BERLINO – La crudeltà delle truppe russe non conosce limiti. Non bastassero i soldati usati come carne da cannone, adesso i comandanti sfruttano i civili delle città assediate come scudi umani. Ieri l’Ukrainska Pravda ha rivelato che ai soldati che stanno penetrando a Pokrovsk, nel Donetsk, è stato ordinato di usare i civili come avanguardie delle truppe, di costringerli a camminare davanti a loro, di farli diventare bersagli umani. Ma mentre Pokrovsk è in bilico e rischia di finire in mani russe, l’Ucraina ha segnato ieri un punto importante. Le forze armate «hanno utilizzato con successo i sistemi missilistici Atacms per un attacco mirato contro strutture militari su territorio russo». Secondo l’esercito, i missili americani a medio raggio «segnano una giornata storica» e rappresentano «uno sviluppo significativo». E’ la prima volta che Kiev ammette apertamente di utilizzare missili americani su suolo russo.
E’ un punto che aveva creato a lungo tensioni con Washington, restia a…
BERLINO – La crudeltà delle truppe russe non conosce limiti. Non bastassero i soldati usati come carne da cannone, adesso i comandanti sfruttano i civili delle città assediate come scudi umani. Ieri l’Ukrainska Pravda ha rivelato che ai soldati che stanno penetrando a Pokrovsk, nel Donetsk, è stato ordinato di usare i civili come avanguardie delle truppe, di costringerli a camminare davanti a loro, di farli diventare bersagli umani. Ma mentre Pokrovsk è in bilico e rischia di finire in mani russe, l’Ucraina ha segnato ieri un punto importante. Le forze armate «hanno utilizzato con successo i sistemi missilistici Atacms per un attacco mirato contro strutture militari su territorio russo». Secondo l’esercito, i missili americani a medio raggio «segnano una giornata storica» e rappresentano «uno sviluppo significativo». E’ la prima volta che Kiev ammette apertamente di utilizzare missili americani su suolo russo.
E’ un punto che aveva creato a lungo tensioni con Washington, restia a concedere l’impiego di proprie armi in Russia, finché un anno fa l’allora presidente Joe Biden aveva dato il via libera. Ma fino a ieri gli ucraini non avevano mai ammesso pubblicamente di usare Atacms su suolo russo.
Ieri Mosca ha anche fatto sapere di aver intercettato alcuni droni in volo per la capitale e di aver chiuso gli aeroporti di Vnukovo e Sheremetyevo per sicurezza. E Reuters ha rivelato che il petrolio russo che parte da Novorossiyk è in ritardo di giorni a causa dei danni provocati dagli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche.
Lo “show” degli Atacms ha anche uno scopo politico. Dopo il tour che lo ha portato ad Atene, Parigi e Madrid, Volodymyr Zelensky è arrivato in Turchia per incontrare il presidente Recep Tayyip Erdogan e l’inviato speciale Usa Steve Witkoff, con il proposito di presentare nuove “soluzioni” per arrivare alla pace. Mosca si è nuovamente sfilata. Ma in questa fase Kiev si sente di dover mostrare agli americani che tiene testa a Mosca, che l’impegno nella difesa della propria sovranità “è incrollabile”, come ha sottolineato Zelensky ieri. Momenti di debolezza rischierebbero di persuadere Donald Trump che la guerra stia girando a favore di Mosca, che Putin abbia ragione a sostenere di essere a un passo dai suoi obiettivi. E ciò potrebbe compromettere la disponibilità di Washington ad aiutare l’Ucraina.
In Europa i russi continuano nel frattempo la loro guerra ibrida. Dopo il sabotaggio con una bomba della linea ferroviaria che collega Varsavia a Lublino, il premier Donald Tusk ha reso noto di aver identificato i due presunti responsabili dell’attacco alla cruciale tratta su cui transitano armi e aiuti verso l’Ucraina. Sarebbero due uomini «la cui identità è nota» e che «da tempo operano e collaborano con i servizi russi», ha rivelato ieri Tusk al Parlamento. I sabotatori avrebbero già lasciato la Polonia e si sarebbero rifugiati in Bielorussia. Uno di loro era stato già stato condannato in contumacia da un tribunale di Leopoli per atti di sabotaggio. «Tutto indica» un coinvolgimento di Mosca in un attentato a una linea ferroviaria di un paese Nato. Una convinzione condivisa dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Da Mosca la reazione è stata sprezzante, le accuse bollate come “russofobia”. Ieri sera Merz ha ricevuto a Berlino il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer.
Al suo ritorno in patria, Zelensky dovrà affrontare la pesantissima crisi interna che sta lambendo anche il suo “cerchio magico”’. Secondo indiscrezioni rilanciate dal membro della Rada Oleksii Honcharenko, l’enorme scandalo per corruzione che ha già spazzato via alcuni ministri potrebbe costringere Zelensky a cacciare il suo Richelieu, l’eminenza grigia più potente dell’Ucraina, il capo dell’ufficio presidenziale Andrii Yermak. E circola già un nome per la sua successione: l’ex ambasciatrice negli Stati Uniti Oksana Markarova.