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Netanyahu al confine con la Siria innervosisce il vicino. Nuovi raid dell’Idf su Gaza: 28 morti

(afp)

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Il bombardamento sulla Striscia sarebbe una risposta a una presunta “violazione del cessate il fuoco”
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GERUSALEMME – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto ieri una capatina nella zona cuscinetto siriana occupata da Israele dopo la caduta di Bashar al-Assad, un anno fa. Sì, l’area demilitarizzata delle alture del Golan, presa in violazione dell’Accordo di Disimpegno firmato nel 1974. «È un luogo cui attribuiamo enorme importanza sia difensiva che offensiva» ha affermato parlando coi soldati: «Questa missione può avere diversi tipi di sviluppo e per questo contiamo su di voi». A Damasco non l’hanno presa bene: «Condanniamo con fermezza la visita illegale che viola la nostra sovranità e integrità territoriale», ha tuonato il Ministero degli Esteri Asaad al-Shaibani, denunciando quel che ha chiamato «nuovo tentativo di imporre un fatto compiuto in contraddizione con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza».

Tanto più che solo pochi giorni fa il presidente siriano Ahmed Hussein al-Sharaa aveva chiesto il ritiro da quell’area durante il suo viaggio americano. Parlando pure di …

GERUSALEMME – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto ieri una capatina nella zona cuscinetto siriana occupata da Israele dopo la caduta di Bashar al-Assad, un anno fa. Sì, l’area demilitarizzata delle alture del Golan, presa in violazione dell’Accordo di Disimpegno firmato nel 1974. «È un luogo cui attribuiamo enorme importanza sia difensiva che offensiva» ha affermato parlando coi soldati: «Questa missione può avere diversi tipi di sviluppo e per questo contiamo su di voi». A Damasco non l’hanno presa bene: «Condanniamo con fermezza la visita illegale che viola la nostra sovranità e integrità territoriale», ha tuonato il Ministero degli Esteri Asaad al-Shaibani, denunciando quel che ha chiamato «nuovo tentativo di imporre un fatto compiuto in contraddizione con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza».

Tanto più che solo pochi giorni fa il presidente siriano Ahmed Hussein al-Sharaa aveva chiesto il ritiro da quell’area durante il suo viaggio americano. Parlando pure di possibili colloqui: ma con la mediazione americana. Una flessione di muscoli, certo: dopo diversi arresti in quell’area di israeliani e siriani accusati di trafficare in armi. Ma che casualmente avviene proprio nel giorno in cui il premier sarebbe dovuto tornare in tribunale per affrontare uno dei suoi tre processi la cui udienza è stata invece rimandata «per ragioni di sicurezza».

Nelle stesse ore nuovi bombardamenti hanno scosso la Striscia di Gaza: risposta, spiegano gli israeliani, «all’ennesima violazione del cessate il fuoco». Qualcuno all’interno della Striscia avrebbe sparato sui militari: nessuno di loro è stato però colpito, mentre ci sono 28 morti fra i palestinesi. Che si aggiungono ai 280 (e 650 feriti) già uccisi nei 400 simili episodi che in questo mese di cessate il fuoco si ripetono costantemente.

Nel frattempo, proseguono gli attacchi pure sull’altro vicino, il Libano: ieri notte un raid aereo israeliano ha provocato 14 morti nel campo profughi palestinese ad Ain al-Hilweh: ragazzi che giocavano in un campo di calcio, scrive il quotidiano locale L'Orient Le Jour. «Centro di addestramento di Hamas» sostengono gli Israeliani. Che poi ieri sera ha pure colpito alcuni depositi d’armi di Hezbollah nel sud del Libano, in particolare nei villaggio di Deir Kifa, Shehour, Tayr Felsay e Aynata, dopo aver chiesto alla popolazione di evacuare.

Chiaro che così tanti fronti aperti, la Corte suprema israeliana ha ordinato al governo di elaborare entro 45 giorni misure efficaci, comprese sanzioni penali, contro gli Haredi: gli studenti delle yeshiva ultra-ortodosse, che rifiutano di prestare servizio militare e sono ormai considerati alla stregua di renitenti alla leva. Una questione che sta dividendo il Paese. I giudici accusano infatti il governo e le agenzie statali di aver «totalmente eluso le proprie responsabilità nell'applicazione della legge sulla leva agli Haredi, il che rappresenta una violazione dell'obbligo dello Stato di far rispettare le proprie leggi ed equivale addirittura a un'applicazione selettiva». Il fatto è che i ministri di estrema destra hanno proprio fra gli ultraortodossi la propria base elettorale. E questi non ne vogliono sapere di rinunciare alla loro vita contemplativa: tanto che di recente sono scoppiati disordini.

Ora, il governo Netanyahu sta cercando di far approvare una nuova legge per ripristinare le esenzioni generali dal servizio militare per la maggior parte degli studenti delle yeshiva. Ma affronta l’enorme opposizione sia da parte dei partiti ultra-ortodossi, secondo i quali le concessioni previste per la loro comunità non sono abbastanza, sia dalla parte laica del paese, che invece il servizio militare lo deve fare, eccome. Gente che dopo due anni e mezzo di guerra a Gaza non ne può più; tanto che le forze armate israeliane hanno lanciato l'allarme “burnout” nelle loro file, denunciando che circa 600 soldati di carriera stanno cercando di andare in pensione anticipatamente e i subalterni, senza esperienza, vengono promossi in anticipo per riempire i ranghi: «Sta calando il tasso di selezione».

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