Il ministro della Difesa Gb: “La minaccia di Putin cresce, tocca adeguarci. Kiev colpisca in Russia”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraPLYMOUTH (INGHILTERRA) – Proteggiamo le nostre democrazie”, si legge nella fabbrica dove atterriamo dopo un volo di mezz’ora. Perché, finita la conferenza stampa a Downing Street ieri mattina, il ministro della Difesa John Healey ha accolto Repubblica e tre media britannici a bordo del suo aereo militare. Destinazione: Plymouth, 300 km a ovest di Londra, nel Devon. Dove Helsing, l’azienda anglo-tedesca che si definisce “la più grande in difesa tecnologica”, ha inaugurato ieri “la prima fabbrica della resilienza”. Contro le continue aggressioni e provocazioni della Russia di Putin. Ultima, quella della nave spia Yantar, al largo della Scozia. Healey e Helsing presentano le contromisure a difesa dei mari britannici ed europei: ovvero degli “alianti” marini ad altissima tecnologia, nome in codice SG-1 Fathom, lunghi poco più di tre metri. Sembrano missili. Invece sono simili a “droni subacquei”, che, come spiega il giovane ingegnere Alex Appetiti, grazie all’intelligenza artificiale e se…
PLYMOUTH (INGHILTERRA) – Proteggiamo le nostre democrazie”, si legge nella fabbrica dove atterriamo dopo un volo di mezz’ora. Perché, finita la conferenza stampa a Downing Street ieri mattina, il ministro della Difesa John Healey ha accolto Repubblica e tre media britannici a bordo del suo aereo militare. Destinazione: Plymouth, 300 km a ovest di Londra, nel Devon. Dove Helsing, l’azienda anglo-tedesca che si definisce “la più grande in difesa tecnologica”, ha inaugurato ieri “la prima fabbrica della resilienza”. Contro le continue aggressioni e provocazioni della Russia di Putin. Ultima, quella della nave spia Yantar, al largo della Scozia. Healey e Helsing presentano le contromisure a difesa dei mari britannici ed europei: ovvero degli “alianti” marini ad altissima tecnologia, nome in codice SG-1 Fathom, lunghi poco più di tre metri. Sembrano missili. Invece sono simili a “droni subacquei”, che, come spiega il giovane ingegnere Alex Appetiti, grazie all’intelligenza artificiale e senza pilota né propulsore (batterie escluse), saranno il futuro della sorveglianza marina contro le navi spia: meno costosi e più efficienti dei sottomarini.
Ministro Healey, quando saranno pronti?
«Faremo dei test in Scozia e poi si parte. Le minacce contro l’Occidente crescono visibilmente: nell’ultimo anno abbiamo subito 90mila attacchi cyber dalla Russia contro le nostre infrastrutture della Difesa».
Putin continua a provocare. Sta testando i limiti o vuole davvero il pretesto per innescare una guerra più ampia?
«Putin già combatte un conflitto che pensava di vincere in una settimana, invece sono passati 1.300 giorni. Sta chiaramente aumentando l’escalation in Ucraina, ma allo stesso tempo la sta incrementando in Europa, non solo con le incursioni russe nello spazio aereo Nato. La Russia ci sta attaccando nel cyberspazio e le sue “flotte ombra” minacciano i cavi sottomarini dell’Occidente. Siamo pronti a intervenire, se necessario, anche con gli alleati. Vedi l’anno scorso, quando prevenimmo un attacco russo ai cavi nel Baltico. Insomma, la minaccia è sempre più alta. E dobbiamo rispondere con un investimento nella difesa crescente, che però porti anche benefici economici ai nostri Paesi».
La Russia ha definito “ridicole” le sue dichiarazioni contro Mosca, quando disse che “abbiamo varie opzioni militari, siamo pronti”.
«Ma non hanno smentito, nemmeno l’utilizzo dei laser dalla nave spia Yalta contro i nostri piloti, roba pericolosissima. Noi giudichiamo le azioni, non le parole, della Russia».
L’Ucraina dovrebbe colpire ancora più in profondità i siti militari in Russia, come vuole da tempo?
«Già lo fa, e solo così facendo si può fermare l’aggressione russa al fronte. Sono due aspetti collegati. Inoltre, colpire più a fondo aumenterà la pressione su Putin per venire al tavolo, oltre a sottolineare il prezzo che la Russia sta pagando per l’invasione illegale dell’Ucraina».
Manca poco alla scadenza per raggiungere un accordo con l’Ue, affinché il Regno Unito possa entrare nel maxi fondo per il riarmo europeo “Safe” da almeno 120 miliardi. Ma l’Ue vi chiede una quota partecipativa di diversi miliardi all’anno, mentre voi offrite qualche centinaio di milioni. Come si fa?
«Spero davvero che la Commissione ci permetta di entrare, come recita l’accordo sulla sicurezza che abbiamo firmato con Bruxelles in maggio. Ma partecipiamo solo dietro un pagamento congruo, che non penalizzi l’industria e i contribuenti britannici. Vedremo se saremo dentro o fuori il Safe. In ogni caso, continueremo a stringere accordi di Difesa con i singoli stati per rendere più sicura l’Europa».