Lo scandalo sulla corruzione di Energoatom è costato già la testa a due ministri e sfiora il presidente Zelensky. Yuriy Nikolov è uno dei più celebri e premiati giornalisti d’inchiesta ucraini, fondatore di Nashi Groshi che indaga sugli appalti pubblici, per cui ha subito minacce e intimidazioni.
Sapeva dell’indagine in corso?
«Scrivo di corruzione a Energoatom da 15 anni, da quando è nato Nashi Groshi. Finalmente la Nabu si è degnata di occuparsene».
Ministri dimessi, aiuti dirottati nelle tasche di amici del presidente: Zelensky poteva non sapere?
«No, non poteva. Che lì ci fossero furti e corruzione ne parlavano tutti, e pubblicamente. Noi, e tanti altri. Come faceva a non sapere? La domanda è se ne fosse complice. Ma dovremo chiederglielo quando si dimetterà. Finché è presidente non può essere perseguito penalmente per corruzione».
Non risulta indagato, comunque.
«Ha l’immunità».
Timur Mindich, suo amico e socio, era già nelle vostre inchieste?
«Da diversi anni scriviamo di questo galantuomo. Già prima dell’invasione russa. Avevamo scoperto che lui e soci avevano mostrato interesse per il più grande giacimento di rame e ambra in Europa, in territorio ucraino. Già nel 2021 ci occupavamo di quella storia. Abbiamo visto come questo imprenditore diventasse una sorta di favorito del nuovo potere: quando i vecchi oligarchi cadono, i nuovi li sostituiscono. Mindich era già noto, ma è finito sotto i riflettori con l’invasione: il suo nome ha cominciato ad associarsi a molte aziende legate ai settori più ricchi e opachi dell’economia di guerra: energia e armamenti».
Zelensky ha varato sanzioni.
«Una sciocchezza inutile, non significano nulla. Aveva imposto sanzioni anche ad Andriy Derkach, il protettore degli attuali curatori del settore energetico. Facevano le stesse cose di cui parliamo ora, ma le sanzioni non gli hanno impedito di diventare senatore in Russia, di scappare e continuare lì l’attività. Le sanzioni sono una buffonata».
Ha anche lanciato un appello a collaborare con la Nabu.
«Cominci lui: vada a testimoniare».
Lo scandalo è una fase della guerra tra Nabu e Procura/Sbu?
«Non c’è nessuna guerra. Hanno cominciato a fare ciò per cui erano stati creati dieci anni fa: indagare la corruzione ai vertici del potere ucraino. E non appena hanno iniziato, contro di loro sono partiti gli attacchi. Quindi quale guerra? Procura e Sbu hanno attivato tutti i meccanismi di contrasto. Nabu e Sapo combattono la corruzione, Sbu e Procura combattono Nabu».
Anche Zelensky è negli audio?
«Ormai non importa. Se ci saranno elezioni democratiche, quando ci saranno, non ha alcuna possibilità di vincerle. Che ci siano o meno registrazioni compromettenti, perderà lo stesso: 3-0 o 5-0 che differenza fa?».
Perché difese Mindich e Chernyshov invece di allontanarli?
«È cresciuto così: difenderò i miei ragazzi fino alla fine. Non ha alcun senso razionale, in ogni caso nessuno lo arresterà, nessuno toccherà Zelensky. Con quel che resta del suo potere, potrebbe dare un segnale politico: ragazzi combattiamo la corruzione, non gli anticorruzione. Ma per quanto si sia abituato a questo ruolo che ‘lo Stato sono io’, non fa nulla del genere».
Si aspetta proteste in piazza?
«Per ora no. Zelensky rimuove gli intercettati, invece di distruggere la Nabu. Sono i primi passi giusti per mostrare all’Europa che stiamo combattendo la corruzione, non che ne siamo malati».