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Jara: “Io come Mamdani impedirò che il Cile torni agli amici di Pinochet”

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L’intervista alla candidata della sinistra che sfida l’esponente di ultradestra Kast: “Mi impegno a governare per tutti, lavorando affinché le famiglie cilene possano arrivare a fine mese serenamente, vivendo in quartieri sicuri”
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SANTIAGO DEL CILE – Quando lo scorso 29 giugno, Jeannette Jara ha vinto le primarie della coalizione di sinistra in Cile, è salita sul palco e ha parlato di ciò che le sta più a cuore: le sue origini umili in un Paese, il Cile, che è estremamente diseguale. «Sono stata una bambina proveniente da un contesto povero – ha dichiarato - Voglio dire a tutte le bambine che mi stanno guardando oggi in televisione: non permettete a nessuno di dirvi che i vostri sogni sono impossibili. Io sono partita da Conchalì (un quartiere popolare della capitale, ndr) e arriverò alla Moneda». Avvocata e amministratrice pubblica, Jara ha 51 anni e una lunga carriera politica alle spalle. Figlia di una casalinga e di un meccanico, è stata la prima laureata della sua famiglia. Ha iniziato a militare nella Gioventù del Partito comunista cileno quando aveva solo 15 anni e da allora ha ricoperto ruoli sempre più rilevanti, fino a diventare la candidata alle presidenziali del Partito. Ex Ministra del Lavoro dell’…

SANTIAGO DEL CILE – Quando lo scorso 29 giugno, Jeannette Jara ha vinto le primarie della coalizione di sinistra in Cile, è salita sul palco e ha parlato di ciò che le sta più a cuore: le sue origini umili in un Paese, il Cile, che è estremamente diseguale. «Sono stata una bambina proveniente da un contesto povero – ha dichiarato - Voglio dire a tutte le bambine che mi stanno guardando oggi in televisione: non permettete a nessuno di dirvi che i vostri sogni sono impossibili. Io sono partita da Conchalì (un quartiere popolare della capitale, ndr) e arriverò alla Moneda». Avvocata e amministratrice pubblica, Jara ha 51 anni e una lunga carriera politica alle spalle. Figlia di una casalinga e di un meccanico, è stata la prima laureata della sua famiglia. Ha iniziato a militare nella Gioventù del Partito comunista cileno quando aveva solo 15 anni e da allora ha ricoperto ruoli sempre più rilevanti, fino a diventare la candidata alle presidenziali del Partito. Ex Ministra del Lavoro dell’attuale governo progressista cileno, Jara ha vinto le primarie della sinistra con il 60% dei voti. Il suo programma si centra su tre pilastri: contrastare l’aumento del costo della vita, rafforzare la sicurezza e migliorare la sanità pubblica. I sondaggi la danno favorita per le elezioni presidenziali del 16 novembre con il 28% delle preferenze, contro il 23% del candidato di ultradestra José Antonio Kast. Se confermato, i due si sfideranno al ballottaggio del 14 dicembre: una contesa fra Jara, donna di origini popolari e comunista, e Kast, di ideali di ultradestra, simpatizzante di Pinochet ed erede di una famiglia tedesca nazista fuggita in Cile dopo la guerra.

Il Cile ha un rapporto complesso con la sinistra e molti cittadini temono il comunismo. Oggi lei non è la candidata comunista, ma quella della coalizione di centrosinistra. Tuttavia, molti elettori potrebbero continuare ad associarla solo al Partito Comunista e temere la sua elezione. Cosa direbbe a questi cittadini?

«In Cile si è parlato e discusso molto di questo argomento, ma penso che i cittadini cileni siano più preoccupati per le proprie urgenze che per la mia militanza. Oggi rappresento la coalizione di centrosinistra più ampia che il Cile abbia mai avuto, in cui confluiscono partiti come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista. Mi impegno a governare per tutti, lavorando affinché le famiglie cilene possano arrivare a fine mese serenamente, vivendo in quartieri sicuri. La mia candidatura è un invito a un vero cambiamento per il Paese: per la prima volta, una persona cresciuta in un quartiere popolare come Conchalí può diventare presidente».

(reuters)

Come spiega l’avanzata dell’estrema destra a livello mondiale?

«Più che soffermarci solo sulle cause di questa avanzata, credo che dovremmo ascoltare e capire che cosa si aspettano oggi i cittadini dalla politica. Viviamo in un’epoca segnata da una profonda sfiducia nelle istituzioni: quello che conta è come reagiamo. L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York dà fiducia. È un politico che, proprio come nel mio programma, ha messo al centro il tema del costo della vita, un problema che l’estrema destra non fa che aggravare. Con la mia proposta di governo vogliamo ricostruire la fiducia, avvicinando lo Stato alle persone e mettendolo davvero al loro servizio, con soluzioni concrete che migliorino la vita quotidiana. Mi preoccupano i passi indietro sui diritti che il Cile potrebbe subire se l’ultradestra arrivasse al potere. Lotterò perché nessun diritto venga limitato e perché il Cile continui ad avanzare per ottenere dignità, uguaglianza e benessere per tutti».

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Come si rapporterebbe un suo eventuale governo con presidenti di estrema destra come Donald Trump o l’argentino Javier Milei?

«Aspiro a governare il Cile, e questo significa mettere sempre gli interessi del Paese al primo posto. Per questo mi auguro di poter mantenere le migliori relazioni diplomatiche. Io non condivido la guerra commerciale promossa dagli Stati Uniti e l’incertezza che ha generato nell’economia mondiale, ma rispetto i processi democratici di ogni Paese».

Queste elezioni ruotano principalmente attorno al tema della sicurezza, anche per via dell’enfasi data dai media locali all’aumento dei crimini (soprattutto quelli legati al narcotraffico) in Cile. Come affronterebbe la questione il suo governo?

«La sicurezza non è di destra o di sinistra: poter vivere in pace è un diritto di tutti. Il crimine organizzato in Cile è diventato sempre più sofisticato e per combatterlo abbiamo bisogno di un forte uso di forze armate e polizia, accompagnato da intelligenza e tecnologia. Però dobbiamo anche colpire il crimine organizzato dove gli faremmo più danno: puntando ai loro finanziamenti, ponendo fine al segreto bancario che oggi è un ostacolo nel contrasto al riciclaggio di denaro».

(afp)

Durante la campagna ha sottolineato le sue origini popolari. Che importanza ha, secondo lei, che il Paese abbia una presidente di origini umili?

«Credo che questo rappresenterebbe il vero cambiamento per il Cile: che per la prima volta possa governare qualcuno che proviene da dove viene la maggioranza dei cittadini e che conosce il Paese non attraverso rapporti stilati da qualcuno, ma perché lo ha vissuto sulla propria pelle. Qualcuno che sa cosa significa lavorare e andare avanti senza privilegi. Qualcuno che mantiene le promesse invece che limitarsi a farle».

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