La lettera di Guterres agli ambasciatori: “L’Onu verso la bancarotta”. È colpa di Usa e Cina
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – L’Onu è lanciata in una "corsa rapida verso la bancarotta". Sarebbe prevenibile, se gli stati membri pagassero in tempo i loro contributi, ma senza questi soldi potrebbe diventare inevitabile, nonostante il Palazzo di Vetro continui a tagliare le sue spese.
Scrive così il segretario generale Antonio Guterres, in una lettera riservata spedita il 3 novembre scorso agli ambasciatori dei paesi delle Nazioni Unite, che Repubblica ha ottenuto. Il capo dell’Onu non nomina i responsabili e non punta il dito, ma fonti diplomatiche con una conoscenza diretta del dossier non esitano a farlo: i principali colpevoli sono ovviamente gli Stati Uniti, che hanno ridotto i loro contributi, ma anche la Cina, che viene considerata un contrappeso al bullismo e al disinteresse dell’amministrazione Trump, però in realtà ritarda così tanto i propri pagamenti da accelerare la bancarotta.
L’Unione Europea e i suoi membri restano l’unico fra i tre finanziatori principali del Palazzo di Vetro a con…
NEW YORK – L’Onu è lanciata in una "corsa rapida verso la bancarotta". Sarebbe prevenibile, se gli stati membri pagassero in tempo i loro contributi, ma senza questi soldi potrebbe diventare inevitabile, nonostante il Palazzo di Vetro continui a tagliare le sue spese.
Scrive così il segretario generale Antonio Guterres, in una lettera riservata spedita il 3 novembre scorso agli ambasciatori dei paesi delle Nazioni Unite, che Repubblica ha ottenuto. Il capo dell’Onu non nomina i responsabili e non punta il dito, ma fonti diplomatiche con una conoscenza diretta del dossier non esitano a farlo: i principali colpevoli sono ovviamente gli Stati Uniti, che hanno ridotto i loro contributi, ma anche la Cina, che viene considerata un contrappeso al bullismo e al disinteresse dell’amministrazione Trump, però in realtà ritarda così tanto i propri pagamenti da accelerare la bancarotta.
L’Unione Europea e i suoi membri restano l’unico fra i tre finanziatori principali del Palazzo di Vetro a conservare un comportamento responsabile, sborsando il dovuto e non usando la propria forza finanziaria come grimaldello per ricatti vari, ma ciò non basta per tenere a galla la nave del multilateralismo, proprio mentre instabilità e conflitti si moltiplicano in tutto il mondo.
"Non tutti gli Stati membri pagano per intero, alcuni pagano in ritardo”
"Eccellenza, a febbraio vi ho scritto in merito alla crisi di liquidità in corso - scrive Guterres nella lettera agli ambasciatori - e alle misure aggressive di risparmio del contante che sono stato costretto ad attuare per il bilancio regolare delle operazioni. Queste misure sono state rese necessarie da ingenti arretrati, liquidità esaurita nelle riserve per tutto l'anno, significativa incertezza sulle probabili riscossioni e l'imperativo di conservare la liquidità per evitare una crisi più grande nel 2026. Senza queste restrizioni di spesa, avremmo esaurito la liquidità per le normali operazioni di bilancio entro settembre, mettendo così a rischio la Settimana di Alto Livello".
Quindi il segretario generale spiega: "Conoscete tutti i problemi fondamentali, ma vale la pena riprenderli: non tutti gli Stati membri pagano per intero e molti non pagano in tempo. A fine anno gli arretrati rimangono elevati, erodendo le riserve di liquidità destinate a colmare le carenze intra-annuali. I pagamenti in ritardo, in particolare quelli di importo elevato negli ultimi mesi o addirittura settimane dell'anno, complicano la pianificazione dei flussi di cassa in uscita, lasciando tempo insufficiente per attuare i mandati e intraprendere le spese. Ad aggravare questo problema ci sono le richieste di restituzione dei fondi non spesi agli Stati membri, compresi quelli che non hanno versato integralmente, anche se non abbiamo il denaro da restituire, poiché i fondi che non sono stati spesi semplicemente non esistevano a causa dell’elevato livello di arretrati. Quindi la crisi di liquidità si aggraverebbe se si verificassero le restituzioni".
Il circolo viziosa che porta alla bancarotta
Qui serve un chiarimento. Quando l’Onu non spende i soldi dei contributi destinati dal bilancio a pagare le sue attività, deve restituirli ai paesi membri. Il ritardo nei pagamenti però obbliga il Palazzo di Vetro a ridare soldi che non ha mai ricevuto, innescando un circolo vizioso con cui va diritto alla bancarotta.
