New York - Dopo quaranta giorni di shutdown, il blocco dei servizi federali per mancanza di copertura, il Senato del Congresso americano ha raggiunto l’accordo per sbloccare la crisi almeno fino al 30 gennaio. Ci sono almeno otto voti dei Democratici che hanno rotto la linea intransigente del partito: con un voto di 60 a 40, il Senato ha aperto la strada verso l'esame di un disegno di legge che sblocchi i fondi per la riapertura del governo federale. La svolta permetterà di superare la crisi che aveva portato alla paralisi in molti settori chiave degli Stati Uniti, a cominciare dal traffico aereo: domenica sono stati cancellati più di duemila voli, e decine di migliaia di persone sono state costrette a restare a terra.
L’intesa, negoziata dall’indipendente Angus King e i progressisti Jeanne Shaheen e Maggie Hassan assieme ad alcuni Repubblicani, è stata raggiunta dopo due giorni di trattative. Ma tra i Democratici c’è tensione. La battaglia era stata condotta per proteggere il finanzi…
New York - Dopo quaranta giorni di shutdown, il blocco dei servizi federali per mancanza di copertura, il Senato del Congresso americano ha raggiunto l’accordo per sbloccare la crisi almeno fino al 30 gennaio. Ci sono almeno otto voti dei Democratici che hanno rotto la linea intransigente del partito: con un voto di 60 a 40, il Senato ha aperto la strada verso l'esame di un disegno di legge che sblocchi i fondi per la riapertura del governo federale. La svolta permetterà di superare la crisi che aveva portato alla paralisi in molti settori chiave degli Stati Uniti, a cominciare dal traffico aereo: domenica sono stati cancellati più di duemila voli, e decine di migliaia di persone sono state costrette a restare a terra.
L’intesa, negoziata dall’indipendente Angus King e i progressisti Jeanne Shaheen e Maggie Hassan assieme ad alcuni Repubblicani, è stata raggiunta dopo due giorni di trattative. Ma tra i Democratici c’è tensione. La battaglia era stata condotta per proteggere il finanziamento della copertura sanitaria per 14 milioni di americani a basso reddito, una misura che Donald Trump ha cancellato. L’accordo non lo prevede. “Immagino che la gente non sarà contenta”, ha ammesso King. “Io voterò no - ha annunciato il leader di minoranza, Chuck Schumer - perché la gente ha bisogno della copertura sanitaria”. Altri senatori hanno confermato il malumore. Il leader dei Democratici alla Camera, Hakeem Juffries, ha confermato che i progressisti voteranno no all’accordo, una volta che il testo verrà presentato alla Camera in settimana, ma dove basterà la maggioranza semplice per passare. Il Senato è atteso nelle prossime ore votare la misura.
L'accordo, secondo i media americani, aprirà la strada in settimana alla discussione di un pacchetto legislativo che prevede il finanziamento per l’intero anno fiscale del dipartimento dell’Agricoltura e quello dei Veterani. Gli altri dipartimenti saranno finanziati fino al 30 gennaio. Per accettare le condizioni, il leader di maggioranza al Senato, John Thune, ha promesso ai Democratici un voto entro l’anno, forse già a novembre per estendere i sussidi previsti dall’Obamacare, che i Repubblicani vogliono smantellare.
Ai Democratici è stato promesso il diritto a indicare quali punti mettere al voto in futuro. I senatori sono convinti che i loro colleghi Repubblicani avranno problemi a giustificare ai propri elettori l’eventuale voto contrario all’estensione dei sussidi federali, ma sul fatto che il Senato vada davvero alla prova ci sono dubbi.
L’accordo prevede anche che i dipendenti federali licenziati durante lo shutdown verranno riassunti e riceveranno gli stipendi arretrati. Per votare il nuovo testo la Camera, intanto, sarà costretta a tornare a riunirsi, cosa che lo Speaker Mike Johnson ha evitato fin dall’estate per non permettere a una nuova deputata dell’Arizona di giurare e dare il voto decisivo per la pubblicazione di tutti i file dell’inchiesta sul pedofilo Jeffrey Epstein, un caso che ha creato imbarazzi nella maggioranza, al dipartimento di Giustizia e alla Casa Bianca. Ma intanto quello che Trump aveva chiesto, un accordo nel weekend, è stato ottenuto.