NEW YORK – Trump ha firmato la legge che lo obbliga a pubblicare i documenti ancora segreti del caso Epstein. E la segretaria alla Giustizia Pam Bondi ha promesso di attuarla nel rispetto delle regole. Questa però potrebbe essere una trappola, perché proprio le inchieste volute dal capo della Casa Bianca sul suo predecessore Bill Clinton e altri leader democratici offrono l’occasione di essere usate come scuse per ritardare le rivelazioni. Se il presidente scegliesse ancora di ostacolare la trasparenza, però, tornerebbe ad irritare la sua base del movimento Maga, stanca anche della sua grande attenzione per la politica estera e l’aumento dei prezzi. Per Trump sarebbe un grave rischio, dato che, secondo un sondaggio della Reuters, la sua popolarità è scesa al 38%, il livello più basso dall’inizio del secondo mandato, proprio a causa dell’insoddisfazione degli elettori per queste sue posizioni.
La legge firmata ieri sera da Trump impone a Bondi di pubblicare «tutti i registri, i documen…
NEW YORK – Trump ha firmato la legge che lo obbliga a pubblicare i documenti ancora segreti del caso Epstein. E la segretaria alla Giustizia Pam Bondi ha promesso di attuarla nel rispetto delle regole. Questa però potrebbe essere una trappola, perché proprio le inchieste volute dal capo della Casa Bianca sul suo predecessore Bill Clinton e altri leader democratici offrono l’occasione di essere usate come scuse per ritardare le rivelazioni. Se il presidente scegliesse ancora di ostacolare la trasparenza, però, tornerebbe ad irritare la sua base del movimento Maga, stanca anche della sua grande attenzione per la politica estera e l’aumento dei prezzi. Per Trump sarebbe un grave rischio, dato che, secondo un sondaggio della Reuters, la sua popolarità è scesa al 38%, il livello più basso dall’inizio del secondo mandato, proprio a causa dell’insoddisfazione degli elettori per queste sue posizioni.
La legge firmata ieri sera da Trump impone a Bondi di pubblicare «tutti i registri, i documenti, le comunicazioni e il materiale investigativo non classificati» relativi a Epstein e alla sua complice Ghislaine Maxwell, entro 30 giorni dalla firma del presidente. Nelle carte da rivelare sono incluse anche comunicazioni interne al dipartimento, i registri dei voli e le informazioni su persone ed entità collegate al finanziere pedofilo morto suicida in carcere nel 2019.
La stessa legge prevede però alcune eccezioni, che potrebbero dare alla segretaria alla Giustizia la scusa per rifiutarsi di divulgare il materiale. Una sarebbe il rischio che la pubblicazione dei documenti «metta a repentaglio un’indagine federale in corso o un procedimento penale in corso». E la scorsa settimana Trump ha ordinato a Bondi di aprire una nuova inchiesta su Epstein, prendendo di mira i suoi legami con diversi leader democratici, tra cui l’ex presidente Bill Clinton, il finanziatore Reid Hoffman e l’ex segretario al Tesoro Larry Summers, che nel frattempo per la vergogna si è ritirato dalle attività pubbliche e si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Open AI. “Forse la verità su questi democratici e sui loro legami con Epstein verrà presto svelata – dice Trump su Truth – Quest’ultima bufala gli si ritorcerà contro”.
Queste indagini quindi potrebbero diventare l’alibi per non pubblicare i documenti, o almeno ritardarli. Nel frattempo, secondo Bloomberg, sarebbe già in corso un’opera per censurarli, cancellando il nome di Trump dove compare.
Ancora non è chiara la ragione per cui il presidente si è opposto così duramente alla trasparenza. Può darsi che sia preoccupato per le informazioni imbarazzanti che i file contengono su di lui, o magari vuole proteggere amici, alleati e finanziatori politici coinvolti. Il problema però è che la sua base si è rivoltata, lo ha costretto a fare marcia indietro per consentire l’approvazione della legge, e tornerebbe a irritarsi se fermasse proprio ora il chiarimento dello scandalo.
Gli elettori Maga sono risentiti anche per l’aumento dei prezzi, che in campagna elettorale aveva promesso di abbattere, e per il suo impegno in politica estera, che ormai sembra aver preso il sopravvento sull’agenda interna “America First”. Il cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi sono risultati importanti, a cui adesso vorrebbe aggiungere la pace in Ucraina con il suo piano in 28 punti. Trump può venderli come successi che aiutano anche gli americani, non solo per il prestigio internazionale ma anche perché la pace porta con sé grandi opportunità economiche. Se però il caso Epstein restasse aperto, tutto questo passerebbe in seconda fila o verrebbe dimenticato.