NEW YORK – Tira aria da guerra civile, nel movimento Maga. E non solo per la sorprendente lite pubblica fra Donald Trump e la deputata Marjorie Taylor Greene, finora una delle erinni più feroci nel vendicarlo. La crisi innescata dal caso Epstein ha scoperchiato una pentola di malumori profondi e variegati, che vanno dall’eccessiva attenzione dedicata dal presidente alla politica estera, fino alle cene offerte ai grandi burattinai di Wall Street o della Silicon Valley, come se il popolo sovrano a cui deve la doppia elezione non esistesse più. Il malcontento, secondo il Daily Beast, ribolle al punto che le voci più maligne chiedono la testa del capo di gabinetto della Casa Bianca, la signora di ghiaccio Susie Wiles, che aveva guidato la campagna presidenziale insieme a Chris LaCivita, per poi diventare l’affidabile, scaltra e disciplinata guardiana dell’Ufficio Ovale.
Trump ha reagito con l’abituale distrazione di massa alla pubblicazione delle mail su Epstein, ordinando alla segretari…
NEW YORK – Tira aria da guerra civile, nel movimento Maga. E non solo per la sorprendente lite pubblica fra Donald Trump e la deputata Marjorie Taylor Greene, finora una delle erinni più feroci nel vendicarlo. La crisi innescata dal caso Epstein ha scoperchiato una pentola di malumori profondi e variegati, che vanno dall’eccessiva attenzione dedicata dal presidente alla politica estera, fino alle cene offerte ai grandi burattinai di Wall Street o della Silicon Valley, come se il popolo sovrano a cui deve la doppia elezione non esistesse più. Il malcontento, secondo il Daily Beast, ribolle al punto che le voci più maligne chiedono la testa del capo di gabinetto della Casa Bianca, la signora di ghiaccio Susie Wiles, che aveva guidato la campagna presidenziale insieme a Chris LaCivita, per poi diventare l’affidabile, scaltra e disciplinata guardiana dell’Ufficio Ovale.
Trump ha reagito con l’abituale distrazione di massa alla pubblicazione delle mail su Epstein, ordinando alla segretaria alla Giustizia Pam Bondi di indagare sui democratici, a partire dall’ex presidente Bill Clinton, e sulla banca JP Morgan, accusata di aver retto finanziariamente il moccolo al pedofilo. Lei ha subito ubbidito, piegando ancora una volta la legge al volere del «procuratore in capo», come Donald si è autodefinito. Il governatore dell’Illinois J. B. Pritzker è arrivato a insinuare che la prossima mossa potrebbe essere la guerra in Venezuela, tanto per cambiare i titoli di apertura dei giornali.
Finora le contromisure non sono bastate a sviare l’attenzione da Epstein, perché in campagna elettorale Trump aveva promesso di pubblicare tutti i documenti, dove i Maga erano convinti di trovare le prove della corruzione dell’elite, in particolare democratica. Una paladina delle teorie cospirative più strampalate alla QAnon, tipo che Hillary Clinton beveva il sangue dei bambini per tenersi giovane, era proprio Greene, ma negli ultimi mesi è cambiata, al punto che venerdì Trump le ha tolto il suo appoggio, definendola «stravagante. Sa solo lamentarsi. Dice che non prendo più le sue chiamate, ma non possono ascoltare ogni giorno le farneticazioni di una pazza». Lei, forse delusa per il mancato appoggio alla candidatura senatoriale, ha risposto così: «Ho sostenuto Trump con troppo del mio tempo prezioso e i miei soldi, Però non lo venero e non lo servo». Quindi ha aggiunto: «È sbalorditivo quanto combatta per bloccare la pubblicazione dei files di Epstein, abbassandosi a questo livello». Per poi denunciare di aver ricevuto «una valanga di minacce» che «vengono alimentate e istigate dall’uomo più potente del mondo».
Non è sola. Altri ex leader del movimento come Nick Fuentes o Tucker Carlson si sono rivoltati contro, mentre il deputato repubblicano Thomas Massie ha cofirmato la petizione che la Camera voterà la prossima settimana, per pubblicare tutti i documenti del caso Epstein. La Casa Bianca teme una frana fino a cento franchi tiratori repubblicani, sospettati di voler votare contro il volere di Trump.