LONDRA – Assalto alla dirigenza, anzi, a tutta la Bbc. Perché non sono bastate le dimissioni del direttore generale Tim Davie e della responsabile notizie Deborah Turness, dopo il controverso montaggio del discorso di Trump prima dell’assalto al Campidoglio di Washington, il 6 gennaio 2021. «Donald è imbestialito, fuori di sé», assicura il suo compare e leader della destra britannica, Nigel Farage.
Dunque, il presidente Usa ha scelto la sua ennesima vittima tra i “media mainstream”, dopo la causa da 10 miliardi di dollari al Wall Street Journal reo di averlo citato in un articolo su Epstein. Ecco l’ultimatum di Trump contro i “giornalisti corrotti” dell’“incredibilmente disonesta” Bbc, nonostante la sua gloriosa e secolare storia: entro le 22 del 14 novembre, l’emittente pubblica britannica dovrà pubblicare scuse inequivocabili, ritirare il documentario incriminato e pagare un indennizzo a Trump. Altrimenti “The Donald” innescherà una querela da almeno un miliardo di dollari. Inutili …
LONDRA – Assalto alla dirigenza, anzi, a tutta la Bbc. Perché non sono bastate le dimissioni del direttore generale Tim Davie e della responsabile notizie Deborah Turness, dopo il controverso montaggio del discorso di Trump prima dell’assalto al Campidoglio di Washington, il 6 gennaio 2021. «Donald è imbestialito, fuori di sé», assicura il suo compare e leader della destra britannica, Nigel Farage.
Dunque, il presidente Usa ha scelto la sua ennesima vittima tra i “media mainstream”, dopo la causa da 10 miliardi di dollari al Wall Street Journal reo di averlo citato in un articolo su Epstein. Ecco l’ultimatum di Trump contro i “giornalisti corrotti” dell’“incredibilmente disonesta” Bbc, nonostante la sua gloriosa e secolare storia: entro le 22 del 14 novembre, l’emittente pubblica britannica dovrà pubblicare scuse inequivocabili, ritirare il documentario incriminato e pagare un indennizzo a Trump. Altrimenti “The Donald” innescherà una querela da almeno un miliardo di dollari. Inutili le scuse (“errore di giudizio”) del presidente della Bbc, Samir Shah.
Potrebbe essere il colpo fatale per la British Broadcasting Corporation, che contribuì a combattere il nazi-fascismo con Radio Londra ma che ora è sotto il fuoco dell’odierna destra populista, britannica e trumpiana. I suoi nemici, che da anni osteggiano il canone tv e la odiano per la sua imparzialità, oggettività e le “esagerazioni woke e pro diversità”, hanno bramato a lungo questo momento. Ieri a un evento di Nigel Farage, la parte più ferocemente applaudita del suo discorso sono stati proprio gli strali contro la Bbc.
Perché questa è la più grossa crisi della “zietta”, come la chiamano i britannici più anziani. Certo, anche questa venerata centenaria, emblema del soft power del Regno nel mondo, ne ha combinate di grosse: l’inganno a Lady Diana per la sua intervista bomba del 1995, un documentario da Gaza narrato dal figlio di un dirigente di Hamas, le ripetute accuse di stupri e molestie contro suoi anchorman, lo storico presentatore Huw Edwards beccato con immagini pedopornografiche, eccetera.
Fino all’errore sul montaggio del servizio, del programma “Panorama”, con protagonista un discorso di Trump di quasi cinque anni fa. Un taglio fatale — la frase “manifestate pacificamente” — ma anche, come nei leak interni pubblicati sul Telegraph la settimana scorsa, le censure in nome dei diritti trans (“persona incinta” e non “donna”) e quelle sulla copertura di Gaza, che hanno scatenato la furia di Israele.
Alla fine, vista l’enorme pressione transatlantica, le dimissioni di Davie e Turness erano inevitabili, anche perché il consiglio di amministrazione dell’emittente è rimasto intanto inerte, preda di faide tra fazioni di destra e sinistra. In ogni caso, bisognava salvare nome e reputazione della Bbc, ha replicato Turness: «La British Broadcasting Corporation non ha e non avrà mai pregiudizi di ogni sorta. I nostri giornalisti restano coraggiosi e straordinari». D’accordo anche il portavoce del primo ministro Keir Starmer, pur sempre accortissimo a non irritare Trump: «La Bbc è imparziale e fondamentale, in questa era di disinformazione».
Ma anche nella tv pubblica è scoppiato un tutti contro tutti, tra le diverse anime della redazione. «Siamo stati davvero stupidi a capitolare proprio su Trump, un personaggio atroce», ci racconta un anonimo collega della Bbc. Altri parlano di disagio e diverbi tra giornalisti. Nick Robinson, celebre voce della radio pubblica, ha sbottato ieri mattina in diretta: «Il montaggio su Trump era stato già trasmesso nel 2024, e nessuno aveva detto niente!».
John Simpson, 81enne veterano di Bbc World, ha scritto su X: «Solo i nemici della “Beeb” possono rallegrarsi degli ultimi eventi. Abbiamo una dura battaglia davanti a noi per difendere il servizio pubblico radiotelevisivo, ora sotto minaccia». Intanto, fuori dalla sede della Bbc a Londra, resta scolpita la celebre massima di George Orwell: “Se libertà significa qualcosa, è il diritto di dire alle persone quello che non vogliono sentirsi dire”. O forse l’epigrafe, della Bbc che abbiamo conosciuto sinora.