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Il Venezuela mobilita i soldati: “Pronti se gli Usa ci attaccano”

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Maduro crea comandi di difesa integrale composti da cittadini, militari e funzionari per essere pronti in caso di conflitto
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NEW YORK – L’escalation tra Stati Uniti e Venezuela sembra vicina a una svolta. La portaerei americana Ford si sta avvicinando ai Caraibi e come risposta il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha decretato la mobilitazione di duecentomila soldati, con l’aiuto di Mosca. Le ultime manovre militari arrivano mentre il Washington Post ha rivelato come, in estate, l’ufficio del Consiglio legale del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avesse dichiarato al governo che il personale militare coinvolto nei raid contro i presunti narcotrafficanti venezuelani non sarebbe stato incriminato. Questo documento conferma la preoccupazione della Casa Bianca nel portare avanti la sua crociata al narcotraffico, usata in realtà per mettere pressione al leader venezuelano e costringerlo alla resa.

Finora gli Usa hanno condotto diciannove attacchi in acque internazionali con un bilancio di 76 morti. L’Onu ha più volte parlato di possibile violazione del diritto internazionale, e gli stessi vertici …

NEW YORK – L’escalation tra Stati Uniti e Venezuela sembra vicina a una svolta. La portaerei americana Ford si sta avvicinando ai Caraibi e come risposta il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha decretato la mobilitazione di duecentomila soldati, con l’aiuto di Mosca. Le ultime manovre militari arrivano mentre il Washington Post ha rivelato come, in estate, l’ufficio del Consiglio legale del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avesse dichiarato al governo che il personale militare coinvolto nei raid contro i presunti narcotrafficanti venezuelani non sarebbe stato incriminato. Questo documento conferma la preoccupazione della Casa Bianca nel portare avanti la sua crociata al narcotraffico, usata in realtà per mettere pressione al leader venezuelano e costringerlo alla resa.

Finora gli Usa hanno condotto diciannove attacchi in acque internazionali con un bilancio di 76 morti. L’Onu ha più volte parlato di possibile violazione del diritto internazionale, e gli stessi vertici militari, secondo il Washington Post, avevano mostrato dubbi sulla legittimità delle azioni. Ma Donald Trump non vuole fermarsi: punta a deporre Maduro e a farlo in tempi stretti. La leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace, María Corina Machado, ha parlato di «ore decisive per il Venezuela». «Quello che sta succedendo – ha aggiunto – non è solo un fatto nazionale, ma un punto di svolta per tutta l’America Latina». In caso di caduta di Maduro, ha detto Machado, «assumeremo il controllo istituzionale fin dal primo giorno per affrontare l’emergenza umanitaria, mettere ordine e trasparenza e avviare le riforme».

Le sue parole sembrano confermare l’accelerazione della crisi. La Ford, la più grande portaerei della Marina americana, con a bordo quattromila marinai, è accompagnata da tre cacciatorpedinieri lanciamissili. Intanto in Venezuela sono cominciate le operazioni del Comando di difesa integrale. I primi stati interni ad attivare la mobilitazione di soldati sono Apure, Cojede e l’area della capitale, Caracas. Il Piano indipendenza, ha spiegato Maduro, «dovrà garantire l’integrità e la sovranità territoriale» di fronte all’accerchiamento americano. Le forze armate, ha annunciato la tv statale, proteggeranno «infrastrutture strategiche quali elettricità, acqua, gas, stazioni di servizio, trasporti e vie di comunicazione».

Mosca, con aerei cargo, ha inviato a Caracas i sistemi di difesa aerea Pantsir-S1 e Buk-M2E. Tra i potenziali obiettivi dell’attacco Usa, secondo il WP, ci sarebbero piste di atterraggio clandestine e depositi segreti di droga.

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