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L’email di Epstein su Trump: “Sono io l’unico in grado di abbatterlo”

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La nuova rivelazione dai documenti pubblicati ieri dalla Camera degli Stati Uniti
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New York - Pochi mesi dopo l’annuncio di Donald Trump di correre per le presidenziali 2016, Jeffrey Epstein aveva offerto a un giornalista foto private di “Donald e ragazze in bikini nella mia cucina”. E’ uno dei particolari emersi dagli oltre ventimila nuovi file pubblicati dai repubblicani. La proposta è contenuta in una email inviata nel dicembre 2015 all’allora reporter del New York Times e si inserisce in un quadro più largo in cui Epstein, il finanziere pedofilo morto in carcere sei anni fa, si vantava nel 2018 di “essere l’unico in grado di farlo cadere”, riferendosi a Trump, diventato nel frattempo presidente degli Stati Uniti. E segue le tre email rese pubbliche dai democratici del Congresso, in cui Epstein diceva che Trump “sapeva delle ragazze” e che era “il cane che non ha abbaiato”, intendendo il fatto che non si fosse fatto vivo quando il finanziere era finito nei guai per la storia del traffico sessuale di minorenni.

Il presidente non ha mandato e non ha ricevuto email,…

New York - Pochi mesi dopo l’annuncio di Donald Trump di correre per le presidenziali 2016, Jeffrey Epstein aveva offerto a un giornalista foto private di “Donald e ragazze in bikini nella mia cucina”. E’ uno dei particolari emersi dagli oltre ventimila nuovi file pubblicati dai repubblicani. La proposta è contenuta in una email inviata nel dicembre 2015 all’allora reporter del New York Times e si inserisce in un quadro più largo in cui Epstein, il finanziere pedofilo morto in carcere sei anni fa, si vantava nel 2018 di “essere l’unico in grado di farlo cadere”, riferendosi a Trump, diventato nel frattempo presidente degli Stati Uniti. E segue le tre email rese pubbliche dai democratici del Congresso, in cui Epstein diceva che Trump “sapeva delle ragazze” e che era “il cane che non ha abbaiato”, intendendo il fatto che non si fosse fatto vivo quando il finanziere era finito nei guai per la storia del traffico sessuale di minorenni.

Il presidente non ha mandato e non ha ricevuto email, almeno è ciò che risulta dagli ultimi documenti desecretati. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha respinto le accuse: “Queste email provano assolutamente niente, oltre al fatto che il presidente Trump non fece niente di male”. Ma c’è anche altro. In una email del novembre 2017, rispondendo alla domanda di un’amica, che gli chiedeva dove avrebbe passato Thanksgiving, Epstein aveva risposto “Trump”.

Non è chiaro se il pranzo per la festa ci fu realmente, ma tra i file sarebbero emersi nuovi dettagli che confermano il rapporto stretto tra i due e ben oltre la data indicata da Trump come fine della loro amicizia. Il presidente, nei mesi scorsi, ha detto che aveva chiuso con Epstein all’inizio degli anni duemila dopo aver scoperto che lui gli aveva “rubato” alcune ragazze impiegate nella spa del suo resort di Mar-a-Lago, in Florida. Ma almeno quindici anni dopo, il finanziere parlava di Trump come di un amico intimo. In mezzo alla pubblicazione di nuovi dettagli, tra cui un Epstein che si sarebbe offerto nell’insolita veste di “mediatore” con la Russia, alla Camera andrà presto in scena un voto che misurerà quanto sia ancora forte il controllo del presidente sul Partito repubblicano. Dopo il giuramento della neodeputata dell’Arizona, la democratica Adelita Grijalva, sono state raggiunte le 218 firme necessarie per portare in aula la votazione della richiesta bipartisan di pubblicare integralmente tutti i file del caso Epstein. Sono quelli su cui Casa Bianca, dipartimento di Giustizia e lo stesso Speaker della Camera, Mike Johnson, avevano fatto muro per evitare che venissero desecretate. Il testo verrà messo ai voti la prossima settimana, anche se alcuni media parlano di possibile slittamento all’inizio di dicembre.

Intanto Trump ha chiesto ai repubblicani di votare no. “I democratici - ha scritto ieri su Truth - stanno cercando di tirare fuori di nuovo la bufala di Jeffrey Epstein perché farebbero qualsiasi cosa pur di distogliere l’attenzione da quanto male hanno gestito lo shutdown e tanti altri argomenti”. “Solo un repubblicano molto cattivo - ha aggiunto - o stupido, cadrebbe in quella trappola”. Ma secondo il democratico della California Ro Khanna, che ha presentato la richiesta assieme al reppublicano del Kentucky Thomas Massie, saranno “tra 40 e 50” i deputati conservatori pronti a votare con la minoranza. Se così fosse, sarebbe il segnale che Trump comincia a non controllare tutto il partito. Un voto a favore del rilascio dei file porterebbe non solo nuovi imbarazzi per la Casa Bianca, ma aprirebbe a uno scontro interno al partito dalle conseguenze imprevedibili.

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