✕

Brasile, l’ex presidente Bolsonaro arrestato: pianificava la fuga dai domiciliari

(afp)

Ascolta l'audio

Stava cercando di rompere il braccialetto elettronico per scappare durante una manifestazione che il figlio aveva convocato per questa sera. Il leader dell’estrema destra brasiliana era in custodia presso la propria abitazione dopo aver violato le misure cautelari durante il processo per tentato golpe
2 minuti di lettura

Voleva fuggire, sparire dalla circolazione. L’occasione era ghiotta: un raduno, organizzato dal figlio Flavio, che avrebbe convogliato sotto casa sua migliaia di persone. Lui si sarebbe mischiato alla folla, avrebbe percorso qualche chilometro come un normale passante e avrebbe raggiunto l’ambasciata degli Stati Uniti che si trova appunto a un quarto d’ora di strada a piedi. Jair Messias Bolsonaro ci ha riprovato. Ma appena ha manomesso la cavigliera elettronica che lo tiene inchiodato a casa dove è agli arresti domiciliari dal 4 agosto scorso, è scattato l’allarme. Gli addetti alla Centrale di controllo elettronico della Polizia Federale hanno subito capito che c’era qualcosa che non andava. Un segnale luminoso appariva sullo schermo. Si riferiva a un prigioniero eccellente, all’ex presidente del Brasile condannato a 27 anni e 3 mesi di carcere per tentato golpe e partecipazione a organizzazione criminale di cui era considerato il capo indiscusso. Un vigilato speciale, soprattutto ad…

Voleva fuggire, sparire dalla circolazione. L’occasione era ghiotta: un raduno, organizzato dal figlio Flavio, che avrebbe convogliato sotto casa sua migliaia di persone. Lui si sarebbe mischiato alla folla, avrebbe percorso qualche chilometro come un normale passante e avrebbe raggiunto l’ambasciata degli Stati Uniti che si trova appunto a un quarto d’ora di strada a piedi. Jair Messias Bolsonaro ci ha riprovato. Ma appena ha manomesso la cavigliera elettronica che lo tiene inchiodato a casa dove è agli arresti domiciliari dal 4 agosto scorso, è scattato l’allarme. Gli addetti alla Centrale di controllo elettronico della Polizia Federale hanno subito capito che c’era qualcosa che non andava. Un segnale luminoso appariva sullo schermo. Si riferiva a un prigioniero eccellente, all’ex presidente del Brasile condannato a 27 anni e 3 mesi di carcere per tentato golpe e partecipazione a organizzazione criminale di cui era considerato il capo indiscusso. Un vigilato speciale, soprattutto adesso che il processo per l’assalto alla Spianata dei Tre Poteri, avvenuta l’8 gennaio del 2023, è alle ultime battute e le pene inflitte ai promotori di quel tentativo di Colpo di Stato devono essere eseguite.

La Polizia ha avvertito subito il Tribunale Superiore Federale che a sua volta ha girato l’allarme al consigliere Alexandre de Moraes, il magistrato che ha istruito l’inchiesta su quella drammatica domenica in cui la democrazia in Brasile ha rischiato di soccombere sotto l’assalto di 50 mila militanti di estrema destra e poi chiesto la condanna di Bolsonaro e sette fedelissimi del suo governo. Il giudice ha emesso un mandato di cattura e disposto che il condannato venisse arrestato e trasferito in carcere. Tre auto della Polizia Federale sono arrivate di corsa sotto il condominio in cui vive l’ex capitano e sono ripartire con a bordo il detenuto dirette alla sede centrale dove ci sono le celle destinate ai prigionieri di peso e personaggi pubblici.

Il rischio di fuga era concreto. Molto probabilmente faceva parte di un piano messo a punto dal figlio Flavio con lo stessi Jair. L’aria si era fatta pesante. La condanna inflitta a settembre non lasciava molti spazi di manovra, con i ricorsi della difesa già respinti e i sondaggi tra i brasiliani non più favorevoli alla concessione di un’amnistia. La prospettiva di finire in carcere angosciava l’ex presidente. Non sarebbe uscito prima di una decina di anni e visto che ne ha 70, con gli acciacchi dell’età e i guai fisici per via della coltellata all’addome infertagli da un esaltato pochi mesi prima di essere eletto, Jair Bolsonaro si vedeva al tramonto. C’era questa opportunità: un raduno organizzato dal figlio, per ieri mattina, che avrebbe richiamato migliaia di sostenitori davanti al condominio dove sorge la casa del padre. Flavio aveva diffuso l’appello sui social. «Volete lottare per il vostro Paese», chiedeva ai fan. Quindi aveva invitato a riunirsi in massa sotto l’abitazione dell’ex presidente per «pregare e chiedere la giustizia divina piuttosto che quella degli uomini», calcando sull’enfasi biblica degli evangelisti, base di consenso e di mobilitazione dei bolsonaristi.

«Il braccialetto elettronico», ha ricostruito il giudice de Moraes «è stato manomesso alle ore 00:08 del 22 novembre 2025. L’intenzione era rompere il meccanismo per garantire l’esito della fuga facilitata dalla confusione che si sarebbe creata con il raduno organizzato dal figlio». Il magistrato ha sostenuto che «l’ambasciata Usa è a 15 minuti». Negli Stati Uniti Bolsonaro può contare su Trump e lì vivono sia Alexandre Raamagen, ex direttore dei Servizi anche lui condannato per il tentato golpe, e l’altro figlio di Bolsonaro, Eduardo. Ma c’era un’alternativa: l’Argentina. Dove Milei lo accoglierebbe a braccia aperte. Manomettere la cavigliera è stato un errore. Troppo presto, in piena notte, e il piano è saltato prima di scattare.

Leggi i commenti