La minaccia di Putin: “Se Kiev rifiuta il piano di pace vinceremo con le armi”
di Rosalba CastellettiDopo aver incontrato i generali in mimetica, Vladimir Putin torna in giacca e cravatta per riunire il Consiglio di Sicurezza. Abiti e interlocutori diversi, ma stesso messaggio, anche stavolta a favor di telecamera: un leader che vince sul campo non tratta, detta i termini della resa. Il leader del Cremlino ammette di aver ricevuto il piano in 28 punti per la pace in Ucraina elaborato dall’amministrazione statunitense e afferma che potrebbe «servire come base per una soluzione definitiva e pacifica» del conflitto. Ma minaccia di ricorrere alla «forza delle armi» e alla «lotta armata» se Kiev — come dice di aspettarsi — dovesse respingerlo. Si dice pronto «a condurre i colloqui di pace e a risolvere i problemi con mezzi pacifici» a patto di «una discussione approfondita di tutti i dettagli del piano proposto», ma anche a combattere, purché in un modo o nell’altro raggiunga gli obiettivi della cosiddetta “Operazione militare speciale” in Ucraina.
Secondo consueta sceneggiatura, l’a…
Dopo aver incontrato i generali in mimetica, Vladimir Putin torna in giacca e cravatta per riunire il Consiglio di Sicurezza. Abiti e interlocutori diversi, ma stesso messaggio, anche stavolta a favor di telecamera: un leader che vince sul campo non tratta, detta i termini della resa. Il leader del Cremlino ammette di aver ricevuto il piano in 28 punti per la pace in Ucraina elaborato dall’amministrazione statunitense e afferma che potrebbe «servire come base per una soluzione definitiva e pacifica» del conflitto. Ma minaccia di ricorrere alla «forza delle armi» e alla «lotta armata» se Kiev — come dice di aspettarsi — dovesse respingerlo. Si dice pronto «a condurre i colloqui di pace e a risolvere i problemi con mezzi pacifici» a patto di «una discussione approfondita di tutti i dettagli del piano proposto», ma anche a combattere, purché in un modo o nell’altro raggiunga gli obiettivi della cosiddetta “Operazione militare speciale” in Ucraina.
Secondo consueta sceneggiatura, l’argomento non è in agenda. La riunione dovrebbe concentrarsi sull’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva e sulla lotta al neocolonialismo. Toccherebbe al ministro degli Esteri Sergej Lavrov parlarne, quasi a smentire le voci di una sua caduta dopo che aveva disertato una precedente riunione. Ma s’intromette Valentina Matvienko, la presidente della Camera alta del Parlamento, per chiudere a Putin del “piano in 28 punti di Trump”. Il presidente accoglie di buon grado la studiata interruzione per rivelare che se n’era discusso prima dell’incontro in Alaska e che, «durante quelle discussioni preliminari, la parte americana aveva chiesto di fare alcuni compromessi e mostrare flessibilità». Lasciando intendere che la flessibilità consisteva nell’accettare il congelamento — contestato da più parti — della linea del fronte nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson finora rivendicate da Mosca nella loro interezza. Se dopo il vertice di Anchorage, c’è stata una «certa pausa da parte americana» è soltanto per «il rifiuto di fatto dell’Ucraina».
Quella diffusa è «una nuova versione, un piano modernizzato in 28 punti» che, a detta di Putin, «potrebbe anche costituire la base di un accordo» benché non sia stato «discusso in dettaglio». E la colpa, dice, è ancora una volta dell’Ucraina che «si oppone» e «s’illude ancora» di sconfiggere la Russia sul campo. «Se Kiev non è disposta a discutere le proposte del presidente Trump e si rifiuta, allora Kiev e i guerrafondai europei devono capire che gli eventi accaduti a Kupyansk si ripeteranno inevitabilmente in altre aree chiave del fronte. Forse non così rapidamente come vorremmo, ma inevitabilmente». Putin provoca, forte dell’ultima conquista e della debolezza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky travolto da scandali corruzione.
Il politologo Fjodor Lukjanov, vicinissimo al leader russo, riassume così il suo intervento: «Putin non ritiene di dover agire ora. Come si suol dire, la palla è nel campo opposto. La pressione militare continuerà allo stesso ritmo finché l’Ucraina non accetterà il piano». Persino l’inviato di Komsomolskaja Pravda Aleksandr Kots, che il giorno prima aveva inveito contro il “congelamento” del conflitto, non obietta più. Anzi loda Putin che, per scongiurare che Zelensky apportasse modifiche non accette al “piano Trump”, da abile judoka qual è, «ha sferrato uno slancio preventivo, mostrando chi è pronto a parlare di pace e che non c’è bisogno di elemosinare una pausa salvifica». Nessuna tregua, soltanto la resa travestita da pace. E se non arrivasse, Putin avrà almeno recuperato il favore statunitense.