Stati Uniti, Trump firma la legge per porre fine allo shutdown: “Non abbiamo ceduto all’estorsione”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Lo “shutdown” più lungo nella storia degli Stati Uniti, il blocco delle attività non essenziali del governo che è durato 43 giorni ed è costato lo stipendio e il posto di lavoro almeno temporaneamente a migliaia di americani, è finito alle 10 e 24 minuti di ieri sera, quando il presidente Trump ha firmato la legge finanziaria che fa tornare il paese alla normalità: “Non abbiamo ceduto all’estorsione”, ha detto dalla Casa Bianca. Resta ora da capire su chi scaricheranno la colpa gli elettori, se i democratici o i repubblicani, punendoli nel voto midterm del prossimo anno.
Lo shutdown ha causato difficoltà economiche, bloccato la distribuzione dell’assistenza alimentare per 42 milioni di cittadini e paralizzato il traffico aereo. Ma soprattutto ha dimostrato e peggiorato la spaccatura partitica a Washington, “con Trump che ha adottato misure unilaterali senza precedenti – tra cui la cancellazione di progetti e il tentativo di licenziare dipendenti federali – per fare pressio…
NEW YORK – Lo “shutdown” più lungo nella storia degli Stati Uniti, il blocco delle attività non essenziali del governo che è durato 43 giorni ed è costato lo stipendio e il posto di lavoro almeno temporaneamente a migliaia di americani, è finito alle 10 e 24 minuti di ieri sera, quando il presidente Trump ha firmato la legge finanziaria che fa tornare il paese alla normalità: “Non abbiamo ceduto all’estorsione”, ha detto dalla Casa Bianca. Resta ora da capire su chi scaricheranno la colpa gli elettori, se i democratici o i repubblicani, punendoli nel voto midterm del prossimo anno.
Lo shutdown ha causato difficoltà economiche, bloccato la distribuzione dell’assistenza alimentare per 42 milioni di cittadini e paralizzato il traffico aereo. Ma soprattutto ha dimostrato e peggiorato la spaccatura partitica a Washington, “con Trump che ha adottato misure unilaterali senza precedenti – tra cui la cancellazione di progetti e il tentativo di licenziare dipendenti federali – per fare pressione sui democratici affinché cedessero sulle loro richieste”, come ha notato l’Associated Press. Firmando la legge, ha scaricato la responsabilità sugli avversari politici, sollecitando gli elettori a punirli nelle midterm: “Quindi voglio solo dire al popolo americano: non dimenticatelo. Quando arriveremo alle elezioni di medio termine e ad altre questioni, non dimenticate cosa hanno fatto al nostro Paese".
La firma si è svolta poche ore dopo l'approvazione della legge alla Camera con un voto prevalentemente partitico, 222 a 209. Il Senato aveva già dato via libera al provvedimento lunedì.
Lo scontro è avvenuto perché i democratici volevano estendere un credito d'imposta in scadenza a fine anno, che riduce il costo della copertura sanitaria ottenuta attraverso i servizi dell'Affordable Care Act, anche noto come Obamacare. Si sono rifiutati di approvare un disegno di legge di spesa a breve termine che non includesse tale priorità, ma i Repubblicani hanno rifiutato di cedere.
Allora otto senatori democratici hanno accettato il compromesso, consentendo la riapertura dello stato in cambio della promessa di votare i sussidi per la sanità pubblica entro la fine dell’anno. Nell’opposizione è scoppiata una guerra civile, perché la leadership e la maggioranza dei parlamentari non ha approvato l’accordo. Ora saranno gli elettori a giudicare e punire il partito che considerano responsabile di questa crisi.