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Bbc, perché le minacce di Trump potrebbero essere un bluff

Bbc, perché le minacce di Trump potrebbero essere un bluff
(afp)

La tv britannica non vuole cedere all’ultimatum miliardario della Casa Bianca per il video “manipolato”. Ed è tentata dalla sfida a “The Donald” in tribunale, per diversi motivi

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LONDRA – E se quello di Trump fosse un bluff? La Bbc ha tempo fino a venerdì 14 novembre per decidere se capitolare all’ultimatum del presidente Usa, dopo il controverso montaggio di un suo discorso. Ovvero, scuse sommesse, ritiro del programma e un sostanzioso indennizzo, altrimenti “The Donald” minaccia una causa miliardaria. Tuttavia, all’interno dell’emittente pubblica, cresce la tentazione di andare a vedere l’eventuale bluff di Trump, e magari sfidarlo in tribunale.

Una decisione non è ancora stata presa. Ma, a quanto si apprende, per i legali della Bbc le minacce di Trump non stanno in piedi. Le cause per diffamazione in Inghilterra devono essere presentate entro un anno dal presunto misfatto. Termine scaduto due settimane fa, perché il famigerato documentario Bbc — con il discorso di Trump dell’assalto al Campidoglio nel 2021 tagliato del fatidico “protestate pacificamente” — risale all’ottobre 2024. E comunque, cause simili oltremanica non sono andate oltre risarcimenti di 100mila sterline. Altro che miliardo.

Certo, Trump potrebbe denunciare la Bbc in Stati Usa come la Florida. «Sono obbligato a fare causa. Hanno effettivamente modificato il mio discorso del 6 gennaio, che era un discorso bellissimo e molto rassicurante. Ma lo hanno fatto sembrare radicale», ha detto il presidente americano durante un’intervista a Fox. Ma pure qui la strada è irta di ostacoli, anche perché il documentario non è stato trasmesso oltreoceano. Inoltre, il presidente Usa non ha un bel curriculum in quanto a fake news e ciò potrebbe giocare a suo sfavore davanti a un giudice. Fedeli ascoltatori come Simon da Truro (Cornovaglia) ieri hanno telefonato alla Bbc e avvertito in diretta: “Se date un solo penny a Trump, non pagherò più il canone tv”.

Certo, il board della Bbc non è unanime. Uno dei suoi membri è da due giorni sotto accusa: ovvero Robbie Gibb, “uomo di destra” ed ex capo delle comunicazioni dell’allora premier Theresa May. Come aveva rivelato ieri a Repubblica il giornalista Will Hutton e come poi confermato dal Guardian, Gibb è sospettato dai colleghi di esser una quinta colonna di Trump. Il governo Starmer proverà ad epurarlo — ma non sarà facile. Il portavoce del premier ribadisce: «La Bbc resta un faro indipendente». Ma di certo Trump proverà a fare pressioni anche su Sir Keir per spuntarla sulla “zietta”. Ieri il dimissionario direttore generale Tim Davie si è congedato così dai suoi giornalisti: «Non mollate. La Bbc ce la farà anche stavolta».

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