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La giravolta di Trump sui file di Epstein: “Divulgateli, non li temo”

Oggi il voto della Camera: ma Donald spera che l’inchiesta ordinata su Clinton blocchi la pubblicazione dei documenti
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NEW YORK – Contrordine amici repubblicani, votate pure a favore della petizione per pubblicare i documenti segreti del caso Epstein. La resa a cui Donald Trump si è rassegnato domenica sera, atto raro per le sue abitudini, è la presa d’atto della rovinosa sconfitta a cui andava incontro oggi, se avesse continuato ad opporsi testardamente ad un atto di trasparenza appoggiato ormai da circa cento deputati del suo partito. Quindi meglio fare un’inversione di marcia a 180 gradi, pur di evitare l’imbarazzo di diventare un’anatra zoppa in diretta tv. Questo però non significa necessariamente che il capo della Casa Bianca abbia accettato il consiglio del suo ex avvocato Alan Dershowitz di rivelare tutto, perché potrebbe sfruttare l’inchiesta ordinata al dipartimento della Giustizia contro il predecessore Bill Clinton, proprio allo scopo di bloccare la pubblicazione.

«Non abbiamo nulla da nascondere ed è tempo di voltare pagina con questa bufala democratica perpetrata da lunatici della sinis…

NEW YORK – Contrordine amici repubblicani, votate pure a favore della petizione per pubblicare i documenti segreti del caso Epstein. La resa a cui Donald Trump si è rassegnato domenica sera, atto raro per le sue abitudini, è la presa d’atto della rovinosa sconfitta a cui andava incontro oggi, se avesse continuato ad opporsi testardamente ad un atto di trasparenza appoggiato ormai da circa cento deputati del suo partito. Quindi meglio fare un’inversione di marcia a 180 gradi, pur di evitare l’imbarazzo di diventare un’anatra zoppa in diretta tv. Questo però non significa necessariamente che il capo della Casa Bianca abbia accettato il consiglio del suo ex avvocato Alan Dershowitz di rivelare tutto, perché potrebbe sfruttare l’inchiesta ordinata al dipartimento della Giustizia contro il predecessore Bill Clinton, proprio allo scopo di bloccare la pubblicazione.

«Non abbiamo nulla da nascondere ed è tempo di voltare pagina con questa bufala democratica perpetrata da lunatici della sinistra radicale per distogliere l’attenzione dal grande successo del partito Repubblicano». Con queste parole, scritte sui social domenica e ripetute ieri, Trump ha annunciato la sorprendente marcia indietro. «Se nelle carte ci fosse stato qualcosa di compromettente — è il suo ragionamento — i democratici le avrebbero già pubblicate nel 2024». Vero, ma non sufficiente a spiegare perché lui si sia agitato così tanto per ostacolare la rivelazione dei documenti ancora secretati.

Si è arreso a consentire il voto in favore perché le sue pressioni sono fallite e, secondo i calcoli più pessimistici della Casa Bianca, fino a cento deputati del Gop si preparavano a voltargli le spalle. Resta da vedere se questa mossa basterà a disinnescare lo scandalo, evitando la spaccatura del Gop, oppure se la pubblicazione dei documenti relativi alle indagini condotte dalle autorità federali sul finanziere pedofilo metterà il presidente ancora più in imbarazzo.

Trump aveva promesso di rivelare tutto in campagna presidenziale, ma una volta eletto si è rimangiato l’impegno, per ragioni mai chiarite. Ciò ha provocato una rivolta nel movimento Maga, che in quelle carte sperava di trovare le prove della corruzione dell’élite, democratica in particolare. Anche la deputata fedelissima Marjorie Taylor Greene lo ha abbandonato. Lui l’ha scaricata, ma le defezioni lo hanno costretto a cambiare linea. In teoria, se volesse davvero pubblicare tutto, potrebbe farlo di sua volontà senza il via libera del Congresso. Altrimenti il percorso resta complicato. Dopo la mossa di domenica sera, il sì alla Camera oggi è scontato. Poi però il testo passerà al Senato, dove per raggiungere la soglia di 60 voti necessaria a scavalcare il “filibustering” servono almeno 13 repubblicani disposti a votare con i democratici.

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