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Cisgiordania, i coloni incendiano e vandalizzano una moschea: messaggi contro palestinesi e Idf

Graffiti lasciati dai coloni sul muro della moschea 

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Intorno all’edificio sono apparse scritte contro gazawi e l’esercito israeliano che nelle ultime ore ne ha condannato con fermezza le azioni. Preoccupazione Usa per possibili ripercussioni sulla tregua a Gaza
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GERUSALEMME – Proseguono le violenze dei coloni in Cisgiordania: dove ieri è stata parzialmente incendiata la moschea di Hajja Hamida tra Deir Istiya e Kafr Haris, a sud di Nablus: il resto dell’edificio vandalizzato da graffiti contro la popolazione palestinese e pure contro l’Idf, le Forze di Difesa Israeliane che negli ultimi giorni – col deteriorarsi della situazione – hanno chiesto misure straordinarie al governo. Infatti nelle ultime ore sia il presidente Isaac Herzog che il capo di stato maggiore Eyal Zamir hanno parlato di «inaccettabile superamento di una linea rossa, atti criminali che ci distolgono dai nostri compiti primari». Solo martedì almeno cento coloni mascherati hanno assaltato la zona industriale di Deir Sharaf, incendiando proprietà palestinesi e ferendo quattro persone. È dovuto appunto, intervenire l’esercito; ci sono stati scontri e quattro arresti: persone rilasciate poco dopo. Nelle stesse ore, un incontro a Pardes Hanna con il deputato arabo-israeliano Aym…

GERUSALEMME – Proseguono le violenze dei coloni in Cisgiordania: dove ieri è stata parzialmente incendiata la moschea di Hajja Hamida tra Deir Istiya e Kafr Haris, a sud di Nablus: il resto dell’edificio vandalizzato da graffiti contro la popolazione palestinese e pure contro l’Idf, le Forze di Difesa Israeliane che negli ultimi giorni – col deteriorarsi della situazione – hanno chiesto misure straordinarie al governo. Infatti nelle ultime ore sia il presidente Isaac Herzog che il capo di stato maggiore Eyal Zamir hanno parlato di «inaccettabile superamento di una linea rossa, atti criminali che ci distolgono dai nostri compiti primari». Solo martedì almeno cento coloni mascherati hanno assaltato la zona industriale di Deir Sharaf, incendiando proprietà palestinesi e ferendo quattro persone. È dovuto appunto, intervenire l’esercito; ci sono stati scontri e quattro arresti: persone rilasciate poco dopo. Nelle stesse ore, un incontro a Pardes Hanna con il deputato arabo-israeliano Ayman Odeh era stato interrotto da una piccola folla urlante: «Bruceremo i vostri villaggi».

Purtroppo, fatti del genere sono in drastico aumento: l’Idf parla di 86 episodi nel solo mese di ottobre, rispetto ai 24 dell’anno precedente. Il problema è che molti agenti tendono a non agire: ben sapendo che il ministro della Difesa Israel Katz è apertamente schierato con i coloni (ideologicamente: e anche perché si sta preparando alle elezioni interne al Likud e ha bisogno dei loro voti). Ha dunque proibito l’uso della detenzione amministrativa nei loro confronti. La situazione preoccupa non poco anche gli americani, come ha detto chiaro ieri il segretario di Stato Marco Rubio: «Gli eventi in Cisgiordania possano compromettere la tregua nella Striscia» .

Quelli che online si autodefiniscono "Battaglione Re David” e mostrano con orgoglio le immagini dei loro attacchi affermando di voler «redimere la Terra di Israele», secondo l’esercito non sono radicati nel movimento dei coloni: «Sono, piuttosto, estremisti anarchici minorenni» ha detto Zamir, sostenendo che non mirano a realizzare nuovi insediamenti ma ad incendiare una situazione già precaria, ben sapendo di poter agire impuniti. I rivoltosi, anzi, non farebbero nemmeno particolare distinzione tra palestinesi, militari, poliziotti o altri coloni israeliani. Attaccando chiunque tenti di fermarli. Il nucleo più radicale è composto da 40 persone: cui si aggiungono di volta in volta decine di “simpatizzanti”. Sono tutti iovanissimi, non necessariamente residenti in Giudea e Samaria, che hanno per lo più abbandonato la scuola. La maggior parte di loro è ben nota alle forze dell'ordine che contro alcuni di loro ha pure già emesso ordini restrittivi, manco a dirlo, ignorati.

E infatti, secondo il quotidiano Yedioth Ahronoth, ora pure alcuni leader delle colonie si stanno convincendo che certe azioni danneggiano la loro causa e iniziano a dire basta. Ma non lo fanno con abbastanza vigore, temendo di pagarne poi il prezzo alle prossime elezioni.

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