A Pokrovsk la nebbia batte i droni: i russi avanzano e gli ucraini tirano fuori i tank
di Gianluca Di FeoLa situazione a Pokrovsk si fa ogni giorno più confusa e critica per i difensori ucraini. Ieri la nebbia ha praticamente azzerato l’attività dei droni. I russi ne hanno approfittato per far affluire soldati in grandi numeri all’interno del centro urbano: le forze armate ucraine parlano di almeno 300 soldati russi entrati in città con il favore delle condizioni meteorologiche avverse. Un video geolicalizzato li mostra avanzare a dozzine dalla periferia meridionale, muovendosi a piedi, su moto, su automobili coperte di blindature. Le forze di Kiev invece hanno sfruttato la copertura della nebbia per tirare fuori i carri armati e cercare di consolidare le strade che portano alla città assediata. C’è il filmato di un tank che procede sparando sui palazzi del borgo di Rodynske per spazzare via le avanguardie di Mosca.
Queste ultime immagini hanno un significato allarmante. Rodynske è quindici chilometri alle spalle di Pokrovsk. Si trova proprio su una delle due arterie che permettono …
La situazione a Pokrovsk si fa ogni giorno più confusa e critica per i difensori ucraini. Ieri la nebbia ha praticamente azzerato l’attività dei droni. I russi ne hanno approfittato per far affluire soldati in grandi numeri all’interno del centro urbano: le forze armate ucraine parlano di almeno 300 soldati russi entrati in città con il favore delle condizioni meteorologiche avverse. Un video geolicalizzato li mostra avanzare a dozzine dalla periferia meridionale, muovendosi a piedi, su moto, su automobili coperte di blindature. Le forze di Kiev invece hanno sfruttato la copertura della nebbia per tirare fuori i carri armati e cercare di consolidare le strade che portano alla città assediata. C’è il filmato di un tank che procede sparando sui palazzi del borgo di Rodynske per spazzare via le avanguardie di Mosca.
Queste ultime immagini hanno un significato allarmante. Rodynske è quindici chilometri alle spalle di Pokrovsk. Si trova proprio su una delle due arterie che permettono a fatica di rifornire le truppe asserragliate nella città ed è in mezzo all’ultimo varco non ancora chiuso dalla tenaglia degli invasori. Il fatto che si combatta lì dimostra come i russi si siano infiltrati in profondità nelle retrovie.
Non è chiaro se i combattimenti di ieri abbiano vanificato l’operazione lanciata dal comando di Kiev durante il weekend per rivitalizzare la resistenza. L’obiettivo della manovra è stato quello di rinforzare l’altro bastione della sacca, la città di Myrnohrad, che nel weekend appariva praticamente circondata. Secondo il portavoce dello stato maggiore di Kiev, Andriy Kovalev, si è riusciti a sostituire parte delle truppe che presidiavano le rovine di Myrnohrad: nuovi battaglioni li avrebbero rimpiazzati nel weekend, grazie al vento e alla foschia che già da sabato hanno cominciato a rallentare i raid dei droni. Sarebbero stati evacuati i feriti e consegnate scorte di munizioni. “La difesa dell’agglomerato di Pokrovsk- Myrnohrad continua – ha dichiarato Kovalev -. La situazione rimane complessa e dinamica.
Il nemico sta utilizzando tutte le riserve disponibili, ma in cambio subisce solo enormi perdite”. Opposta la versione della propaganda moscovita: “Le unità della 5° Brigata motorizzata sviluppano l’offensiva nel quartiere Vostochny, nella parte meridionale del centro abitato e in direzione del quartiere Zapadny”.
E’ impossibile trovare conferme a queste dichiarazioni. In genere le sostituzioni in prima linea sono un momento molto delicato, sfruttato più volte dai russi per lanciare offensive a sorpresa. I soldati che si ritirano restano allo scoperto; quelli che subentrano non conoscono ancora la situazione che hanno davanti. Il ricambio a Myrnohrad si presenta ancora più complesso: come in tutto il settore di Pokrovsk, non esiste una linea del fronte ma una serie di capisaldi sparsi nascosti all’interno degli edifici.
I rinforzi ucraini appartengono al 425° reggimento parà Skala, una delle unità che fanno capo al nuovo raggruppamento d’assalto incaricato di tamponare le zone di crisi. “Si stanno dimostrando molto efficienti”, ha sottolineato il generale Oleksandr Syrskyi, numero uno delle forze armate di Kiev. Mosca però sostiene di avere respinto “due tentativi dei militari del 425° reggimento di uscire dall’accerchiamento nelle direzioni nord e nord-ovest”.
