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L’ex jihadista Sharaa da Trump, sospese le sanzioni Usa alla Siria

(afp)

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Primo leader di Damasco nello Studio Ovale del 1946. Accordo sulla sicurezza e partecipazione all’alleanza anti Isis
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NEW YORK – Sanzioni a Damasco eliminate per centottanta giorni. Il sostegno di Washington a un accordo tra Siria e Israele, e l’adesione siriana a una coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti. Sono i punti più importanti emersi dallo storico incontro avvenuto a Washington, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca un ospite la cui presenza, fino a pochi mesi fa, sarebbe stata impensabile.

Ahmed al-Sharaa, 43 anni, nome di battaglia Al Jolani, ex leader del terrorismo jihadista su cui in passato pendeva una taglia da dieci milioni di dollari, diventato in pochi mesi presidente della Siria del post-Assad e nuovo alleato di Trump. L’ex terrorista, in abito scuro e cravatta rossa come il…

NEW YORK – Sanzioni a Damasco eliminate per centottanta giorni. Il sostegno di Washington a un accordo tra Siria e Israele, e l’adesione siriana a una coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti. Sono i punti più importanti emersi dallo storico incontro avvenuto a Washington, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca un ospite la cui presenza, fino a pochi mesi fa, sarebbe stata impensabile.

Ahmed al-Sharaa, 43 anni, nome di battaglia Al Jolani, ex leader del terrorismo jihadista su cui in passato pendeva una taglia da dieci milioni di dollari, diventato in pochi mesi presidente della Siria del post-Assad e nuovo alleato di Trump. L’ex terrorista, in abito scuro e cravatta rossa come il tycoon, è il primo leader del suo Paese a essere ricevuto alla Casa Bianca dopo quasi ottant’anni.

L’ultima volta era avvenuto nel 1946, quando la Siria aveva ottenuto l’indipendenza dalla Francia. La visita è stata seguita dalla dichiarazione del dipartimento di Stato americano che ha annunciato la «sospensione parziale, per 180 giorni, delle sanzioni del Caesar Act», e dal ministero degli Esteri siriano, secondo il quale gli «Stati Uniti hanno dato il loro sostegno perché venga raggiunto un ‘accordo di sicurezza’ tra Israele e Siria». Poco dopo lo stesso Trump ha dichiarato: «Credo che il presidente siriano farà il suo lavoro». E aggiunto: «Con lui vado d’accordo». L’incontro tra i due leader, però, si è svolto in sordina.

Al-Sharaa era arrivato alle 11,30, passando dal retro attraverso la West Executive Avenue, invece che dal vialetto dell’ala ovest di solito usato per i leader stranieri. Poco dopo è cominciato il vertice nello Studio Ovale, durato due ore, a cui hanno partecipato il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato Usa in Siria Tom Barrack, ma non i giornalisti, tenuti per la prima volti fuori. Un rappresentante del governo americano ha spiegato che i due leader hanno parlato di impegni contro il terrorismo in Siria, e discusso della firma di un accordo per l’adesione di Damasco alla coalizione guidata dagli Stati Uniti, contro lo Stato Islamico, che riunisce un’ottantina di Paesi.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha spiegato che la visita faceva parte degli «sforzi del presidente per incontrare chiunque in nome della pace». Tra gli obiettivi di Al-Sharaa c’era l’abrogazione permanente delle sanzioni contro il suo Paese per le accuse di violazione dei diritti umani da parte del governo Assad. Il Caesar Act, sospeso da Trump, ha però bisogno della revoca permanente da parte del Congresso. Ogni soluzione parziale scoraggerebbe le aziende dall’investire in Siria per il timore di venire sanzionate. Ma intanto il disgelo è stato avviato.

Al-Sharaa era arrivato a Washington sabato e nel weekend, dopo essersi fatto fotografare mentre giocava a basket in maniche di camicia, alla maniera di Barack Obama, ha incontrato rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale e membri del Congresso, incluso il presidente della commissione Esteri della Camera, Brian Mast, un repubblicano della Florida. Mast ha spiegato di aver parlato a lungo con il presidente siriano e di avere avuto un confronto su «come costruire un futuro per i popolo siriano libero dalla guerra, dall’Isis e dall’estremismo». Gli Stati Uniti avevano già revocato le sanzioni al leader siriano prima del suo arrivo, e lo stesso ha fatto l’Onu. «Lui ed io - ha spiegato Mast - siamo due ex soldati e due ex nemici. Gli ho chiesto direttamente: perché non siamo più nemici?». «La sua riposta è stata - ha aggiunto - che desidera liberarsi dal passato e avere un nobile obiettivo per il suo popolo e il suo Paese e diventare un grande alleato degli Stati Uniti».

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