Lo Spotlight che smentisce gli Usa: quei 171 arresti del Cartello di Sinaloa non erano narcos
di Natasha CaragnanoOltre 600 arresti, 420 armi sequestrate e tonnellate di droga. I risultati di una maxi operazione della Drug Enforcement Administration (Dea) di fine agosto per smantellare il famigerato cartello messicano di Sinaloa negli Stati Uniti. Centosettanta membri “alto livello” arrestati nella regione del New England. “Siamo la Dea, non ci occupiamo di trafficanti di droga di basso livello”, ha detto l’agente speciale della divisione che si è occupata del caso. Peccato, però, che un’inchiesta del team Spotlight del Boston Globe, che nel 2002 svelò gli abusi su minori nell’arcidiocesi cattolica di Boston e da cui è stato tratto il film “Il caso Spotlight", abbia rivelato l’esatto opposto.
Dopo aver parlato con 75 agenti di polizia locali e federali, esaminato più di 1.650 pagine di atti giudiziari e condotto decine di interviste, i giornalisti hanno scoperto che i 171 arrestati sarebbero spacciatori di “basso livello”, tossicodipendenti, senzatetto e taccheggiatori.
"Nessun collegamento con…
Oltre 600 arresti, 420 armi sequestrate e tonnellate di droga. I risultati di una maxi operazione della Drug Enforcement Administration (Dea) di fine agosto per smantellare il famigerato cartello messicano di Sinaloa negli Stati Uniti. Centosettanta membri “alto livello” arrestati nella regione del New England. “Siamo la Dea, non ci occupiamo di trafficanti di droga di basso livello”, ha detto l’agente speciale della divisione che si è occupata del caso. Peccato, però, che un’inchiesta del team Spotlight del Boston Globe, che nel 2002 svelò gli abusi su minori nell’arcidiocesi cattolica di Boston e da cui è stato tratto il film “Il caso Spotlight", abbia rivelato l’esatto opposto.
Dopo aver parlato con 75 agenti di polizia locali e federali, esaminato più di 1.650 pagine di atti giudiziari e condotto decine di interviste, i giornalisti hanno scoperto che i 171 arrestati sarebbero spacciatori di “basso livello”, tossicodipendenti, senzatetto e taccheggiatori.
"Nessun collegamento con il cartello di Sinaloa”
Tra le persone arrestate nella regione del New England – che comprende gli Stati del Maine, Vermont, New Hampshire, Massachusetts, Connecticut e Rhode Island – c’era un uomo accusato di aver rubato rotoli di cioccolata e caramelle Jolly Rancher da un supermercato nel Maine e una donna che si è schiantata con la sua auto contro una colonna della banca locale e poi si è data alla fuga. Secondo gli atti giudiziari, alcuni di loro sono stati trovati con della droga, ma l’unico collegamento con il cartello di Sinaloa era quello di essere consumatori di sostanze che il cartello messicano introduce nel Paese.
“Siamo tossicodipendenti, ma questo è tutto”, ha dichiarato in un'intervista al Globe uno degli imputati. “Come si chiama il cartello?”, ha chiesto poi a un giornalista. Contattati dal team di Spotlight, gli avvocati sono rimasti scioccati nello scoprire che la Dea accusava i loro clienti di essere membri del cartello messicano, dato che tali accuse non erano mai state sollevate in tribunale.
“Una messinscena politica”
“Un teatro politico”. Così ex dirigenti della Dea e attuali funzionari, a condizione di anonimato, hanno definito l’operazione al Boston Globe. Una messinscena per tenere alta la narrazione che l’amministrazione Trump sta portando avanti con la sua guerra al narcotraffico. Il presidente americano ha intensificato le azioni contro i cartelli della droga latinoamericani: nelle ultime settimane 13 imbarcazioni sono state colpite nei Caraibi e nel Pacifico, uccidendo decine di persone.
“Penso sia giusto considerare parte della retorica della Dea in questa operazione come parte integrante della più ampia guerra contro cartelli che abbiamo visto con l'amministrazione Trump. E una delle fonti con cui ho parlato ha affermato che la discrepanza che stiamo osservando tra la retorica e la realtà sul campo si riduce in ultima analisi a un allarmismo”, ha spiegato il giornalista del Boston Globe Steven Porter al programma radio “Morning Edition” di Nhpr.
Le forze dell’ordine di diversi Stati del New England hanno detto al Globe di essere rimasti perplessi da queste affermazioni. La Dea ha descritto Lawrence, nel Massachusetts, come il centro regionale delle attività del cartello, con membri di Sinaloa che “comunicano direttamente con membri di alto rango del cartello in altri stati e in Messico”. “Stiamo cercando di capire di cosa stanno parlando”, ha dichiarato il capo della polizia di Lawrence, Maurice Aguiler, che ha detto di non essere a conoscenza di alcun arresto di membri del cartello.
Il nome dei sospettati negli atti giudiziari
Durante operazioni di così alto livello, precisano i giornalisti, negli atti di accusa vengono indicati i sospettati con il nome completo, la nazione di origine, soprannomi di strada. Come è successo a settembre quando sono state arrestate 26 persone. Questa volta, invece, è stato indicato a malapena un conteggio delle persone fermate stato per stato. È stata proprio l'assenza dei nomi dai comunicati stampa e dalle dichiarazioni pubbliche a far partire l’inchiesta del team Spotlight “per cercare di capire cosa esattamente il governo non stesse condividendo riguardo a questi arresti che aveva annunciato”, ha spiegato Steven Porter a Nhpr.
“Se fosse stato arrestato anche solo un membro di medio livello del cartello lo avrebbero fatto. Ma non hanno fatto i nomi di nessuno”, ha spiegato l’ex capo delle operazioni internazionali della Dea Mike Vigil al Boston Globe. “Hanno solo parlato di circa 600 arresti, come se volessero decimare il cartello di Sinaloa. Probabilmente il cartello non sa nemmeno chi siano queste persone”.