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Le accuse, il libro, la morte: la lunga lotta di Virginia arriva ai vertici dell’America

(afp)

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A tirarla in ballo è la portavoce di Trump, Karoline Leavitt, che rivela: “È Giuffre la ragazza con cui il presidente ha trascorso alcune ore, come si legge nelle email desecretate di Epstein”, visto che il nome della donna è oscurato nei documenti
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LONDRA – Virginia Giuffre è morta ufficialmente suicida lo scorso aprile, a 41 anni. Ma il suo fantasma non è mai andato via. Dopo le esplosive memorie postume, ora l’ex schiava sessuale del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein torna al centro di uno scandalo, stavolta con protagonista Donald Trump.

A tirarla in ballo è proprio la portavoce del presidente degli Stati Uniti, Karoline Leavitt, che rivela: «È Giuffre la ragazza con cui il presidente ha trascorso alcune ore, come si legge nelle email desecretate di Epstein», visto che il nome della donna è oscurato nei documenti. Giuffre non potrà mai confermare, ma alla Casa Bianca fa di certo comodo coinvolgerla, perché la stessa Virginia, nelle sue memorie, descrive Trump come un «uomo gentile» e a modo: «Mi chiese se volevo fare la babysitter».

Di certo, l’inferno di Giuffre iniziò proprio nella principesca residenza di Trump a Mar-a-Lago, in Florida, nel 2000. Perché lì il padre, dove lavorava pure lui, le trovò un posto da usciera d…

LONDRA – Virginia Giuffre è morta ufficialmente suicida lo scorso aprile, a 41 anni. Ma il suo fantasma non è mai andato via. Dopo le esplosive memorie postume, ora l’ex schiava sessuale del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein torna al centro di uno scandalo, stavolta con protagonista Donald Trump.

A tirarla in ballo è proprio la portavoce del presidente degli Stati Uniti, Karoline Leavitt, che rivela: «È Giuffre la ragazza con cui il presidente ha trascorso alcune ore, come si legge nelle email desecretate di Epstein», visto che il nome della donna è oscurato nei documenti. Giuffre non potrà mai confermare, ma alla Casa Bianca fa di certo comodo coinvolgerla, perché la stessa Virginia, nelle sue memorie, descrive Trump come un «uomo gentile» e a modo: «Mi chiese se volevo fare la babysitter».

Di certo, l’inferno di Giuffre iniziò proprio nella principesca residenza di Trump a Mar-a-Lago, in Florida, nel 2000. Perché lì il padre, dove lavorava pure lui, le trovò un posto da usciera della spa. E sempre lì Ghislaine Maxwell, compagna e complice di Epstein, la reclutò promettendole «un sacco di soldi» in cambio di «massaggi a Jeffrey». Invece sarà costretta a diventare l’ancella sessuale del pedofilo miliardario suicida e dei suoi amici. Come un brutale ma anonimo primo ministro straniero che «mi violentò, per poi quasi strangolarmi», racconta Virginia nei suoi drammatici diari Nobody’s Girl.

Dopo due anni di perversa schiavitù, Giuffre riuscirà a sfuggire a questa malefica spirale di violenze, sesso, droghe, party esclusivi, viaggi sul Lolita Express di Epstein e atroci traffici di ragazzine. Virginia si sposa con Robert Giuffre, conosciuto durante la fuga in Thailandia da Epstein, ha dei figli, prova a rifarsi una vita e a dimenticare. Ma poi decide di testimoniare «per salvare quante più ragazze», sconvolgendo il mondo con le accuse di stupro al principe Andrea, figlio della regina Elisabetta II.

Alla fine, Giuffre ottiene un risarcimento monstre da 15 milioni di euro, Andrea perde tutti i titoli («Ha abbattuto un principe», esulta la famiglia) ma la vita della donna finirà comunque in tragedia, sebbene il padre – che nelle memorie lei accusa di stupro da bambina – non creda al suicidio. In ogni caso, ieri Virginia ha incassato l’ennesima vittoria. In un’altra email, Epstein conferma l’autenticità della famigerata foto di lei con Andrea, nonostante tutti gli inutili tentativi dell’ex principe di bollarla come fake.

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