Kupchan: “L’Europa divisa ha una storia di sangue, rischi dal patto Usa-Ungheria”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – L’Europa senza integrazione ha una storia molto sanguinosa alle spalle». Parte da qui la riflessione del politologo della Georgetown University Charles Kupchan, responsabile del Vecchio Continente nella Casa Bianca di Obama, che poi aggiunge: «I nostri paesi stanno collettivamente flirtando col pericolo, in un clima che ricorda l’inizio del secolo scorso».
Orbán va da Trump che gli concede di comprare energia russa.
«Aspetterei la conferma ufficiale, perché ultimamente il presidente ha cambiato spesso opinione. Se fosse vero però non mi sorprenderebbe, perché ha un affetto speciale per i leader della destra illiberale come Orbán».
Perché?
«Non so fino a che punto condivida il programma per costruire un’alleanza dei partiti di estrema destra, sostenuto da alcuni membri della sua amministrazione, però con Orbán ci sono molte convergenze non solo sull’immigrazione, ma anche sull’Ucraina».
Il vero obiettivo è demolire l’Unione Europea?
«Di sicuro l’estrema destra reclama la sov…
NEW YORK – L’Europa senza integrazione ha una storia molto sanguinosa alle spalle». Parte da qui la riflessione del politologo della Georgetown University Charles Kupchan, responsabile del Vecchio Continente nella Casa Bianca di Obama, che poi aggiunge: «I nostri paesi stanno collettivamente flirtando col pericolo, in un clima che ricorda l’inizio del secolo scorso».
Orbán va da Trump che gli concede di comprare energia russa.
«Aspetterei la conferma ufficiale, perché ultimamente il presidente ha cambiato spesso opinione. Se fosse vero però non mi sorprenderebbe, perché ha un affetto speciale per i leader della destra illiberale come Orbán».
Perché?
«Non so fino a che punto condivida il programma per costruire un’alleanza dei partiti di estrema destra, sostenuto da alcuni membri della sua amministrazione, però con Orbán ci sono molte convergenze non solo sull’immigrazione, ma anche sull’Ucraina».
Il vero obiettivo è demolire l’Unione Europea?
«Di sicuro l’estrema destra reclama la sovranità e il ripristino del potere delle capitali su Bruxelles. Non sono sicuro però che Trump e Orbán vogliano distruggere la Ue, perché sarebbe una mossa radicale e pericolosa anche per loro. L’Europa senza integrazione ha una storia molto sanguinosa, e soprattutto per un paese piccolo come l’Ungheria tornare al primato degli Stati nazionali sarebbe una prospettiva spaventosa. La Brexit è stata guidata dal sentimento anti immigrati ma ha avuto effetti pratici disastrosi».
Trump dice agli europei che sbagliano e devono rispettare Orbán.
«Ha una visione molto cupa della Ue, però anche confusa. La vede come un nemico commerciale, ma penso che i suoi sussurratori stiano cercando di fargli capire che è stata creata per fuggire dal passato sanguinoso del continente. E’ possibile che le sue opinioni stiano cambiando, soprattutto dopo l’aumento degli investimenti europei nella difesa».
Qual è l’obiettivo di questa alleanza dei partiti di destra?
«Trump ama gli uomini forti, quindi si trova più a suo agio con Orbán che con Merz, ma oltre all’immigrazione non vedo un programma articolato comune. Il vero problema è che in Europa il centro sta lottando per la sua sopravvivenza, e questo non dipende da Trump, ma dai motivi per cui è stato eletto. Tutte le nostre società sono alle prese con l’avanzamento dell’automazione e la tecnologia, e l’impatto sulla classe media e lavoratrice. Se Afd ha successo in Germania non dipende dall’appoggio di Trump, ma dalla difficoltà dei governi tradizionali di risolvere questi problemi».
Perché dimentichiamo le lezioni della storia nel secolo scorso?
«I nostri paesi stanno flirtando collettivamente col pericolo. Vivendo nell’America di Trump capisci come le democrazie possano perdere la direzione, perché lo vedi davanti agli occhi. Stiamo attraversando un cambiamento generazionale e molti non sono consapevoli della storia cupa che portò alla Seconda guerra mondiale. Ma il problema più grave è che ci sono condizioni molto simili alla fine del Diciannovesimo secolo e la prima metà di quello scorso, a partire dalla dislocazione socioeconomica e il mutamento degli equilibri globali del potere. Questo disorientamento provoca perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche, che non sono riuscite a spiegare perché siamo in questo momento di pericolo e come superarlo».
Cosa dobbiamo aspettarci ora in Ucraina?
«Continua la dinamica nota, con la Russia che prende gradualmente territori per ampliare la presenza nel Donbas e bombarda le infrastrutture. Credo che continuerà così, fino a quando crederà di potere vincere sul terreno; non conquistare l’intera Ucraina, ma spaccarla e asservirla. Per impedirlo Trump deve dire chiaramente a Putin che non gli permetterà di vincere, chiedendo al Congresso nuovi finanziamenti e armi per Kiev. Potrebbe arrivarci, perché lui è meno Maga della sua base. Se si convince che dare via libera a Mosca non è nel suo interesse, la fermerà».