NEW YORK - C’è una variante che potrebbe dare una svolta al conflitto russo-ucraino e non è una buona notizia per Kiev e l’Europa: non sono i missili americani a lunga gittata Tomahawk richiesti inutilmente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma la stanchezza di Donald Trump. Secondo alcuni analisti statunitensi, il presidente russo Vladimir Putin punta sulla spossatezza di Trump e degli americani per portare avanti la sua campagna in Ucraina. Ma è soprattutto quella del tycoon a dare fiducia ai russi. Il Cremlino vorrebbe sfruttare il fatto che l’inquilino della Casa Bianca appaia affaticato e frustrato dall’assenza di una svolta positiva nel conflitto. Ad avere un ruolo potrebbe essere anche l’indebolimento vero e proprio del presidente degli Stati Uniti. Un Trump in declino mentale - è un’ipotesi che viene presa adesso in considerazione - potrebbe giocare in favore della Russia.
Gli ultimi segnali vengono seguiti con attenzione da Mosca. Le immagini di venerdì sera del ritor…
NEW YORK - C’è una variante che potrebbe dare una svolta al conflitto russo-ucraino e non è una buona notizia per Kiev e l’Europa: non sono i missili americani a lunga gittata Tomahawk richiesti inutilmente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma la stanchezza di Donald Trump. Secondo alcuni analisti statunitensi, il presidente russo Vladimir Putin punta sulla spossatezza di Trump e degli americani per portare avanti la sua campagna in Ucraina. Ma è soprattutto quella del tycoon a dare fiducia ai russi. Il Cremlino vorrebbe sfruttare il fatto che l’inquilino della Casa Bianca appaia affaticato e frustrato dall’assenza di una svolta positiva nel conflitto. Ad avere un ruolo potrebbe essere anche l’indebolimento vero e proprio del presidente degli Stati Uniti. Un Trump in declino mentale - è un’ipotesi che viene presa adesso in considerazione - potrebbe giocare in favore della Russia.
Gli ultimi segnali vengono seguiti con attenzione da Mosca. Le immagini di venerdì sera del ritorno a Mar-a-Lago del presidente degli Stati Uniti, e trasmesse dalla rete conservatrice Fox News, hanno rilanciato i dubbi sulle condizioni di un uomo di 79 anni, affetto da insufficienza venosa cronica alle gambe, apparso affaticato nello scendere dalla scaletta dell’Air Force One e descritto come uno che “è quasi collassato” nella limousine che lo ha accompagnato al suo resort di Palm Beach, in Florida.
Le immagini hanno scatenato i commenti sui social. L’account su X gestito dallo staff del governatore della California e probabile candidato presidenziale nel 2028, Gavin Newsom, ha rilanciato il soprannome “Dozy”, cioè “assonnato” o “mezzo addormentato”, per descrivere Trump, che in una foto scattata nei giorni scorsi a una conferenza stampa era stato pizzicato mentre dormiva. “Dozy Don is back!”, ha scritto lo staff di Newsom. Dopo lo “Sleepy Joe” coniato da Trump e che ha perseguitato Joe Biden per tutta la sua presidenza, la saga continua in forma di nemesi: adesso è The Donald nel mirino. La storia di Dozy arriva dopo una settimana complicata per il presidente, apparso a tratti sconclusionato. A un evento pubblico ha confuso il Sud Africa e il Sud America, e Cuba, sostenendo che molti fossero scappati dal Sud Africa per rifugiarsi a Miami a causa del comunismo. Oggi ha annunciato la proclamazione della “settimana dell’anticomunismo”, dando il via alla commemorazione della "devastazione causata da una delle ideologie più distruttive della storia” e ha scelto quella che va dal 2 all’8 novembre, cioè quando ormai la ‘settimana’ è quasi passata. In un’altra occasione Trump ha sostenuto di essere stato “incriminato” per aver cercato illegalmente aiuto dall’Ucraina, quando in realtà è stato molto più che incriminato: è finito sotto impeachment, processato dal Congresso.
Non è chiaro, sottolinea il Daily Beast, uno dei media che ha analizzato le condizioni del presidente, se le sue affermazioni siano legate al declino mentale - alcuni psichiatri parlano apertamente di segni di demenza - alla propensione a dire bugie o alla mancanza di cultura, che lo porta a confondere l’Albania e l’Armenia. Anche durante la conferenza di venerdì con il premier ungherese Viktór Orban, Trump ha risposto ad alcune domande mettendoci dentro temi che non c’entravano, come quando, parlando della criminalità in Europa legata all’immigrazione, il tycoon ha citato la decisione degli alleati Nato di aumentare la spesa militare, buttando numeri senza contesto, e finendo la risposta in modo non chiaro. Da dodici giorni The Donald si è presentato ai giornalisti seduto dietro una scrivania, nascondendo le caviglie, apparse in passato gonfie, e diventate negli ultimi tempi tema di feroce diagnosi da parte di media e medici.
Trump sta davvero male? E’ in declino rapido? E quei lividi sul dorso delle mani? Il presidente, in realtà, alcune volte appare su di giri e pieno di energia, molto più del suo predecessore, e capace di viaggiare in tutto il mondo, incontrare nello spazio di un giorno il presidente cinese Xi Jinping in Corea del Sud, e poi ricevere i bambini alla Casa Bianca per celebrare Halloween. Ma a lasciare i dubbi sono alcuni momenti, in cui Trump appare davvero invecchiato e stanco. L’immagine nello Studio Ovale di lui paralizzato, in piedi, le braccia stese lungo il corpo, mentre alle spalle un ospite era svenuto è considerata la foto dell’anno. E, per i suoi oppositori, quella simbolo di una presidenza. Putin potrebbe averla trovata bellissima.