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Quella relazione pericolosa tra il presidente palazzinaro e il finanziere pedofilo

Donald Trump e Ingrid Seynhaeve 

 

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Dall’incontro alle feste di New York negli anni 90, ai voli insieme fino alla rottura. Ma la morte in carcere non ferma lo scandalo
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Un quarto di secolo fa, lo Studio Davidoff scattò una foto durante una festa a Mar-a-Lago, la magione di Donald Trump in Florida. A sinistra, il futuro presidente, giovanile, abito blu e cravatta rossa, abbraccia la modella Melania Knauss, oggi First Lady degli Stati Uniti, occhi chiusi, décolleté attraversato da una croce. Accanto, il finanziere Jeffrey Epstein, blazer casual, polo e jeans, con la compagna Ghislaine Maxwell, erede dell’impero dei media inglesi, top a frange che le lascia scoperte spalle e ventre. Gli uomini abbracciano le donne con gesto possessivo, la mano allargata sui fianchi.

Epstein è morto suicida nel 2019, impiccato nella galera detta “Guantanamo a New York”, e la Maxwell sconta una pena di 20 anni per il traffico di minorenni, ma l’ombra di quelle feste, Negroni nei tumbler, musica e orchestre, amici ricchi in jet privato, ragazze assoldate nelle spa silenziose, rivive con le mail di Epstein su Trump, l’indagine, le rivelazioni di media e Congresso. La saga p…

Un quarto di secolo fa, lo Studio Davidoff scattò una foto durante una festa a Mar-a-Lago, la magione di Donald Trump in Florida. A sinistra, il futuro presidente, giovanile, abito blu e cravatta rossa, abbraccia la modella Melania Knauss, oggi First Lady degli Stati Uniti, occhi chiusi, décolleté attraversato da una croce. Accanto, il finanziere Jeffrey Epstein, blazer casual, polo e jeans, con la compagna Ghislaine Maxwell, erede dell’impero dei media inglesi, top a frange che le lascia scoperte spalle e ventre. Gli uomini abbracciano le donne con gesto possessivo, la mano allargata sui fianchi.

Epstein è morto suicida nel 2019, impiccato nella galera detta “Guantanamo a New York”, e la Maxwell sconta una pena di 20 anni per il traffico di minorenni, ma l’ombra di quelle feste, Negroni nei tumbler, musica e orchestre, amici ricchi in jet privato, ragazze assoldate nelle spa silenziose, rivive con le mail di Epstein su Trump, l’indagine, le rivelazioni di media e Congresso. La saga parte con Donald e Jeffrey inseparabili, «Jeff è un tipo fantastico» confida Trump al New York Magazine nel 2002, «Gli piacciono le donne belle quanto piacciono a me, forse un po’ più giovani».

Page Six, rubrica di pettegolezzi del tabloid New York Post, annota querula “Li si vede a Mar-a-Lago, a un club privato di Palm Beach. Ieri feste sfrenate, con le cheerleader della NFL a ballare. Attenti, le telecamere della rete NBC hanno ripreso Trump che indica ragazze e bisbiglia nell’orecchio di Epstein”, fra cene nei privé, concorsi di bellezza, miss, modelle, volando insieme per sette volte sul jet di Epstein, Palm Beach, Manhattan, Washington.

È tra le guglie kitsch di Mar-a-Lago che Virginia Giuffre, sedici anni, incontra Maxwell, ormai cinica maitresse di Epstein, cui procaccia adolescenti povere. Virginia lavora nella spa del club e, secondo la sua dolorosa testimonianza, viene adescata con la promessa di un lavoro da massaggiatrice che nasconde un sabba di abusi sessuali, «mi offrivano su un vassoio». Lo scorso aprile, dopo denunce costate il titolo anche ad Andrew, fratello di Re Carlo, Giuffre si uccide, riaprendo il caso: di Trump, tuttavia, la donna non ha mai indicato comportamenti illeciti, basta il nome nella rubrica di Epstein, a tener vivo lo scandalo.

La rottura tra i magnati data al 2004, Epstein ha pronto il bonifico per comprare la villa del bancarottiere Abraham Gosman, a Palm Beach, Trump rilancia all’asta e lo beffa. Non è business, è scontro di ego, o forse Trump fiuta il pericolo dietro gli eccessi dell’ex amico e, tre anni dopo, lo scaccia in malo modo da Mar-a-Lago per «comportamenti volgari». «Non sono mai stato un suo fan», dichiara, lasciando intendere che Epstein gli abbia “rubato” dipendenti, forse la stessa Giuffre. Su Maxwell resta cauto, si dice abbia meditato di concederle la grazia, una volta al governo.

Nel 2005 la polizia di Palm Beach riceve i primi esposti su trame sordide di minorenni, massaggi con “happy ending” sessuale, mazzette. L’Fbi indaga, Epstein patteggia appena 13 mesi di carcere, in una ridda di avvocati furbi e magistrati faciloni. Servono ancora dodici anni perché, nel 2018, un’inchiesta del quotidiano Miami Herald riapra la vicenda, ed Epstein venga tradotto nel fatiscente Metropolitan Correctional Center di New York, dove le telecamere di sorveglianza non funzionano e le guardie dormono in servizio. L’America del sospetto online non ha dubbi, nessun suicidio in cella nel giorno di San Lorenzo 2019, un assassinio per azzittire Epstein.

La complice Ghislaine Maxwell viene condannata a vent’anni nel 2021, per aver reclutato e sfruttato ragazzine, sette mesi fa Virginia Giuffre si toglie la vita, Trump ascende alla Casa Bianca nel 2016 e nel 2024, in una nazione spaccata e rancorosa. A chi gli chiede dell’amico di un tempo, il presidente risponde algido «Non capisco perché me ne parliate. È morto da tempo ormai». Michael Wolff, caustico biografo di Trump, prima prova a reclutare Epstein nella fila anti-trumpiane e quando la maldestra manovra fa cilecca insinuerà che, appresa la morte dell’amico di un tempo il presidente sia rimasto attonito, in silenzio. La Casa Bianca nega, invocando falsi, complotti, “fake narrative”.

Oggi, negli archivi del Congresso, giacciono 23 mila pagine di documenti sul dossier Epstein, e-mail, disegni, un biglietto d’auguri attribuito a Trump, con lo schizzo volgare di una donna nuda e l’allusione a segreti condivisi. Dopo la morte del Grande Gatsby, alla fine del capolavoro di Fitzgerald, spente le luci della festa perenne, solo una parolaccia incisa sui gradini del palazzo buio ricorda l’epopea dei party: il fantasma di Jeffrey Epstein innesca invece riflettori abbaglianti, per una battaglia politica senza quartiere, da qui al voto 2028.

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