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Al Sharaa alla Casa Bianca: l’ex nemico degli Usa firma il patto per la nuova Siria

(reuters)

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L’ex ragazzo della Jihad incontrerà Trump. Atterrato a Washington con il suo ministro degli esteri, Assad Shaybani, si è fatto filmare mentre giocava a basket con Brad Cooper, comandante del Centcom
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GERUSALEMME – In cravatta e camicia, l’ex ragazzo della Jihad conquista la Casa Bianca. Non è più lo spietato signore di Jabbat al Nusra, costola siriana di al Qaeda da cui prese le distanze nel 2016, ora Ahmed al Sharaa, 43 anni, sposato con l’affascinante Latifa al Droubi, rampolla come lui dell’alta borghesia siriana, è il presidente autoproclamato della Siria, conquistata con un’offensiva lampo e senza sangue nel dicembre di un anno fa. Oggi incontrerà Trump: il primo leader siriano a entrare nello studio Ovale dall’indipendenza del Paese nel 1946.

L’empatia tra i due è palese, Trump ne apprezza le qualità di «tipo tosto», al Sharaa sa vendere all’Occidente quel che si aspetta. Atterrato a Washington con il suo ministro degli esteri, Assad Shaybani, architetto della svolta apparentemente moderata degli ex jihadisti siriani, si è fatto filmare mentre giocava a basket con il comandante del Centcom, il comando militare americano in Medio Oriente, il generale Brad Cooper, in posa simi…

GERUSALEMME – In cravatta e camicia, l’ex ragazzo della Jihad conquista la Casa Bianca. Non è più lo spietato signore di Jabbat al Nusra, costola siriana di al Qaeda da cui prese le distanze nel 2016, ora Ahmed al Sharaa, 43 anni, sposato con l’affascinante Latifa al Droubi, rampolla come lui dell’alta borghesia siriana, è il presidente autoproclamato della Siria, conquistata con un’offensiva lampo e senza sangue nel dicembre di un anno fa. Oggi incontrerà Trump: il primo leader siriano a entrare nello studio Ovale dall’indipendenza del Paese nel 1946.

L’empatia tra i due è palese, Trump ne apprezza le qualità di «tipo tosto», al Sharaa sa vendere all’Occidente quel che si aspetta. Atterrato a Washington con il suo ministro degli esteri, Assad Shaybani, architetto della svolta apparentemente moderata degli ex jihadisti siriani, si è fatto filmare mentre giocava a basket con il comandante del Centcom, il comando militare americano in Medio Oriente, il generale Brad Cooper, in posa simil obamiana, con la barba lunga unico dettaglio a ricordarne il passato salafita.

L’offensiva della seduzione sul pubblico Usa, che 20 anni fa lo avrebbe voluto a Guantanamo, è iniziata già a settembre, quando Sharaa si è fatto intervistare dal generale Petraeus, l’uomo che in Iraq studiava come mettere in galera gli estremisti come lui. Con Trump, l’accordo è quasi fatto: la Siria entrerà nella coalizione anti-Isis in cambio della rimozione totale delle sanzioni previste dal Caesar act, che fu introdotto contro Assad, già cancellate dal Senato Usa ma che incontrano le resistenze del congresso. I Repubblicani Brian Mast e Lindsey Graham non si fidano della svolta “moderata” dell’ex qaedista, chiedono conto dei massacri delle minoranze alawite e druse in Siria rimasti impuniti, della marginalizzazione delle donne dalle istituzioni, vorrebbero porre condizioni. Ma Damasco serve a Washington in funzione anti-iraniana e al Sharaa arriva alla Casa Bianca offrendo a Trump una spettacolare retata condotta dai suoi 24 ore prima dell’atterraggio che ha portato in carcere 61 miliziani dello stato islamico, gli ex amici di jihad.

Conosciuto per anni col suo nome di battaglia, Mohammad al Jolani fu ventenne allievo di al Baghdadi, il leader dell’Isis, combatté in Iraq contro gli americani dopo l’invasione del 2003, fu arrestato e portato a Camp Bucca, e lì si radicalizzò. Aprì poi la filiale dell’Isis in Siria, se ne dissociò fondando il suo movimento, Jabbat al Nusra, lo trasformò in Hayat Tahrir al Sharm, sempre islamista ma più pragmatico e tecnofilo, e ruppe anche con al Qaeda legandosi molto ai turchi, fino alla rimozione di Assad dal potere. Dopo, ha promesso una Siria inclusiva e tollerante che ancora non si vede. Trump vorrebbe includere Damasco negli accordi di Abramo, gli israeliani però non si fidano della metamorfosi di Jolani. Negoziati sono in corso, potrebbero sfociare in un patto di sicurezza e di non aggressione limitato alle zone di confine, senza un vero nuovo assetto per le alture del Golan. Nel frattempo, al Sharaa gioca anche su altri tavoli.

Un mese fa è volato a Mosca per incontrare Putin, l’ex nemico che per anni ha bombardato i miliziani di Jolani nel nord ovest della Siria, ma a cui ora il presidente Sharaa probabilmente concederà di mantenere le basi sulla costa. A Damasco, girava voce che gli americani potessero aprire un loro presidio militare nella capitale, disegnando una specie di pace fredda tra Russia e Usa in Siria, ma sono state smentite. L’incontro di oggi chiarirà i contorni del patto con Washington, ma per che capire chi è al davvero al Sharaa ci vorrà tempo, se un pragmatico deciso ad abbandonare il radicalismo o un camaleonte astuto, che lavora per diventare un nuovo uomo forte del Medio Oriente.

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