L’Iran colpito dalla siccità ha tentato due strade. Ha sfruttato il sermone di venerdì scorso per implorare la pioggia da Allah. Domenica ha fatto poi volare dei piccoli aerei sopra il lago di Urmia - ridotto ai minimi termini - per disperdere nell’aria delle particelle di ioduro d’argento e provocare la pioggia artificiale.
Lunedì mattina alcune province dell’Iran dell’ovest, dall’Ilam al Kurdistan, sono finite inondate dall’acqua. La pioggia abbondante sul terreno secco e duro come il cemento ha creato torrenti che hanno causato qualche danno. Ma soprattutto nel Paese si è scatenato il dibattito su quale delle due misure sia stata la più efficace.
La risposta più probabile è nessuna: c’era un sistema nuvoloso in transito e sarebbe piovuto comunque. La tradizionale preghiera della pioggia, o salat al-istisqa’, risale ai tempi di Maometto e viene praticata spesso nei Paesi desertici del Medio Oriente. Si tramanda però che solo al profeta sia riuscito far piovere davvero.
Il cloud seeding
Quanto alla pratica del cloud seeding, o inseminazione delle nuvole, una minima efficacia le viene in effetti riconosciuta, non però alle centinaia di chilometri di distanza che separano il lago di Urmia (a nord-ovest del paese) dalle regioni allagate, che si trovano lungo il confine iracheno, all’altezza di Baghdad.
La tecnica consiste nell’irrorare l’atmosfera di particelle di ioduro d’argento, che agiscono come nuclei di condensazione e fanno aggregare le molecole di acqua attorno a sé. Quando diventano abbastanza pesanti, le gocce cadono sotto forma di pioggia.
“Il cloud seeding può riuscire a spremere un po’ di acqua se nell’atmosfera c’è abbastanza umidità, ma non è così efficace da poter provocare un’alluvione” spiega Daniele Visioni, che insegna fisica dell’atmosfera alla Cornell University.
La possibile evacuazione di Teheran
Dopo la giornata di pioggia di ieri, in Iran resta così intatto il problema della siccità. Secondo l’organizzazione meteorologica nazionale sul Paese quest’anno è caduta l’89% di acqua in meno. L’autunno attuale è il più asciutto degli ultimi 50 anni. I cinque bacini da cui attinge l’acqua Teheran sono a un livello inferiore del 43% rispetto a un anno fa. In alcuni quartieri i rubinetti sono asciutti per alcune ore della giornata. Anche nella città santa di Mashad, nell’est del Paese, la pressione è così bassa che molte famiglie sono costrette ad attingere l’acqua alle cisterne.
La settimana scorsa il presidente iraniano Masud Pezeshkian è arrivato al punto di prevedere l’evacuazione di Teheran se non pioverà presto. La siccità però in questo momento è un problema così generalizzato che non sarebbe nemmeno facile prevedere dove ricollocare i 9 milioni di abitanti della capitale.
La colpa è in parte del cambiamento climatico. Alla siccità però nel Paese si reagisce spesso scavando nuovi pozzi irregolari, sfruttando sempre di più le magre risorse rimaste.
La crisi del lago di Urmia
Il lago di Urmia domenica è stato scelto per la semina delle nuvole nella speranza che la pioggia riempisse un bacino utile per i prelievi successivi. Il restringersi del suo perimetro negli ultimi anni ha creato un deserto di sale che durante le tempeste di vento viene disperso anche nelle zone vicine.
“Purtroppo non si può creare pioggia dal nulla” spiega Visioni. “Il cloud seeding può favorire la formazione delle nuvole laddove esiste già del vapore acqueo nell’atmosfera”. In una Teheran completamente asciutta, non a caso, si è scelto di non effettuare nemmeno l’esperimento.
Ad aprile dell’anno scorso le strade di Dubai si erano trasformate in torrenti per colpa del nubifragio più intenso degli ultimi 50 anni. Anche quella volta la colpa venne data al cloud seeding di pochi giorni prima. “Perché avvenga un’alluvione sono necessarie enormi quantità d’acqua in atmosfera” spiega Visioni. “Ma se in atmosfera ci sono già enormi quantità d’acqua, non c’è bisogno del cloud seeding”.
I precedenti della pioggia artificiale
L’India ha tentato l’inseminazione delle nuvole a inizio novembre nella speranza che l’acqua ripulisse l’aria dall’inquinamento di Nuova Delhi. In Cina nel 2008 si era deciso di provocare la pioggia attorno a Pechino per far sì che il sole splendesse sulla capitale delle Olimpiadi.
“Il cloud seeding ha un’efficacia del 10%-20% nel caso della pioggia” calcola Visioni. “In ogni caso l’acqua caduta su una zona viene sottratta a un’altra zona, non viene creata dal nulla. Il successo della tecnica sale invece al 40%-50% per la neve. Alcune condizioni atmosferiche della montagna sono infatti più prevedibili. Negli Stati Uniti ci sono operatori turistici che usano il cloud seeding per innevare le piste da sci”.