Le immagini filmate dal cielo mostrano Myrnohrad, un tempo abitata da 50mila persone, come una distesa spettrale di palazzi sbriciolati da bombe e cannonate. I resoconti ucraini indipendenti hanno descritto il tentativo di chiudere la tenaglia intorno al centro urbano, bloccando tutti i movimenti verso Pokrovsk e verso le retrovie. L’azione degli squadroni di Mosca insiste sul villaggio di Rivne, che si trova proprio in mezzo alla strada che unisce Myrnohrad e Pokrovsk. Stando agli analisti di DeepState le avanguardie degli invasori hanno raggiunto il piccolo
insediamento e da lì scatenano imboscate contro i militari ucraini che cercano di trasferire cibo, munizioni e feriti: avrebbero sbarrato il collegamento tra i due nuclei di resistenza. Rivne e Rodynske distano tra loro sette chilometri e formano una sorta di linea trasversale che spezza lo schieramento ucraino.
Per provare a comprendere quello che accade a Pokrovsk bisogna entrare nella nuova dimensione della guerra: ogni mossa è in funzione dei droni, che dominano il campo di battaglia. I russi hanno preso il controllo di parte dei quartieri meridionali ma non vogliono occuparli, come era accaduto ad esempio a Mariupol o a Bakhmut, e non procedono a rastrellamenti sistematici. Invece fanno avanzare piccole pattuglie di fanti attraverso le zone dove si trovano le postazioni ucraine che passano oltre evitando scontri. Poi una volta arrivati sul lato opposto della città, questi team di tre-quattro uomini creano centrali per pilotare i droni filoguidati, allungando il raggio d’azione delle bombe volanti fino alle retrovie e tormentando così i movimenti di rinforzi e rifornimenti. Poi si fanno raggiungere da altre truppe, fino a impossessarsi del territorio. Oleg Starikov, l’ex colonnello intervistato da Paolo Brera, ha usato un’immagine efficace: lo ha definito un “assorbimento”. Poco alla volta i manipoli ucraini asserragliati dentro palazzi e cantine vengono “assorbiti” dallo schieramento nemico, che prima si infiltra e poi gli impedisce di ricevere cibo e proiettili. L’ondata di russi che si è lanciata ieri nella città grazie alla nebbia potrebbe avere aumentato in modo significativo “l’alluvione” dei capisaldi.
Mosca ieri mattina ha dichiarato che “i nostri gruppi d’assalto conducono attive operazioni offensive nel quartiere Dinas, nei quartieri nord-occidentali e orientali del Distretto Centrale, nonché la bonifica del territorio della zona industriale occidentale”. Da due mesi nella città ci sono i parà ucraini del 7° reggimento delle
forze d’assalto, che cercano di reagire alla manovra “liquida” degli invasori andando spesso a contrattaccare ed espugnare i luoghi dove si sono piazzati. La scorsa settimana però hanno subito 132 assalti, un quinto in più rispetto a quella precedente.
Alle spalle dei due centri abitati invece c’è una fascia pianeggiante dove la difesa è affidata a unità meccanizzate, con cingolati per il trasporto truppe e carri armati, che devono impedire ai russi di chiudere la sacca e imprigionare tra due e tremila militari ucraini. Il varco oggi misura sette-otto chilometri, su cui sono sempre in agguato dozzine di quadricotteri killer. Ieri però la nebbia ha permesso ai difensori di muoversi allo scoperto con i tank e cercare almeno di conservare il “portale d’accesso”.
Quanto vale Pokrovsk? Fino alla scorsa primavera era la base di smistamento per tutta la logistica dell’esercito schierato nel Donetsk. Oggi la resistenza a oltranza ha soprattutto un valore politico, permettendo al presidente Zelensky di mostrare al mondo la capacità di tenere testa ai russi. Ma la quantità di nemici cresce ogni giorno. “La situazione è sotto controllo – ha proclamato il generale Syrsky -. Ci sono un piano B e un piano C per ogni possibile scenario. L’intensità degli attacchi sta diminuendo, non significa però che vogliano rinunciare alla conquista. Attualmente hanno accumulato 50 mila uomini, ma sanno di averne già persi 30 mila da ottobre”. Numeri impressionanti, forse esagerati, anche se i caduti russi sono sicuramente tantissimi. Ma non si esclude che queste dichiarazioni possano essere la premessa a una lenta ritirata: una linea difensiva arretrata è già stata allestita e dovrebbe poter contenere l’eventuale successo russo.