"Questa sequenza dannosa - denuncia Guterres - si ripete continuamente. Ho strumenti molto limitati per mitigare l’impatto negativo sull'attuazione dei mandati o per arrestare il circolo vizioso. Di conseguenza, sei degli ultimi sette anni hanno richiesto restrizioni di spesa per le operazioni. Abbiamo iniziato il 2025 con il nostro Working Capital Fund impoverito di 760 milioni di dollari per i contributi non pagati. Alla fine di settembre, avevamo raccolto solo il 66,2% dei pagamenti annuali, rispetto al 78,1% del 2024. Ancora più importante, abbiamo iniziato il quarto trimestre con una significativa incertezza su quando e quanto riceveremo dagli Stati membri entro la fine dell'anno. Abbiamo dovuto prendere in prestito l'intero importo del Working Capital Fund, poiché gli incassi di quel mese non si sono materializzati. Probabilmente avremo bisogno di prendere in prestito l'intero importo dallo Special Account, esaurendo così le nostre normali riserve di liquidità. Questo ci lascerà solo circa 130 milioni di dollari di liquidità fino alla fine dell'anno". Bruscolini, per un’organizzazione delle dimensioni e con i compiti dell’Onu.
La crisi di liquidità
"A questo punto - prosegue il segretario generale - non ho altra scelta che continuare tutte le limitazioni di spesa per il resto dell'anno. Sapete che abbiamo stabilito, all'inizio di marzo, un obiettivo di riduzione della spesa per 600 milioni di dollari, pari a circa il 17% del bilancio ordinario, compresi i fondi per le missioni politiche speciali. La raccolta relativamente bassa finora (72,3%) e la continua incertezza sulla raccolta totale per l'anno, hanno infranto le nostre speranze di accelerare la spesa e migliorare l'erogazione dei programmi. D'altra parte, ora siamo costretti ad esplorare più opportunità per risparmiare liquidità, nel tentativo di prepararci in anticipo a una situazione più difficile l'anno prossimo. Queste restrizioni nel tempo portano a inefficienza, aumento dei costi e, in ultima analisi, insolvenza".
Guterres entra nei dettagli: "Nel 2024 non abbiamo raccolto abbastanza liquidità per recuperare le nostre riserve o per fornire in tempo programmi migliori. Con solo il 92% del bilancio attuato, nel 2026 potrebbe essere richiesta la restituzione di quasi 300 milioni di dollari di crediti. Ciò significherebbe innescare un'altra crisi di liquidità nel 2026, costringendoci ad una riduzione di oltre il 10% delle spese preventivate, anche se ricevessimo il 100% di incassi. Analogamente, i 600 milioni di dollari che probabilmente saremo costretti a risparmiare quest'anno aumenterebbero il problema della liquidità nel 2027, costringendoci a una potenziale riduzione di oltre il 20% del bilancio".
Il pericolo denunciato dal segretario generale è drammatico: "Il circolo vizioso della restituzione dei fondi che non potremmo spendere, perché non li abbiamo mai riscossi, aggraverebbe in modo significativo la nostra crisi di liquidità e diventerebbe una corsa prevenibile ma rapida verso la bancarotta".
L’appello di Gueterres
L’Onu ha avviato un piano per rimediare a questa crisi, ma "vi esorto vivamente a considerare con attenzione e in modo positivo le nostre proposte, per poter trovare soluzioni più durature alla crisi di liquidità. Non sottolineerò mai abbastanza l'imperativo di ritardare temporaneamente la restituzione di 300 milioni di dollari all'inizio del 2026". Quindi Guterres conclude: "Faccio appello ancora una volta a tutti gli Stati membri affinché paghino integralmente e puntualmente e ringrazio coloro che lo hanno fatto".
E’ importante capire di cosa stiamo parlando, perché molti accusano l’Onu di sperperare i soldi, o per ignoranza o malafede. Il bilancio regolare annuale del Palazzo di Vetro è di 3,72 miliardi di dollari, grosso modo un decimo della finanziaria italiana. Elon Musk guadagna assai di più in un solo giorno di lavoro. Il bilancio per le operazioni di pace, che possono cambiare di anno in anno, è poco di più, 5,38 miliardi. Parliamo di cifre che impallidiscono se paragonate a quelle del Pentagono, che nel 2026 spenderà 961,6 miliardi di dollari. Pochi lo sanno, ma i paesi membri dell’Unione Europea sono collettivamente il primo contributore al bilancio regolare, con il 24% del totale, seguiti dagli Usa con il 22 e la Cina con il 20%. Quindi il presidente Trump ci accusa di essere scrocconi e decide misure draconiane per tagliare i contributi americani, che sono un’inezia per un paese con un pil dal 30.000 miliardi di dollari all’anno, mentre in realtà il Vecchio Continente paga più degli Usa, come peraltro è avvenuto anche per l’Ucraina.
Guterres queste ingiustizie non le denuncia perché ha bisogno di andare d’accordo con tutti, ma sono la verità. La crisi di liquidità dell’Onu e il rischio bancarotta dipendono soprattutto dagli Usa e dalla Cina, i primi perché non vogliono più pagare, e la seconda perché lo fa in ritardo. Salvo poi lamentarsi che il Palazzo di Vetro non è efficiente, o pretendere che il Consiglio di Sicurezza approvi il piano di pace per Gaza e legittimi la forza di stabilizzazione internazionale. Perché a parole l’Onu è la fonte di tutti i mali, tranne quando si conferma indispensabile per risolvere i guai combinati dai suoi paesi membri.