Il viaggio è in agenda da qualche settimana, ma è stato ufficializzato ieri. Guido Crosetto è atteso venerdì negli Stati Uniti, dove sarà ricevuto dal segretario alla Difesa Pete Hegseth. Per discutere di Ucraina, innanzitutto. Di Africa e F-35. E di armi. Quelle, in particolare, che Roma dovrebbe comprare dagli americani e donare a Kiev, come previsto dal programma Purl. Ed è proprio qui, attorno a questo nodo, che nelle ultime ore si è registrato un imbarazzo diplomatico di Roma nei confronti di Washington. Coinvolgendo, si apprende, l’ambasciata Usa in Italia e l’amministrazione Trump.
Al centro del caso, rimasto finora riservato, è Matteo Salvini. Da giorni, il segretario della Lega ripete un concetto che si può riassumere così: fermare le armi agli ucraini per bloccare la guerra. Anche ieri, il leader del Carroccio si è mostrato molto determinato su questo punto: «Più armi produciamo e inviamo – ha scandito - più la guerra va avanti». Il problema è che Salvini è anche vicepr…
Il viaggio è in agenda da qualche settimana, ma è stato ufficializzato ieri. Guido Crosetto è atteso venerdì negli Stati Uniti, dove sarà ricevuto dal segretario alla Difesa Pete Hegseth. Per discutere di Ucraina, innanzitutto. Di Africa e F-35. E di armi. Quelle, in particolare, che Roma dovrebbe comprare dagli americani e donare a Kiev, come previsto dal programma Purl. Ed è proprio qui, attorno a questo nodo, che nelle ultime ore si è registrato un imbarazzo diplomatico di Roma nei confronti di Washington. Coinvolgendo, si apprende, l’ambasciata Usa in Italia e l’amministrazione Trump.
Al centro del caso, rimasto finora riservato, è Matteo Salvini. Da giorni, il segretario della Lega ripete un concetto che si può riassumere così: fermare le armi agli ucraini per bloccare la guerra. Anche ieri, il leader del Carroccio si è mostrato molto determinato su questo punto: «Più armi produciamo e inviamo – ha scandito - più la guerra va avanti». Il problema è che Salvini è anche vicepresidente del Consiglio. E le sue parole vengono prese sul serio dai partner occidentali, perché rappresentano una posizione – quella della Lega - influente nell’esecutivo.
Secondo quanto si apprende da fonti di governo di massimo livello, proprio queste dichiarazioni sarebbero state notate dagli americani. E, in particolare, dall’ambasciata Usa a Roma. Di più: secondo le stesse fonti, la questione sarebbe stata segnalata in tempo reale all’amministrazione Trump. Il problema sarebbe rimbalzato fino ai vertici del governo italiano. Non è un caso che Antonio Tajani, poche ore dopo la sortita del leghista, abbia sostenuto: «Le parole di Salvini? Dobbiamo aiutare l’Ucraina perché ne difendiamo la libertà e l’indipendenza. Non siamo per la guerra e non manderemo soldati a combattere, ma continueremo a rispettare gli impegni presi».
Gli impegni, dunque: non sono un dettaglio, perché la Casa Bianca tiene molto al meccanismo Purl. Trump ha giustificato il suo sostegno a Zelensky, su cui molti dubbi aveva mostrato prima di essere rieletto presidente, anche con la volontà di “trasferire” sugli europei il peso economico dell’acquisto di armi all’Ucraina. Il programma, gestito dalla Nato, è stato pensato esattamente con questo scopo: mantenere invariati gli aiuti a Kiev e far guadagnare l’industria bellica americana. L’unica in grado di assicurare un flusso costante di Patriot e Himars.
Ma torniamo al viaggio di Crosetto, di cui ieri ha dato notizia per primo il sito della Stampa. Il ministro della Difesa si prepara a volare a Washington con una difficoltà ulteriore: il malumore americano per le parole di Salvini. Un fastidio che certo non fa piacere a Giorgia Meloni, disposta ad avallare gli acquisti di Purl anche se nell’ambito di una trattativa complessiva, quella affidata a Crosetto con Hegseth. Difficile per la premier sfilarsi, ma anche gestire la propaganda di Salvini contro gli acquisti di armi, in una fase in cui l’esecutivo deve fare i conti con una manovra di austerità. Il bilancio è in mano a un altro leghista, Giancarlo Giorgetti, che avrebbe manifestato informalmente alcuni dubbi attorno all’ipotesi di avallare nuove spese militari con Purl.
Un patto complessivo con gli americani, si diceva. È la missione di Crosetto a Washington. Il ministro insisterà sulla necessità di mantenere il presidio Usa in Italia, anche attraverso la presenza delle basi americane. E ancora, si discuterà della presenza italiana in Niger, fondamentale per la stabilità del Sahel: gli Usa lo chiedono, l’Italia deve capire fino a che punto potersi esporre, visto che la regione è sempre meno sicura. Si discuterà anche del gravoso impegno per le spese militari, il 5% che Roma soffre. Infine: l’addestramento delle forze di polizia a Gaza e il progetto di una scuola italiana per piloti di F-35, sostenuto da Crosetto.