✕

La vedova di Khashoggi: “Che dolore quella scena, non sanno chi era Jamal”

(reuters)

Ascolta l'audio

La moglie del dissidente fatto a pezzi nel 2018 commenta le parole usate martedì da Trump e bin Salman su suo marito
2 minuti di lettura

NEW YORK – «Aiutatemi», implora Hanan Elatr Khashoggi, vedova del giornalista Jamal, fatto a pezzi dagli agenti sauditi a Istanbul nel 2018. «Voi italiani, voi europei, potete aiutarmi a tenere viva la memoria di mio marito, fare pressioni sulla Turchia affinché mi restituisca ciò che rimane di lui per seppellirlo, e presentare nei vostri tribunali le cause per ottenere giustizia».

Cosa ha provato nel vedere ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca Mohammed bin Salman, accusato dalla Cia di essere il mandante dell’omicidio di Jamal?

«Un grande errore e un grande dolore, un inferno che dura da sette anni. Mio marito amava il suo Paese e voleva aiutarlo a svilupparsi. Un gruppo di malati mentali lo ha eliminato, ma il presidente Trump e il principe ereditario pensano che non sia necessario fare giustizia e proteggere i diritti umani».

Trump ha detto che bin Salman non sapeva.

«Questo contraddice quanto il principe stesso aveva dichiarato nel 2019 in un’intervista a 60 Minutes. Si e…

NEW YORK – «Aiutatemi», implora Hanan Elatr Khashoggi, vedova del giornalista Jamal, fatto a pezzi dagli agenti sauditi a Istanbul nel 2018. «Voi italiani, voi europei, potete aiutarmi a tenere viva la memoria di mio marito, fare pressioni sulla Turchia affinché mi restituisca ciò che rimane di lui per seppellirlo, e presentare nei vostri tribunali le cause per ottenere giustizia».

Cosa ha provato nel vedere ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca Mohammed bin Salman, accusato dalla Cia di essere il mandante dell’omicidio di Jamal?

«Un grande errore e un grande dolore, un inferno che dura da sette anni. Mio marito amava il suo Paese e voleva aiutarlo a svilupparsi. Un gruppo di malati mentali lo ha eliminato, ma il presidente Trump e il principe ereditario pensano che non sia necessario fare giustizia e proteggere i diritti umani».

Trump ha detto che bin Salman non sapeva.

«Questo contraddice quanto il principe stesso aveva dichiarato nel 2019 in un’intervista a 60 Minutes. Si era assunto la responsabilità, perché l’omicidio era avvenuto quando lui era in carica, e aveva promesso di correggere questa tragedia, ma poi non ha fatto nulla».

L’intelligence americana sostiene che lui ha ordinato l’omicidio.

«Non conosco i dettagli del rapporto, ma so che non è stata fatta giustizia. Non abbiamo avuto un processo trasparente contro i colpevoli, il mio stesso avvocato saudita è stato imprigionato, io sono stata spiata e non ho mai ricevuto le scuse del governo o la compensazione per il delitto di cui sono stata vittima».

Cosa chiede?

«Chiedo al presidente Trump e al principe bin Salman di ricevermi, per presentare loro mio marito, cancellare i pregiudizi contro di lui, e spiegare davvero che persona era».

Trump ha detto che non piaceva a molti.

«Così giustifica un omicidio e toglie la libertà ai giornalisti. Che differenza c’è tra gli Usa e una dittatura mediorientale? Anche se non ti piace una persona, o non condividi le sue idee, non è un motivo per ucciderla. Casi del genere si ripeteranno, se non saranno condannati e non verranno prese misure serie contro i colpevoli, invece di giustificarli».

Cosa vorrebbe da Riad?

«Fare chiarezza sui colpevoli, trasparenza sulle modalità del processo e le punizioni. Riformare il Paese affinché ci sia più tolleranza, democrazia, rispetto dei diritti umani. La liberazione dei prigionieri politici, che erano amici di Jamal».

Perché membri del governo saudita volevano eliminare suo marito?

«Il principe era malinformato. Jamal era una persona ragionevole, trasparente, impegnata per migliorare il suo Paese. Quando bin Salman era venuto in America si aspettava di essere invitato ad incontrarlo, per dirgli che non era contro di lui, la monarchia o il Paese, ma spiegargli le sue idee per migliorarlo».

Trump si schiera con il principe per interesse?

«Ascolta solo una versione e non conosceva Jamal. Se mi ricevesse, sarei felice di spiegargli chi era».

Noi italiani, tutti gli europei, cosa dovremmo fare?

«Aiutatemi a tenere viva la memoria di Jamal e ristabilire la giustizia. Fate pressione sulla Turchia, affinché mi consegni i resti di mio marito per dargli una sepoltura degna. Datemi i suoi cellulari, il tablet e il computer, per accertare con chi aveva comunicato e come era spiato. Consentitemi di fare causa nei vostri Paesi, in Francia, Gran Bretagna, Norvegia, anche in Italia dove era stato, per ottenere giustizia».

Se l’Arabia Saudita viola i diritti umani, non dovremmo smettere di avere rapporti politici e commerciali?

«Jamal amava il suo Paese non vorrebbe vederlo punito per le colpe di un gruppo di persone malate. Sperava di aiutarlo a crescere e diventare moderno. Una condizione essenziale per riuscirsi, però, è rispettare i diritti umani, avere tolleranza e fare giustizia».

Leggi i commenti