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“Basta ostruzionismo”. Usa, otto democratici cedono sullo shutdown

(reuters)
Il blocco delle spese federali verso la soluzione. Tra i progressisti accuse di tradimento
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New York - Il comico Will Rogers soleva dire che "non sono membro di alcun partito organizzato. Io sono un democratico". A giudicare da come l’opposizione ha ceduto a Trump sullo "shutdown", aprendo domenica la porta da un accordo per interrompere il blocco delle attività non essenziali dello stato approvato ieri sera dal Senato, viene il dubbio che non fosse solo una battuta. Si capisce anche dalla guerra civile che questa capitolazione, in particolare sulla sanità pubblica, ha scatenato all’interno del Partito, dove parecchie voci ora chiedono di far fuori il leader al Senato Chuck Schumer, incapace di tenere al guinzaglio i dissidenti.

Lo "shutdown" era iniziato il primo ottobre, perché i democratici si erano rifiutati di approvare alcune leggi per il finanziamento dello stato. Il motivo principale era che i repubblicani volevano cancellare i sussidi offerti a circa 22 milioni di americani per sottoscrivere le polizze dell’assicurazione sanitaria "Obamacare". Un tema forte, su cui …

New York - Il comico Will Rogers soleva dire che "non sono membro di alcun partito organizzato. Io sono un democratico". A giudicare da come l’opposizione ha ceduto a Trump sullo "shutdown", aprendo domenica la porta da un accordo per interrompere il blocco delle attività non essenziali dello stato approvato ieri sera dal Senato, viene il dubbio che non fosse solo una battuta. Si capisce anche dalla guerra civile che questa capitolazione, in particolare sulla sanità pubblica, ha scatenato all’interno del Partito, dove parecchie voci ora chiedono di far fuori il leader al Senato Chuck Schumer, incapace di tenere al guinzaglio i dissidenti.

Lo "shutdown" era iniziato il primo ottobre, perché i democratici si erano rifiutati di approvare alcune leggi per il finanziamento dello stato. Il motivo principale era che i repubblicani volevano cancellare i sussidi offerti a circa 22 milioni di americani per sottoscrivere le polizze dell’assicurazione sanitaria "Obamacare". Un tema forte, su cui l’opposizione era convinta di avere l’appoggio della maggioranza degli elettori, che l’avrebbero fatta pagare al Gop nelle elezioni midterm del prossimo anno. Lo aveva ammesso lo stesso presidente, che pur mantenendo la linea dura ed evitando qualsiasi compromesso, aveva detto che la sconfitta dei repubblicani nelle elezioni del 4 novembre scorso era dipesa almeno in parte dall’effetto boomerang dello "shutdown". Il blocco poi iniziava a provocare la rabbia degli elettori, fra l’assistenza alimentare sospesa per 42 milioni di americani in difficoltà economica, e il caos negli aeroporti per i controllori di volo rimasti a casa o senza stipendio.

Proprio quando sembrava che la pressione scalfisse l’unità del Gop, a cedere sono stati invece otto senatori democratici, votando un compromesso da cui hanno ottenuto solo la riassunzione dei dipendenti pubblici licenziati e la promessa di portare al voto entro fine anno una legge per estendere i sussidi sanitari, che difficilmente passerà alla Camera. I repubblicani hanno al Senato una maggioranza di 53 seggi contro 47, quindi per arrivare a quota 60, necessaria per superare lo sbarramento del "filibustering", avevano bisogno di sette voti democratici. Siccome però uno di loro, Rand Paul, era contrario all’intesa per riaprire il governo, in realtà gliene servivano otto. Li hanno trovati in John Fetterman, Catherine Cortez Masto, Angus King, Dick Durbin, Jeanne Shaheen, Jacky Rosen, Maggie Hassan e Tim Kaine, già vice di Hillary Clinton nel 2016. I primi tre avevano sempre votato con i repubblicani per la riapertura, perché lo shutdown era impopolare tra i loro elettori. Durbin e Shaheen non si ricandideranno e quindi non avevano un prezzo politico da pagare per la defezione. Rosen, Hassan e Kaine non corrono il prossimo anno e hanno deciso che fosse più conveniente per loro mollare.

L’accordo raggiunto domenica è stato approvato ieri sera dall’intero Senato. Ora passa alla Camera, dove lo Speaker repubblicano Johnson spera di portarlo al voto domani. A quel punto il testo sarà legge e andrà alla Casa Bianca per la firma di Trump, che ha già detto di essere favorevole. Se non ci saranno altre sorprese, entro la fine della settimana lo shutdown dovrebbe essere chiuso.

Nel frattempo però è scoppiata la guerra civile tra i democratici. Schumer ha annunciato che voterà contro l’accordo, come il leader della minoranza alla Camera Jeffries, ma ciò non li ha risparmiati da feroci critiche. In particolare il primo, perché la diga è crollata al Senato, dove il filibustering poteva bloccare la legge all’infinito, o fino a quando il Gop non avesse obbedito a Trump usando "l’arma nucleare" per cancellare questa procedura, pensata allo scopo di avere un minimo di consenso bipartisan. I senatori Murphy e Sanders hanno detto che il compromesso è "un grave errore", ma il più duro è stato il deputato Ro Khanna dell’ala più progressista, che ha scritto su X: "Schumer non è più efficace e dovrebbe essere sostituito. Se non riesci a guidare la lotta per impedire che i costi sanitari per gli americani salgano alle stelle, per cosa combatterai?". Trump ride, perché dopo il ritiro di Nancy Pelosi, sta scardinando i democratici anche al Senato, col socialista Mamdani nuovo volto dell’opposizione.

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