espone a volto scoperto contro Donald Trump, è la prova che l’impegno e la mobilitazione funzionano e il successo del trentaquattrenne progressista è un segnale chiaro: «Io vedo che le persone hanno incominciato a capire. Per anni ho continuato a usare questo termine, “speranza”, abbiamo sperato questo, abbiamo sperato quello, abbiamo sperato che certi impedimenti lo avrebbero bloccato, ma lui è sempre riuscito a eludere le condanne, a sfuggire a qualsiasi cosa. Però poi finalmente le persone hanno iniziato a capire che è una persona che va affrontata, gestita. La gente ha compreso la gravità della situazione. E sta crescendo il numero di persone che hanno acquisito consapevolezza di quello che ha fatto, di quel che significa, del disastro che ha provocato nel nostro Paese e delle minacce, non osate fare questo e non osate dire quest’altro. Ora — continua l’attore — è arrivato il momento di riprendercelo, questo nostro Paese».

Del nuovo sindaco De Niro, che incontriamo a Roma al cinema Fiamma (che riaprirà nel 2026 e del quale ha ricevuto la tessera numero 001), ospite di Alice nella Città, dopo aver ricevuto la Lupa Capitolina in Campidoglio dal sindaco Gualtieri, ragiona: «Mamdani è giovane, spero che riesca a fare le cose che ha in mente di realizzare. Ne ha l’energia. E ha sfidato Trump, gli ha detto “Vieni, noi siamo pronti, siamo qui, vieni a prenderci”. Un segnale importante, perché ora altre persone iniziano a capire, cambiare, a dire basta. Bisogna continuare a spingere, a spingere e a spingere, e non mollare. E finalmente liberarci di questo orribile e mostruoso presidente. Mi imbarazza, come americano, essere rappresentato da una figura così».

De Niro di sicuro non ha smesso mai di spingere. Alcune sue uscite sono rimaste nella memoria collettiva: nel 2016, in un video pro-voto, attaccò frontalmente Trump dicendo che gli sarebbe piaciuto “dargli un pugno in faccia”; nel 2018, sul palco dei Tony Awards, scandì “Fuck Trump” tra le ovazioni; più di recente, davanti al tribunale di Manhattan, lo ha definito un pericolo per la democrazia. Momenti che spiegano il perché della sua gioia di oggi e la coerenza della sua postura pubblica. A Cannes lo avevamo incontrato dopo il discorso sul “filisteo Trump”, sulla libertà dell’arte e sulla difesa della democrazia che aveva infiammato il mondo. E De Niro aveva parlato del presidente “bullo”: «Il bullo viene a chiederti i soldi della merenda il lunedì e ti chiede il 25 per cento. Poi tre giorni dopo torna, e ti chiede di più. È questo il problema. Se vede che può farla franca, continuerà. Ed è per questo che deve essere fermato dal nostro sistema in America, che però al momento non sta funzionando bene. Ma penso che proteste, manifestazioni, indignazione pubblica possano spingere chi è al Congresso e al Senato a chiedersi: preferisco affrontare la furia dei miei elettori o Trump e la sua banda? Devono avere più paura dei cittadini. Solo così si corregge questo errore».

I cittadini newyorkesi la loro rabbia l’hanno incanalata nelle energie di Zohran Mamdani, economista e attivista progressista di origini ugandesi, figura simbolo di una generazione post-razziale e socialista che ha costruito la sua ascesa su battaglie per l’equità abitativa, la giustizia climatica e i diritti dei lavoratori. De Niro ha trovato qualcuno capace di sfidare il bullo, e magari batterlo.

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