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Sull’Ucraina cala il buio: i missili russi puntano a spegnere la resistenza

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Mai così tanti attacchi alle reti energetiche: con l’inverno lo zar punta a demotivare i civili
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Un grande buco nero ha inghiottito l’Ucraina. Le immagini scattate dal satellite della Nasa che monitora la luminosità terrestre mostrano l’effetto drammatico dell’ultimo attacco russo: l’intero Paese è sprofondato nel buio, una macchia oscura nella mappa d’Europa. Kiev sabato è rimasta senza corrente per dodici ore e l’elettricità va e viene nelle altre città orientali come Kharkiv, Sumy, Chernihiv, Poltava. I blackout ormai fanno parte della quotidianità dell’intera popolazione: spesso avvengono pure a Odessa, Dnipro, Leopoli. Ci sono cittadine che da un mese sono senza luce, gas, acqua e riscaldamento: come Shostka, nel distretto di Sumy, dove si usano le candele per cucinare. Un tormento per la vita di tutti, che blocca pure le fabbriche belliche, ostacolando le consegne di armi e munizioni per i soldati al fronte.

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È una situazione drammatica, che va avanti da oltre un mese e contin…

Un grande buco nero ha inghiottito l’Ucraina. Le immagini scattate dal satellite della Nasa che monitora la luminosità terrestre mostrano l’effetto drammatico dell’ultimo attacco russo: l’intero Paese è sprofondato nel buio, una macchia oscura nella mappa d’Europa. Kiev sabato è rimasta senza corrente per dodici ore e l’elettricità va e viene nelle altre città orientali come Kharkiv, Sumy, Chernihiv, Poltava. I blackout ormai fanno parte della quotidianità dell’intera popolazione: spesso avvengono pure a Odessa, Dnipro, Leopoli. Ci sono cittadine che da un mese sono senza luce, gas, acqua e riscaldamento: come Shostka, nel distretto di Sumy, dove si usano le candele per cucinare. Un tormento per la vita di tutti, che blocca pure le fabbriche belliche, ostacolando le consegne di armi e munizioni per i soldati al fronte.

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È una situazione drammatica, che va avanti da oltre un mese e continua a peggiorare. Solo nell’ultima ondata di raid sono state distrutte tre centrali e spazzate via decine di sottostazioni. L’altra notte i russi hanno scagliato 45 missili ipersonici, balistici e cruise: secondo i dati della Difesa ucraina – in genere ottimistici – ne sono stati abbattuti nove; il resto è piovuto sulle centrali smantellandole ognuno con mezza tonnellata di esplosivo. I droni invece fanno a pezzi gli snodi che trasferiscono la corrente. Non viene risparmiato nulla: è stata bruciata persino la più grande struttura che genera elettricità dalle biomasse degli allevamenti. L’indebolimento della contraerea, che non riceve più aiuti diretti dall’amministrazione Trump mentre i Paesi europei tardano a far arrivare armamenti, lascia al Cremlino la libertà di attaccare ovunque.

L’offensiva di Mosca contro gli impianti energetici è sistematica, con un crescendo di incursioni. «Hanno cambiato tattica rispetto al passato e ora colpiscono simultaneamente le centrali e la rete di distribuzione. Questo complica il ripristino delle forniture», ha spiegato il viceministro Artem Nekrasov. In oltre 45 mesi di guerra i tecnici ucraini sono diventati maestri delle riparazioni ma la loro adesso è una missione impossibile. Tutte le centrali termoelettriche dell’operatore pubblico Centrenergo sono fuori uso; quelle della compagnia privata Dtek, bombardate già 210 volte, faticano a restare in funzione. I raid prendono di mira anche i gasdotti che alimentano gli impianti e il flusso di combustibile è stato ridotto del 60 per cento. Neppure le centrali nucleari offrono una speranza. I missili evitano di colpire i reattori, nel timore di provocare disastri come Chernobyl, ma si accaniscono contro gli elettrodotti che trasportano la corrente e le isolano: l’altra notte lo hanno fatto contro gli impianti atomici di Khmelnytskyi e Rivne. «Non si tratta di incidenti ma di assalti pianificati con cura – accusa il ministro degli Esteri Andrii Sibiha -. La Russia sta deliberatamente mettendo in pericolo la sicurezza nucleare in Europa». La distruzione di tralicci e sottostazioni infatti può mandare in tilt i sistemi di emergenza e creare difficoltà ai reattori. Le importazioni di energia dalla Ue aumentano e a ottobre sono più che raddoppiate, la rete che dovrebbe trasferire l’elettricità è però logora e non regge i carichi straordinari: serve soprattutto nelle regioni occidentali, più vicine ai confini.

Gli ucraini non rinunciano a contrattaccare e portano avanti la loro “Operazione Buio”. Nelle foto satellitari anche le regioni russe di Kursk e Belgorod, quelle sulla frontiera, sono completamente senza luci: ieri la centrale termoelettrica di Voronezh è andata in fiamme. I droni si spingono pure più lontano. A Taganrog hanno bruciato la cabina che alimenta la zona industriale dove si costruiscono velivoli militari. Ma l’armata di Kiev non ha missili a lungo raggio: le sue bombe volanti sono aeroplanini che portano 50-100 chili di esplosivo e infliggono danni riparabili; gli ordigni di Mosca invece sono dieci volte più grandi e provocano guasti devastanti. L’arsenale di Putin pare infinito: a ottobre sono stati scagliati 240 missili e il numero cresce sempre.

Il quarto inverno di guerra per gli ucraini è già un incubo. Ogni sera vengono annunciati i blackout programmati per il giorno successivo: oggi a Kiev in molti distretti ci sarà corrente tra le 2 e le 8; poi dalle 16 alle 19 e infine tra le 23 e mezzanotte. Non si sa se metropolitane e tram saranno in servizio; se ci saranno l’acqua, il gas e il riscaldamento, che in parecchi quartieri è centralizzato; se negli alti condomini sovietici delle periferie e nelle torri con loft dei nuovi ricchi funzioneranno gli ascensori. Non era mai stata così dura e tutti sentono il peso di 45 mesi di resistenza.

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