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Israele, l’ex avvocata dell’Idf avrebbe tentato il suicidio: ricoverata

Yifat Tomer-Yerushalmi
Yifat Tomer-Yerushalmi 

La donna, arrestata il 2 novembre per aver diffuso un video in cui si vedevano abusi di soldati israeliani contro un detenuto palestinese, si trovava ai domiciliari

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GERUSALEMME – L’ex avvocata militare generale dell’esercito israeliano, Yifat Tomer Yerushalmi, è stata portata d’urgenza al pronto soccorso dell'ospedale Ichilov di Tel Aviv dopo essere stata trovata in stato di semi-coscienza. Non è in pericolo di vita, ma i medici e gli investigatori temono che abbia tentato il suicido assumendo una dosa massiccia di farmaci. Arrestata per la fuga di notizie che ha rivelato gli abusi su un detenuto palestinese nel carcere militare di Sde Teiman, il maggiore generale era stato liberato venerdì e messo ai domiciliari.

Una settimana fa la donna aveva fatto perdere le sue tracce scatenando ricerche frenetiche della polizia e delle forze armate sulla spiaggia di Hatzuk a Tel Aviv. Era stata ritrovata dopo diverse ore ma il suo smartphone era sparito. Venerdì una donna di 50 anni l’’ha recuperato in acque poco profonde. La polizia sta indagando per capire se ci siano state manomissioni o se l’ex avvocata abbia cancellato dei contenuti. "L’avvocata militare generale è in custodia e ci ha fornito il codice del cellulare", hanno fatto sapere la polizia.. Il telefono era acceso al momento del ritrovamento.

Tomer-Yerushalmi è stata condannata a 10 giorni di arresti domiciliari e le è stato vietato di contattare le persone coinvolte nel caso per 55 giorni. Nell’agosto del 2024 l’avvocata fece arrivare a un giornalista di Channel 12, Guy Peleg, il video che riprendeva un gruppo di riservisti dell'Idf accanirsi contro un prigioniero palestinese. Sei di loro sono sotto indagine per violenze. I referti medici sul detenuto hanno confermato che fu seviziato. La fuga di notizie era avvenuta comunque dopo l’apertura dell’indagine da parte della procura militare e l’avvocata ha spiegato di essere ricorsa a questo espediente per fermare la campagna di minacce e delegittimazione portata avanti dalla destra israeliana che non voleva l’inchiesta, e che la considera una traditrice per aver infangato il nome delle forze armate israeliane. Ancora sabato sera decine di persone si sono radunate sotto casa della militare per chiedere che venisse riportata in carcere.

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