GERUSALEMME – Un «pieno perdono» per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sotto processo in Patria per tre distinti casi di corruzione: lo ha chiesto ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con una lettera indirizzata all’omologo Isaac Herzog. Affermando di scrivere in un «momento storico: abbiamo appena ottenuto la pace che si cercava da almeno 3mila anni», l’americano ricambia dunque il favore di essere stato proposto al Nobel per la Pace dal premier israeliano, domandando per lui la grazia: «Bisogna perdonare un premier formidabile e decisivo in tempo di guerra». Certo, scrive, «rispetto l’indipendenza del sistema giudiziario israeliano». Ma l’amico è «vittima di un’azione penale politica e ingiustificata». Non è la prima volta che Donald intercede per Bibi: aveva già suggerito la grazia via social. E poi nel discorso alla Knesset di un mese fa, all’indomani dell’accordo di tregua a Gaza.
Primo premier israeliano in carica a finire sotto processo, Netanyahu ha semp…
GERUSALEMME – Un «pieno perdono» per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sotto processo in Patria per tre distinti casi di corruzione: lo ha chiesto ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con una lettera indirizzata all’omologo Isaac Herzog. Affermando di scrivere in un «momento storico: abbiamo appena ottenuto la pace che si cercava da almeno 3mila anni», l’americano ricambia dunque il favore di essere stato proposto al Nobel per la Pace dal premier israeliano, domandando per lui la grazia: «Bisogna perdonare un premier formidabile e decisivo in tempo di guerra». Certo, scrive, «rispetto l’indipendenza del sistema giudiziario israeliano». Ma l’amico è «vittima di un’azione penale politica e ingiustificata». Non è la prima volta che Donald intercede per Bibi: aveva già suggerito la grazia via social. E poi nel discorso alla Knesset di un mese fa, all’indomani dell’accordo di tregua a Gaza.
Primo premier israeliano in carica a finire sotto processo, Netanyahu ha sempre negato le accuse per lui e la moglie, definendole parte di una «caccia alle streghe». Eppure i giudici parlano di corruzione, frode e abuso di fiducia. Sostenendo che la coppia ebbe doni di lusso per un valore di 260mila dollari da potenti uomini d’affari in cambio di favori («sigari e champagne, a chi diavolo importa?» ha commentato Trump). E di aver negoziato una copertura mediatica favorevole con due media israeliani in cambio di aiuti economici e normativi.
La risposta del presidente israeliano è arrivata a stretto giro: «Ho la massima considerazione per Trump, ne apprezzo l’incrollabile sostegno a Israele», dice diplomaticamente. Salvo poi spiegare che ci sono «procedure stabilite» da seguire: la grazia può chiederla solo l’imputato — di fatto ammettendo la colpevolezza — o un suo congiunto stretto. Di sicuro, Herzog ha il potere di concederla: sebbene sia inusuale graziare chi non è stato ancora condannato, l’Alta Corte di Giustizia israeliana afferma che se è nell’interesse pubblico, il presidente può farlo.
Anche per questo la lettera di Trump sta già scatenando un acceso dibattito politico. Il leader dell’opposizione Yair Lapid nota che «c’è un limite alle interferenze»: poi ricorda che «prima condizione per la grazia è l’ammissione di colpa e l’espressione di rimorso». Allo stesso tempo, il ministro per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir esorta Herzog ad accogliere la richiesta di Trump: «Le accuse contro Netanyahy sono vergognose, la grazia è giusta e urgente».
Ma intanto il Paese si divide anche su altro. Proseguono infatti le violenze in Cisgiordania, dove martedì cento coloni hanno assaltato la zona industriale di Deir Sharaf, incendiando proprietà palestinesi e ferendo quattro persone. L’esercito è intervenuto e ci sono stati scontri: quattro coloni sono stati arrestati (e rilasciati poco dopo). Nelle stesse ore, decine di persone hanno interrotto un incontro a Pardes Hanna con il deputato arabo-israeliano Ayman Odeh al grido: “Bruciamo i vostri villaggi”. Ebbene, questi assalti sono in drastico aumento: l’Idf parla di 86 episodi nel solo mese di ottobre, rispetto a 24 di un anno fa. Il presidente Herzog, ha condannato le violenze: «Inaccettabile superamento di una linea rossa». E il capo di Stato Maggiore dell’Idf , Eyal Zamir, ha parlato di «atti di una minoranza criminale che ci distolgono dai nostri compiti di protezione della comunità», chiedendo misure urgenti. Il problema, infatti è che molti agenti sono riluttanti a far rispettare la legge. Sapendo che il ministro della Difesa Israel Katz è apertamente schierato con i coloni e ha proibito l’uso della detenzione amministrativa nei loro confronti.